Covid-19: i freelance tra indennità e responsabilità

scritto da il 31 Marzo 2020

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Avevo appena concluso la prima faticosa stagione della mia startup ed è arrivato lui, il Covid-19. Mi è caduto il mondo addosso. Sto perdendo la stagione e sono ferma con tutti i progetti messi in atto. All’inizio non l’ho presa bene, sono sincera. Avrei potuto scendere a compromessi, passare a una vendita per corrispondenza pur di vendere. Ma non voglio snaturare il progetto. Continuo a fare comunicazione in una prospettiva di rinascita per tutti. Sono solo all’inizio e so che ho bisogno di supporto e mi aspetto che, alla fine di questa brutta storia, si generi in ognuno di noi di un senso di responsabilità economica e sociale che ci faccia sostenere  tutto ciò che sono gli small e local business.
Annalisa D.G., 41 anni, startupper

Quando si parla di lavoratori autonomi e piccole partite iva, ci si immerge in un ecosistema variopinto e variegato. Le esperienze e le storie compongono una narrazione corale da cui emergono chiaramente tonalità precise, proprio come in un coro. Ciascuna voce racconta ambizioni, aspirazioni, difficoltà, richieste ed esigenze. Liberi professionisti, freelance, commercianti, artigiani, a cui si aggiungano co.co.co. iscritti alla gestione separata, lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali, operai agricoli e lavoratori dello spettacolo. Una platea di oltre 4,8 milioni di lavoratori, accorpata dal decreto Cura Italia nel riconoscimento dell’indennità una tantum di 600 euro. 

photo-of-man-sitting-on-chair-3597118Da domani 1 aprile 2020 sarà possibile accedere all’indennità prevista  per questi lavoratori (l’istanza ufficiale sarà pubblicata sul sito dell’Inps), a cui il decreto ha riconosciuto questa cifra per attutire l’impatto negativo del Covid-19 sull’attività. Il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha annunciato che l’indennità rappresenta una prima tranche di un intervento complessivo quantificato in 3 miliardi per autonomi e professionisti, che sarà rinnovato in un successivo Dl, se l’emergenza coronavirus proseguirà. Certamente è un segnale importante di attenzione verso il quale forse sorprenderà sapere come ha risposto una specifica voce di questa categoria: quella dei freelance e dei liberi professionisti.

schermata-2020-03-29-alle-22-39-39Il giornalista Riccardo Bocca ha scritto in un tweet del 17 marzo: “Sono un libero professionista. Ho la partita Iva. E invito con tutta la forza del caso quelli come me che lo possono fare a non richiedere i 600 euro previsti una tantum (per ora). Sarebbe una forma di imperdonabile sciacallaggio sociale. Non lo fate, non lo fate, non lo fate”.

schermata-2020-03-29-alle-22-39-51Il tweet ha avuto reazioni sorprendentemente solidali, tra cui quella del rapper e autore Frankie hi-nrg, che scrive: “Chi può pagare l’iva, lo faccia. Lo faccia. Grazie.”

Per quanto possa essere civilmente bello e rinvigorente, questo appello alla responsabilità non è l’unico segnale di azione positiva sorto dalla comunità dei freelance. 

Si è fatta molta ironia sul proliferare delle dirette sui vari social, i webinar gratuiti, l’offerta di corsi, videocorsi, ebook. Quella dei professionisti si è mostrata una comunità particolarmente generosa, a prescindere dall’ambito di professionalità. Racconta Silvia C. 41 anni, blogger e consulente web marketing: “Credo che per i liberi professionisti, abituati ad avere sempre la testa nel lavoro, adesso la priorità sia non fermarsi, tenere l’azienda e la propria testa attive: non importa fatturare ma conta continuare a fornire un servizio utile. Il marketing è secondario: per me l’importante è che vi siano lettori, perché poi per un blogger la merce di scambio con le aziende sono i numeri”. C’è sicuramente una volontà di fare marketing, ma non solo.

