Aidda: l’imprenditoria femminile può fare la differenza per la ripresa

scritto da il 24 Maggio 2021

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Le imprese femminili in Italia restano meno di 1 su 4 secondo i dati Unioncamere al 3° trimestre 2020. Sono 1.336.646, pari al 22,0% del totale imprese, e in prevalenza più piccole di dimensione, più presenti nel Mezzogiorno, più giovani. I settori a maggior presenza di donne sono quelli legati al wellness, sanità e assistenza sociale, manifattura moda, istruzione e turismo & cultura, mentre dal punto di vista geografico le regioni più femminili sono Molise, Basilicata e Abruzzo per il Mezzogiorno, Umbria, Toscana e Marche per il Centro, e Valle d’Aosta per il Nord.

Esiste poi un fenomeno di “migrazione”: 9,8% è la quota di donne imprenditrici nate nel Mezzogiorno che fanno impresa nel Centro-Nord (per gli uomini il valore è ancora più alto e pari a 12,3%) contro il 4,2% corrispondente alla quota di donne nate nel Centro-Nord che fanno impresa nel Mezzogiorno (per gli uomini 3,3%). Prima dell’arrivo del Covid-19, negli ultimi 5 anni, dal 2014 al 2019, le imprese femminili sono aumentate maggiormente rispetto a quelle maschili: +2,9% (+38.080 in valori assoluti) contro +0,3% (+12.704).

I 60 anni di Aidda

In questo quadro compie i primi 60 anni della sua storia l’associazione Aidda, nata a Torino nel 1961. I festeggiamenti si sono tenuti sabato scorso e hanno visto, dopo i saluti della ministra alle Pari Opportunità Elena Bonetti, l’intervento della sindaca di Torino Chiara Appendino, che ha affermato come “per le donne è più difficile fare politica, fare le imprenditrici, è più difficile esporsi. Chiediamoci il perché. Molte donne non sono libere di scegliere, perché oggi vivono in una società in cui sulle stesse donne c’è un carico maggiore. Negli ultimi anni sono stati fatti passi avanti, anche grazie ad associazioni come Aidda, ma la battaglia deve essere di tutte la società, perché se c’è più inclusione, c’è più capacità di raggiungere gli obiettivi ed è più giusto”.

Ad aprire i lavori la presidente della delegazione Piemonte di Aidda, Marisa Delgrosso e la presidente nazionale Antonella Giachetti che nella sua relazione introduttiva ha parlato di “un momento importante per le imprenditrici e per Aidda che nel corso di questi decenni hanno creato e sostenuto l’economia del nostro Paese. Oggi ci sono temi urgenti da affrontare e la pandemia che si è rivelata un flagello ma anche una opportunità per cambiare, ce lo ha confermato. Sono emerse le fragilità dell’essere umano e del sistema. In questo senso il ruolo delle donne diventa fondamentale perché possono portare una nuova dimensione. La valorialità femminile può davvero fare la differenza, non solo ai vertici ma anche in postazioni meno apicali, perché senza siamo destinati a mettere in discussione il nostro futuro. Così come è necessario rivedere la composizione del nostro Pil, digitalizziamo, innoviamo usiamo tecnologie nuove, ma la componente umana deve rimanere centrale”.

Linda Laura Sabbadini, chair del W20,  intervenuta all’evento di Torino, ha sostenuto che “bisogna fare i conti con la resistenza culturale che esiste, in particolare, nel nostro paese. Dobbiamo sapere ad esempio che al sud più del 60% delle donne laureate lavora, contro poco più del 20% di chi ha la licenza media. Dobbiamo abbattere questi stereotipi culturali, spesso inconsapevoli, investendo sulle persone fin da bambini, con una formazione continua. Dobbiamo dire basta ai libri di testo dove le donne sono rappresentate come casalinghe e gli uomini come dei capi. Serve una rivoluzione culturale”. Sabbadini ha concluso sottolineando come “in Italia sulla parità di genere la democrazia sia menomata. Nel Pnrr è affrontata solo inizialmente e va visto come solo un punto di partenza”.

Nel corso dell’incontro è intervenuto Marco Gay, presidente di Confindustria Piemonte che ha sottolineato come l’imprenditoria femminile sia parte importante di un cambiamento inteso non solo come opportunità ma come necessità per il futuro. Per la Sherpa del W20 Martina Rogato invece, “è necessario parlare di aziende responsabili che fanno un percorso di sostenibilità, vista come pratica di business importante per creare valore. Le nuove generazioni ci chiedono più sostenibilità, non solo come cittadini ma come fattore necessario anche per gli investitori e per il mondo finanziario in generale”.

Ultimi commenti (1)
  • gloria |

    Il ruolo lavorativo della donna non deve essere discriminato sia se si tratti di essere una casalinga,che possiamo qualificare come manager di gestione familiare ed economica sia che è a capo di una impresa.Molti passi avanti sono stati fatti e al femminile si ricollegano imprese e aziende di eccellenza.
    Certo dovrebbe essere riconsiderato il ruolo delle mamme lavoratici venendo incontro alle loro difficoltà considerando che il livello delle nascite già da molti anni è calato e continua a calare.L’iTALIA è RICCA DI POSTI DI LAVORO basta aumentarne le potenzialità e non soccorrere le industrie e le aziende quando ormai stanno annegando..Ssono, inoltre, d’accordo con Martina Rogato.