Mangiafoco, una sera a teatro per scoprire che possiamo essere Pinocchio

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Parlando di Comunicazione Efficace e di Cambiamento non possiamo che trarre grande insegnamento dall’arte degli Attori: fondono, nel loro stare in scena, gesti, parole, movimenti, ritmo con una fluidità, una profondità  e una pluralità di mezzi e di linguaggi che non si limita al palcoscenico ma può essere un esempio anche nella vita.

Al Piccolo Teatro Studio di Milano uno straordinario gruppo di attori guidati da Roberto Latini ha portato in scena Mangiafocoliberamente ispirato ai tre capitoli del Pinocchio di Carlo Collodi. Secondo le “casuali” modalità distributive che caratterizzano ormai da troppo tempo il teatro italiano, non è certo che quest’opera possa avere una tournée e incontrare quindi nuovi pubblici, arricchendosi e arricchendo. Ma visto che l’impatto che ha esercitato sugli spettatori è molto potente, provo a scriverne cercando di trasmettere almeno in parte le sensazioni e le riflessioni che mi sono arrivate, inserendole nel complesso panorama della comunicazione efficace.

Prove di MANGIAFOCO drammaturgia e regia Roberto Latini luci Max Mugnai musiche e suono Gianluca Misiti costumi Gianluca Sbicca con Elena Bucci, Roberto Latini, Marco Manchisi, Savino Paparella, Stella Piccioni, Marco Sgrosso, Marco Vergani coproduzione Piccolo Teatro di Milano–Teatro d’Europa, Compagnia Lombardi-Tiezzi, Fondazione Matera Basilicata 2019 in collaborazione con Consorzio Teatri Uniti di Basilicata nell'ambito del progetto di Matera Capitale Europea della Cultura 2019 "Topoi. Teatro e Nuovi Miti" foto © Masiar Pasquali

Prove di MANGIAFOCO drammaturgia e regia Roberto Latini  © Masiar Pasquali

Per cominciare, due parole introduttive sull’autore e regista. Latini è oggi una tra le figure più interessanti e sfaccettate del Teatro Contemporaneo, i suoi lavori non trasmettono rassicurante compiutezza ma lasciano l’eco di una seduzione mai del tutto appagata, di un fascino ambiguo, di un aperto interrogarsi. La sua storia teatrale inizia “per caso“ sotto la guida di Perla Peragallo che con Leo de Berardinis, dal 1967 al 1979 aveva dato vita a un sodalizio artistico rivoluzionario, sconvolgendo i canoni del Teatro tradizionale e cambiando definitivamente le modalità di concepire la scena. Leo,  Perla e Carmelo Bene, iniziano a imporre la differenziazione tra Teatro e Spettacolo, tra “recitare” ed “essere”, stabilendo un processo di “trasformazione alchemica” tra gli attori e gli spettatori come in un Laboratorio sperimentale in cui, tra gli ingredienti principali, ci sono la riscrittura drammaturgica, la contaminazione dei linguaggi e la centralità dell’attore inteso come autore responsabile dell’evento scenico e che, quindi, non si circonda di “colleghi” bensì di veri e propri compagni di viaggio:“cum panis”, nell’accezione originaria di “condividere il pane”.

E’ questo che Latini respira sin dal suo inizio quando, diciannovenne e completamente digiuno di teatro, si affaccia “per curiosità” alla soglia del ”Mulino di Fiora”, la piccola scuola creata da Perla Peragallo dopo il suo ritiro dalla scene. “Sono venuto a dà n’occhiata” aveva esordito Latini, sentendosi rispondere “Non c’è niente da guardare“: la prima grande lezione di Teatro ricevuta, un concetto chiave per avvicinarsi all’Arte in genere.

E già da questo primo scambio di battute potremmo interrogarci sulla natura della vocazione, che a volte ci si presenta forte e chiara e altre volte invece trova la sua strada in un modo apparentemente casuale, e allora tutto forse sta nell’essere sufficientemente pronti ed “attrezzati” per riconoscerla.

MANGIAFOCO drammaturgia e regia Roberto Latini luci Max Mugnai musiche e suono Gianluca Misiti costumi Gianluca Sbicca con Elena Bucci, Roberto Latini, Marco Manchisi, Savino Paparella, Stella Piccioni, Marco Sgrosso, Marco Vergani coproduzione Piccolo Teatro di Milano–Teatro d’Europa, Compagnia Lombardi-Tiezzi, Fondazione Matera Basilicata 2019 in collaborazione con Consorzio Teatri Uniti di Basilicata nell'ambito del progetto di Matera Capitale Europea della Cultura 2019 "Topoi. Teatro e Nuovi Miti" foto © Masiar Pasquali

MANGIAFOCO  © Masiar Pasquali

Da quel giorno Latini la sua vocazione l’ha seguita fino in fondo, in una densa biografia teatrale che emerge anche nella scrittura di questo  Mangiafoco e che si mescola a frammenti di memoria personale: c’è desiderio di uno sguardo indietro, verso la propria storia, da condividere con il pubblico, e c’è desiderio di uno sguardo “dentro”. Allo stesso tempo, però, non c’è proprio “niente da guardare” e lo spettatore può solo immaginare una propria trama e seguire il flusso dei pensieri, delle emozioni e delle sensazioni che via via emergono mentre il lavoro si dispiega sul palco.