Il principio è che si dona prima di ricevere” racconta Barbara Reverberi, fondatrice di Freelance Network Italia e autrice del podcast News per Freelance. “Il freelance è proattivo e non aspetta il lavoro, lo cerca e se non lo trova lo crea. Vogliamo nella community persone desiderose di fare la propria parte per gli altri”.

woman-in-white-t-shirt-and-blue-denim-jeans-working-on-a-3987031Anche perché quando in un momento di crisi si sperimentano strade nuove non è detto che siano temporanee. Racconta Luciana O. 42 anni, fotografa: “Dopo qualche giorno di paralisi e panico, mi sono chiesta: cosa posso mettere in piedi in pochissimo tempo, che aiuti realmente altre persone in questa emergenza specifica, ma che aiuti anche me a superare questo momento di enorme difficoltà economica? Mi sono inventata degli appuntamenti di formazione a distanza. Non potendo andare fisicamente dai miei potenziali clienti, ho deciso di insegnare via webinar a far da sé almeno per il tempo strettamente necessario al superamento della crisi. Ho deciso di condividere 10 anni di esperienza in fotografia, comunicazione visiva e social, a un prezzo abbastanza basso da poter essere accessibile praticamente a chiunque, ma ad abbastanza persone da permettere anche a me di superare questo momento difficile. La sorpresa? Il divertimento che ho trovato nel produrre il materiale per i corsi e fare le dirette. Il paradosso? Me lo stavano chiedendo a gran voce da anni e io continuavo a ripetere ma sì certo, appena troverò un po’ di tempo. Ecco, l’ho trovato”.

man-sitting-cozy-while-working-on-his-laptop-3153203Sarà che i freelance sono abituati a una gestione dinamica del tempo e degli imprevisti, ma sembrano voci non troppo propense alle lamentele, alle polemiche sterili o alle richieste di sfrenato assistenzialismo. Come quegli imprenditori che sono stati pronti a riconvertire i propri impianti per produrre mascherine o camici monouso, così molti freelance o liberi professionisti sono stati pronti a mettere a disposizione le proprie competenze nei modi più consoni che hanno trovato. Continua a raccontare Reverberi ad Alley Oop: “Sento che c’è un grande bisogno di fare sistema, di sentirsi parte di qualcosa, di fare insieme. Ci sono professionisti che hanno perso tutti i contratti con i clienti. Sentirsi uniti fa la differenza”.

Sempre con molto pragmatismo, poco spazio per la narrativa che epicizza. Perchè essere freelance vuol dire soprattutto confrontarsi continuamente con la realtà dovendosene sempre dimostrare all’altezza:

Cosa vorrei in questo periodo? Che tutti facessimo il nostro, senza clamore e senza continuare a dire “tutto andrà bene”. È vero, tutto questo finirà e ripartiremo; ne usciremo umanamente arricchiti e potremo sperare di conservare un pò dell’umanità imparata per più di qualche giorno.
Sara V., 57 anni, libera professionista in ambito IT

Ultimi commenti (3)
  • Marco |

    Bell’articolo
    una domanda sui redditi diversi è stata detta qualche parola da parte delle istituzioni? ( https://it.wikipedia.org/wiki/Redditi_diversi )

  • Barbara Reverberi |

    Non so se chiederò il contributo all’INPGI, se posso farcela, vado avanti e lascio il bonus a chi ne ha più bisogno di me. Ciò che conta è avere una prospettiva di tornare a lavorare. Siamo una Repubblica fondata sul lavoro, amo ciò che faccio e voglio poterlo dimostrare al mondo intero. Chiedo di fare sistema e di imparare la lezione, cominciando a usare toni più pacati.

  • Paola Nuzzo |

    Data la maggiore “apertura” e “proattività” dei freelance, dovute alla loro stessa natura in situazioni anche ordinarie, credo che ogni individuo agisca anche reagendo agli stimoli che vengono dal contesto, e dal sistema. Per questo, per ottenere il massimo da questa lezione, in aggiunta all’atteggiamento positivo di tutti coloro che da questa situazione vogliono imparare e migliorare, sarebbe forse altrettanto importante anche correggere ora, il più possibile, gli input provenienti dal sistema, in termini di efficienza e coerenza, non credete? Non sarebbe questo un modo per cogliere veramente l’opportunità rappresentata da questa emergenza?