Il vero motivo per cui continuo a usare Tinder

scritto da il 01 Agosto 2019

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Un anno dopo la vacanza con il mio fidanzato tinderiano (proveniente dal pianeta Tinder), sono di nuovo in vacanza con i miei bambini. Da sola. La storia di Tinder è finita come qualsiasi altra storia, anche se era iniziata in modo innovativo. Sarebbe andata diversamente se lo avessi conosciuto a una festa, in un ristorante o in libreria? Un anno più tardi, comunque, continuo a osservare con un misto di invidia e curiosità l’andamento delle coppie. La domanda che faccio sempre è:

“come vi siete conosciuti?”

Sapendo che negli ultimi dieci anni le coppie che si sono formate per strade digitali sono passate dal 20% a quasi il 40% del totale (dato riferito agli Stati Uniti), so anche che le persone a cui lo domando sono della generazione precedente: stanno insieme da dieci anni e più, e si sono conosciuti tramite amici, a un matrimonio, sul lavoro o addirittura a scuola.

Vantaggio principale della conoscenza attraverso cerchie “naturali”? Secondo la psicologa statunitense Sherry Turkle, il contatto faccia a faccia continua ad avere un indiscutibile vantaggio. Nessun algoritmo, foto, riga di profilo e scambio in chat può accendere la scintilla di quando ci si riconosce al primo sguardo, leggenda di cui ancora alcuni raccontano. Ma gli appuntamenti online (online dating, in inglese, suona molto più moderno, vero?) guadagnano terreno sul cosiddetto colpo di fulmine per almeno tre importanti motivi:

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Primo: il numero di persone disponibili tra cui cercare, che è stato il motivo per cui le app romantiche hanno subito spopolato tra i gay: se già è complicato per chiunque individuare i single in situazioni sociali, immaginate quale livello di difficoltà abbia trovare dei single omosessuali nella vita di tutti i giorni, tra ufficio e supermercato, per una semplice questione di numeri. Per questo motivo, già nel 2010 il 70% delle coppie gay si formava attraverso canali digitali.

“Le persone che vogliono avere un partner, di solito lo vogliono davvero molto: i servizi di dating online sembrano più che adatti a servire tale bisogno”, ha commentato il professor Michael Rosenfeld, di Stanford, che da dieci anni studia il modo in cui le coppie si incontrano. “I tuoi amici e tua madre conoscono alcune dozzine di persone, Match.com ne conosce un milione. Gli amici e la mamma ci stavano prestando un servizio inadeguato”.

architecture-art-design-1040626Secondo: si può andare molto più lontano dei due, massimo tre gradi di separazione (i tuoi amici, i loro amici e gli amici dei loro amici) che di solito la vita ci mette a disposizione. Un’area inesplorata, oltre i confini che una mamma considererebbe “sicuri”: puoi virtualmente raggiungere chiunque (a condizione che sia sulla stessa app) e, grazie alla varietà di incontri possibili, provare a non ripetere gli errori già fatti. D’altra parte, spingersi così lontano dalla propria “cerchia sociale” richiede un maggiore sforzo di comprensione: siamo istintivamente così attratti da ciò che ci somiglia, che nel 2011 è nata FaceMate, un’app di dating che associa persone simili tra loro fisicamente.

“E’ importante rendersi conto di ciò che il dating online può e non può fare” commenta il professor Eli Finkel in un articolo dell’Atlantic, “Può aumentare il numero di partner potenziali, dando accesso a una moltitudine di persone che altrimenti non avremmo mai raggiunto. Si tratta di un vantaggio enorme. Ma, almeno fino ad ora, non può identificare chi è compatibile con te. Questa parte del lavoro resta a te”.

beverages-break-caffeine-630831Terzo – ed è il motivo per cui sono ancora su Tinder, nonostante consideri le probabilità di trovarvi l’amore pari a quelle che avrei se fermassi una persona a caso per strada – queste app non ti lasciano mai sola. Ovunque tu sia, puoi conoscere qualcuno con cui uscire o anche solo fare due chiacchiere. I presupposti tra di voi possono essere diversi, ma non ci si offende se la conversazione non porta da nessuna parte o procede a singhiozzo. Non ci sono nemmeno le notifiche di lettura! Così, quando alla fine la sera non esco – perché la verità e che non esco quasi mai con nessuno – lo faccio per scelta e non per mancanza di possibilità.

Insomma, uso ancora Tinder perché così quella di non uscire la sera è diventata una mia scelta. E stare da sole così, vi assicuro, fa psicologicamente tutto un altro effetto.

Ultimi commenti (4)
  • riccarda |

    Ciao Gabriele, non esco “quasi” mai, ma chiacchiero, vedo, esploro. E qualche volta esco 🙂

  • cinzia |

    Mi sono piaciuti molto tutti i tuoi articoli, su Mee… io ho trovato una bella storia, improbabile l’incontro casuale, e dopo più di un anno è terminata come qualsiasi altra storia avrebbe potuto terminare, quindi io voto Sì ai siti d’incontro, da gestire soprattutto per noi donne, con attenzione, discernimento e poca pazienza riguardo i tanti uomini che si nascondono anche lì

  • carl |

    Lettura ed argomentazioni interessanti…Ma la frase più impotante è e rimane “..provare a non ripetere gli errori già fatti…”. E ciò vale sopratutto per una donna. Perchè nonostante la tanto enfatizzata e declamata parità, la donna (pressocchè ad ogni latitudine) nei rapporti interpersonali e di coppia rimane solitamente la parte più debole o vulnerabile che dir si voglia.
    Il mio è il parere non richiesto di un uomo che pur non avendo frequentato Tinder (di cui lessi mi sembra che era più sfacciato o disisnvolto della media..) è stato iscritto a siti di socializzazione.

  • gabriele |

    Ho letto tutta la tua storia delll’articolo precedente con l’avventura col portoghese.
    Ora essendomi iscritto da pochi giorni ad un’altro sito di dating “meetic” mi chiedo se ho fatto bene o no.Io ho 59a e sono rimasto vedovo da poco con figli grandi e ho pensato che l’unica possibilita’ di incontrare persone sia quella digitale.Ma se poi come dici tu non la sfrutti che senso ha per stare comunque a casa la sera?