Anche la scenografia è essenziale, regalando spazio alla percezione: qualche poltrona di legno da cinema anni ’70, un doppio sipario bianco tagliato in strisce sottili e uno scivolo che irrompe nello spazio e sul quale entrano in scena gli attori, che sono sette, numero magico per eccellenza, emblema della totalità di spazio-tempo e dell’Universo in movimento. Simbolo di evoluzione continua.

A volte indossano grandi teste di Mickey Mouse dal sorriso fisso, altre un rosso naso a punta, unica nota di colore nel bianco predominante; altre ancora arrivano a viso scoperto con un costume di carta da burattino: come sottoponendosi a un’audizione, parlano dell’infanzia o dei maestri che hanno incontrato, propongono un proprio cavallo di battaglia tra cui, ad esempio, la straordinaria Nora di Casa di Bambola di Ibsen evocata da Elena Bucci o il toccante Canto del Cigno da Cechov di Marco Sgrosso. Ancora, cercano di “accattivarsi” gli immaginari “giudicanti” con un vassoio di pastarelle napoletane, come nel goffo tentativo di Marco Manchisi per rafforzare la potenza del suo grandioso pezzo ispirato a Totò. Sono lì davanti a noi, in totale apertura, fortissimi eppure vulnerabili come i blocchi di ghiaccio della scena finale che si sciolgono sotto la luce nel tentativo di stare uniti gli uni sugli altri.

La competenza scenica di tutta la Compagnia è notevole, non c’è gesto, modalità di voce, ritmo che non sottintenda uno studio accurato e strutturato: lo si riscontra anche negli elementi più giovani, Savino Paparella, Stella Piccioni e Marco Vergani, con i loro corpi perennemente fuori asse e le continue variazioni tonali. Ed è questa competenza che, a mio avviso, cattura da subito lo spettatore e gli permette di abbandonarsi pur senza trovare un immediato senso logico. La sensazione è di essere di fronte a un “qualcosa” di misterioso del quale però gli attori hanno massimo controllo e del quale se ne assumono piena responsabilità: le diverse modalità comunicative non diventano ostacolo bensì arricchimento, e ci si può perdere in un territorio dove un silenzio o un gesto acquistano pari forza di un monologo, un territorio in cui si evidenziano più punti di vista, tutti ugualmente validi. E forse questo è proprio uno dei compiti dell’Arte, senza che la parola o il pensiero logico abbiano la priorità.  Per dirla con le parole di Elena Bucci, “ricreare un abbraccio”.

MANGIAFOCO  © Masiar Pasquali

MANGIAFOCO © Masiar Pasquali

Conquistata la fiducia dello spettatore, anche i “ruoli tradizionali” si dissolvono: ognuno può essere la fatina buona, Pinocchio, il gatto,  la volpe, la bambina morta.. non più personaggi ma di “stati di coscienza” che prima o poi, vivendo, andremo tutti a incontrare, da attori o spettatori. Ognuno di noi è dunque tutta quella schiera di burattini, ognuno di noi è Mangiafoco, ognuno di noi come aggiunge Latini, “mangia il proprio fuoco, ha a che fare forse con questo fuoco interiore fatto di fiammelle, di temperature, eppure insufficiente come quel fuoco che non basta a cuocere il montone del burattinaio. E quindi occorre buttarci dentro una volta Pinocchio, buttarci dentro Arlecchino…

Per questo, forse, non dovremmo affezionarci troppo ai “nostri burattini”, alle nostre vesti, ai nostri nasi rossi o alle nostre maschere: prima o poi diventeranno cenere. Ma è proprio questo bruciare continuo, è proprio questo tormento che, in fondo, ci farà evolvere, continuamente. E talvolta basta andare a teatro in una sera di inverno per comprendere, attraverso il mistero dell’Arte, un qualcosa di noi che ancora non sapevamo, che non ci era chiaro. E permettere al nostro cambiamento di potersi attuare.


Mangiafoco

drammaturgia e regia Roberto Latini
luci Max Mugnai
musiche e suono Gianluca Misiti
elementi scenici Marco Rossi
costumi Gianluca Sbicca
con Elena Bucci, Roberto Latini, Marco Manchisi, Savino Paparella, Stella Piccioni, Marco Sgrosso, Marco Vergani
coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Compagnia Lombardi-Tiezzi, Fondazione Matera Basilicata 2019, Associazione Basilicata 1799 / Città delle 100 scale Festival
in collaborazione con Consorzio Teatri Uniti di Basilicata

Spettacolo consigliato dai 14 anni

repliche sino al 22 dicembre 2019, Piccolo Teatro Studio Mariangela Melato