Le avvocate scrivono al premier: “Ci avete dimenticato!”

scritto da il 22 Giugno 2020

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Ill.mo Presidente Giuseppe Conte,
Siamo un’Associazione di Giuriste, molte di noi Avvocate, e proprio come Avvocate vogliamo esprimere il nostro rincrescimento e la nostra delusione per essere state totalmente abbandonate dallo Stato in questa emergenza sanitaria.

La situazione in cui abbiamo vissuto negli ultimi due mesi e che stiamo tuttora vivendo, soprattutto in Lombardia e nella città di Milano in particolare, sta evidenziando più che mai le nostre fragilità, come professioniste, pur sempre donne, madri, figlie, mogli e compagne.

Abbiamo atteso sperando che Lei, o meglio ciò che Lei rappresenta, si ricordasse di noi e parimenti abbiamo poi tristemente appreso di essere state praticamente ESCLUSE, insieme ai colleghi uomini, dal ventaglio di misure predisposte dal Governo a tutela dei professionisti prima con il c.d. “Cura Italia” ed ancora ora con il decreto “Rilancio”.

A differenza di altri professionisti per gli avvocati indennità e bonus sono subordinati a rigorosi limiti di accesso reddituali che risultano, peraltro, calcolabili con riferimento a periodi in cui l’emergenza COVID-19 non aveva ancora spiegato i suoi effetti. Non solo, la nostra categoria è rimasta esclusa da qualsiasi misura relativa ai contributi a fondo perduto o ad agevolazioni, come i congedi parentali e bonus baby-sitter che invece sono stati previsti per altri professionisti.

Non c’è alcuna tutela e dunque dovremmo forse ritenerci lavoratori “DIVERSI”?
Diventiamo ogni giorno la nuova fascia debole che, riteniamo, meriterebbe – al pari di altre – attenzione e sostegno.

E le Avvocate, proprio in quanto donne, sono quelle che pagano il conto più salato.
Sono le Avvocate che, nella maggioranza dei casi, si fanno carico della gestione in ambito familiare di figli, anziani e disabili, gestione che nel periodo di c.d. lockdown è diventata molto più impegnativa e continuerà ad esserlo per un tempo indeterminato il tutto a detrimento dello svolgimento dell’attività professionale.

Eppure, l’avvocatura paga le tasse come le altre categorie di lavoratori che, invece, un qualche sostegno lo hanno ricevuto o perlomeno sono state considerate.
In questi giorni alcuni scrivono che siamo fantasmi.

Noi sosteniamo da sempre che si è avvocati non si fa gli avvocati. Se questo è vero, poiché Ella è un avvocato, ci permettiamo di ricordarLe che senza avvocati non c’è Giustizia e senza Giustizia non c’è Stato di diritto.

Noi vorremmo che la nostra Nazione continuasse ad essere uno Stato di Diritto e che l’avvocatura – declinata al femminile- fosse considerata degna di tutela e protezione.
Simone de Beauvoir declamava “Non dimenticate mai che basterà una crisi politica, economica o religiosa affinché i diritti delle donne siano messi in discussione. Questi diritti non sono mai acquisiti. Dovrete stare attente alla vostra vita.”

Confidiamo vorrà smentirla e ci attendiamo un riscontro concreto e fattivo.

Con stima
Adgi- sez. Milano
Avv. Maria Grazia Monegat
Avv. Francesca Castiglioni

Avv. Antonella Ratti
Avv. Giada Andriolo

Avv. Daniela Capello

Ultimi commenti (1)
  • Leonilda Mari |

    Condivido pienamente quanto scritto dalle colleghe.Noi,per mantenere la dignità della nostra professione ci ritroviamo numerose incompatibilità con la assunzione di incarichi,dobbiamo(e soprattutto desideriamo)essere precisi e puntuali nei pagamenti,in qualsiasi situazione,perché siamo avvocati e dobbiamo mantenere un comportamento retto e dignitoso anche nella vita di tutti i giorni,dobbiamo (e vogliamo) mantenerci aggiornati e questo ci costa in termini di tempo e di denaro,siamo sempre pronti ad assumere un incarico anche se il cliente non puo pagare,cerchiamo di sopperire alle inefficenze della giustizia e ci impegniamo perché il cittadino ritrovi fiducia nelle istituzioni.Come donne sopportiamo il peso maggiore e non abbiamo mai potuto sperare in un nido o asilo per i nostri bambini all interno delle città giudiziarie mentre altre lavoratrici possono contare su strutture interne alle aziende,Paghiamo le tasse e corrispondiamo pesanti contributi unificati (a volte anticipando per il cliente) eppure in questo momento così difficile per il mondo intero siamo stati completamente dimenticati,direi pure umiliati con un sostegno (chi lo ha preso,non io) di 600 euro che può avere un senso per chi non deve pagare spese di studio e tasse pesantissime!Ed anche questo irrisorio aiuto è venuto dalla nostra Cassa non dallo Stato