Mostra Venezia: dal Lido il grido delle registe afghane, “il mondo ci ha traditi”

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“Il mondo ci ha traditi”.

È straziante il nuovo appello che la regista afghana Sahraa Karimi ha rivolto alla comunità internazionale, non solo cinematografica, dal Lido di Venezia, dove nell’ambito della Mostra del Cinema è stato organizzato un panel sulla situazione disperata degli artisti nel Paese, sistematicamente perseguitati dai talebani: “Chiedo il vostro appoggio, non finanziario ma intellettuale. Noi meritiamo di vivere in pace, meritiamo di realizzare i nostri sogni”.

Il 15 agosto ho dovuto prendere la decisione più difficile della mia vita, decidere in poche ore di lasciare l’Afghanistan”, ha sottolineato con gli occhi lucidi ma fermissima Karimi, che è anche la prima donna ad essere stata nominata presidente dell’Afghan Film Organisation. “Io sono potuta andare via ma ci sono migliaia di talenti in Afghanistan che non sono riusciti a uscire e ora si stanno nascondendo perché sono in pericolo. Immaginatevi un Paese senza artisti. Come potrà difendere la propria identità? Ora i talebani stanno cercando di mostrare un lato più morbido ma sono gli stessi di sempre. Immaginate cosa vuol dire nel XXI Secolo che qualcuno arrivi nel tuo Paese e ti dica: la musica è proibita, il cinema è proibito, alle donne anche l’istruzione. Chiediamo aiuto per raccontare attraverso le vostre voci, di filmaker e giornalisti, cosa è l’Afghanistan”, ha detto la regista alla platea di addetti ai lavori della Mostra.

Con lei la collega documentarista afghana Sahra Mani (presente al CoProduction Market della Mostra con il progetto ‘Kabul Melody’, su una scuola di musica per bambini e bambine osteggiata dai talebani): “Noi stavamo combattendo per un Paese migliore ma gli eventi delle ultime settimane ci hanno lasciato senza alcuno strumento. Alcuni giorni fa è stato arrestato un musicista solo perché suonava uno strumento. Come è possibile che dei terroristi internazionali abbiano potuto travolgere una parte del mondo. Oggi è il mio popolo che ha perso tutto ma un domani potrebbe raggiungere un’altra parte del mondo. Dobbiamo interrogarci su cosa possiamo fare”, ha sottolineato Mani.

Al panel, moderato dal giornalista Giuliano Battiston, che dal 2007 si dedica all’Afghanistan con viaggi, ricerche e saggi, ha visto la partecipazione di componenti del board dell’International Coalition for Filmmakers at Risk (Icfr), Vanja Kaludjercic (direttrice artistica dell’International Film Festival di Rotterdam), Orwa Nyrabia (direttore artistico dell’International Documentary Film Festival di Amsterdam), Mike Downey (presidente della European Film Academy) e Matthijs Wouter Knol (direttore Esecutivo della European Film Academy), tutti concordi sull’esigenza della creazione di corridoi umanitari e della concessione di status di rifugiati politici per gli artisti.

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