Nuove proposte femministe per la società post Covid

scritto da il 22 Luglio 2020

garidy-sanders-x1cdiau79o-unsplash

Un pacchetto di proposte per andare oltre un sistema diventato insostenibile perché continua a escludere le donne, crea profonde diseguaglianze, non garantisce benessere per tutti, con la conseguente perdita in termini di prodotto interno lordo. Una serie di proposte per ripartire nel post pandemia, dopo i mesi di lockdown che hanno pesato molto soprattutto sulle donne. Parliamo delle “Proposte femministe a 25 anni da Pechino”, elaborate da un ampio gruppo di rappresentanti di associazioni e organizzazioni della società civile, coordinato da D.i.Re-Donne in rete contro la violenza.

Il richiamo è alle aree critiche identificate 25 anni fa a Pechino dalle Nazioni Unite. “L’investimento sulle donne potrebbe, secondo alcune stime dello stesso ministero del Lavoro, generare un incremento di 1 o 1,5 punti percentuali del Pil”, ha detto Elena Biaggioniavvocata penalista del Coordinamento donne di Trento e referente del gruppo avvocate di D.i.Re  che ha invitato “a fare del Position Paper uno strumento di lavoro capace di unire, creare alleanze, sviluppare azioni concrete di dialogo con le istituzioni, come le organizzazioni delle donne e della società civile hanno dimostrato di saper fare. Perché la discriminazione è un doppio danno, per le donne e per la società”.

La marginalizzazione delle donne è diventata ormai insostenibile, “dopo che nei primi sei mesi di quest’anno le donne hanno retto praticamente questo Paese”, ha detto Antonella Veltri, presidente di D.i.Re-Donne in rete contro la violenza.  Le 68 esperte hanno organizzato le proposte seguendo le sette aree critiche identificate 25 anni fa: sviluppo inclusivo, crescita condivisa e lavoro dignitoso; povertà, protezione sociale e servizi sociali; violenza maschile contro le donne; partecipazione accountability e istituzioni gender-responsive; società pacifiche e inclusive; protezione, conservazione e rigenerazione dell’ambiente; istituzioni e meccanismi per l’uguaglianza di genere.

25 anni fa, in occasione della IV Conferenza mondiale sulle donne di Pechino, è stata lanciata al mondo – ha proseguito Veltri – la promessa di uguaglianza con una chiara indicazione di quali fossero i diritti delle donne da realizzare. Oggi  con il Position Paper vogliamo ribadire con totale chiarezza e autorevolezza che senza le donne il sistema fallisce”.

Prima della pandemia il mondo era diventato molto più ricco, ma molto più iniquo di quanto non lo fosse stato dalla Seconda Guerra mondiale in poi”, ha ricordato Daniela Colombo, economista dello sviluppo di Effe Rivista femminista, introducendo il contesto in cui è nato il Position Paper. “In una ventina di anni una ricchezza enorme – ha spiegato – si è concentrata nella mani di pochissimi soggetti, e in una cornice di iper-liberismo sfrenato sono mutate le relazioni di potere negli Stati e tra gli Stati con un effetto particolarmente negativo sul godimento dei diritti umani e sull’ambiente”.

Giovanna Badalassi, economista di Ladynomics, ha rilanciato il bilancio di genere, uno strumento fondamentale in questo momento in cui l’Italia dovrà decidere gli aiuti dall’Europa: “un’occasione che non può essere mancata dopo 20 anni di sperimentazioni a livello di amministrazioni pubbliche, imprese e università”.

Dopo mesi di smart working e lavoro di cura non pagato delle donne che ha consentito la gestione di tre mesi di lockdown, un tema centrale è quello dell’occupazione femminile, “che si realizza se si interviene su una molteplicità di livelli che solo se combinati possono avere un impatto significativo a cominciare – ha spiegato Stefania Pizzonia, presidente di LeNove, – da un sistema territoriale di servizi per la cura dell’infanzia e delle altre persone dipendenti”.

Ultimi commenti (2)
  • Virginia Colombo |

    Un piccolo semplice passo che potrebbe fare la differenza verso la parità di genere sarebbe quello di riconoscere alle studentesse universitarie madri il riscatto di un anno fuori corso in alternativa all’anno così detto di corso coincidente con la gravidanza ed il puerperio. Alla fine costoro potranno si riscattare la maternità, ma a scapito di vedersi decurtare un anno di durata legale al proprio corso di studi, perdendo così il riconoscimento di un prezioso anno contributivo. Ad un passo dalla pensione, portando avanti una mia battaglia personale, scopro questa assurda ingiustizia.
    Potete aiutarmi a sanarla firmando questa petizione: http://chng.it/NVTPdyRkxq

  • ezio |

    “Prima della pandemia il mondo era diventato molto più ricco, ma molto più iniquo di quanto non lo fosse stato dalla Seconda Guerra mondiale in poi”
    Le grandi disuguaglianze sociali fino alla pandemia, sono satate causate dal globalismo economico e finanziario, con appiattimento verso il basso dei salari e concorrenze sleali di paesi ad economia emergente ed a costi molto più bassi dei paesi occidentali industrializzati, più l’invasività delle multinazionali occupatrici ed accaparratrici di materie prime dei paesi più poveri del pianeta.
    Il sistema ha prodotto schiavismo territoriale e schiavismo d’importazione anche nel nostro paese.
    In questa situazione tutte le componenti deboli della società hanno peggiorato la loro situazione economica e la capacità di spesa individuale e famigliare, nonostante la relativamente bassa disoccupazione ma più accentuata nelle fasce giovanili e non solo in Italia.
    Nel post-Covid ci sarà una caduta importante dell’occupazione a causa della grande crisi economica mondiale e della caduta generale dei consumi.
    Se pur apprezzabile l’iniziativa di mobilitazione femminile annunciata, vedo difficile e sbagliata l’identificazione della partecipazione attiva e volenterosa con la bandiera del “femminismo” che rivendica un ruolo etremista e separato anche dal mondo femminile stesso.
    Servono competenze, iniziative imprenditoriali, capacità manageriali, leadership personali ed una visione costruttiva nel tessuto sociale e non rivendicazioni settarie questuanti, come spesso alcune associazioni sembrano preferire come strategia di auto mantenimento in vita.
    Come non sono credibili scorciatoie strumentali per la scalata di visibilità politica, che non apporta null’altro che rivendicazioni costruite sulle tragedie famigliari delle donne vittime di violenza, ma ignora colpevolmente tantissime altre violenze dirette ed indirette a danno dei moltissimi minori coinvolti nei conflitti tra genitori incapaci di convivere nella famiglia costruita assieme.