Quando il parto è difficile: riconoscere il trauma

scritto da il 16 Aprile 2019

“Quando mi chiedono se ho avuto un parto naturale, mi viene un po’ da ridere. Devo rispondere di sì, perchè sulla mia cartella c’è scritto così. Ma se penso a tutto quello che è successo, dentro di me so che io un parto naturale non saprò mai cos’è.”
Liliana, 39 anni

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Si dice che subito dopo aver partorito le donne dimentichino il dolore del parto. Pare che sia una sorta di dono della natura per permettere la continuità della specie, altrimenti nessuna avrebbe il coraggio di passare una seconda volta attraverso quel dolore. La verità è che le donne sanno benissimo che partorire è come scegliere un cioccolatino dalla scatola di Forrest Gump: non sai mai quello che ti capita.

baby6I parti non sono tutti uguali, così come le donne non sono tutte uguali. Di più: una stessa donna non partorisce due volte nello stesso modo. Selene, 30 anni, racconta che poche ore dopo il primo parto ha pensato che in fondo un secondo figlio poteva anche averlo. Dopo il secondo ha una sola certezza: non ce ne sarà mai un terzo. Lei e il compagno concordano nel pensare che ci sia stata una forma di violenza che li ha scioccati: la loro bambina è nata in sala travaglio perchè l’ostetrica sosteneva che Selene non fosse ancora in fase espulsiva, tesi che ha ribadito nella cartella anche per iscritto. Una volta tornata a casa Selene ha iniziato a sentire disagi di varia natura con la muscolatura addominale e pelvica. Ha capito di aver vissuto un trauma, ma ha diligentemente aspettato i 40 giorni canonici prima di farsi confermare da un ginecologo che non ci fosse nessun problema fisico. Allora ha capito che il danno era psicologico, e ha cominciato un percorso terapeutico.

Ma non tutte hanno la stessa lucidità e consapevolezza. Racconta Lucia, 37 anni: “Il parto mi ha profondamente cambiata, ma questo mi sembrava normale. Solo che mi sentivo cambiata in peggio: avevo crisi di rabbia, sbattevo porte, alzavo la voce, rompevo oggetti. Non ero mai stata così. Ma ci ho messo un anno a rendermi conto che se ero così arrabbiata c’era un motivo. Ho cominciato un percorso di psicoterapia e ho capito di essere arrabbiata per com’era andato il mio parto. Con me stessa, con i medici. Non riuscivo a far pace con l’idea di non essere stata all’altezza”.

baby2All’altezza di cosa? Le aspettative sono altissime: il desiderio di un’esperienza di parto positiva spesso si trasforma in una subdola sensazione legata alla capacità o meno della donna di partorire velocemente, senza troppe tragedie, lasciandosi guidare dai medici e rimettendosi in piedi poche ore dopo trasfigurata dalla gioia. Il parto diventa una performance, le donne delle atlete, se fanno il cesareo delle panchinare. E se le cose vanno in modo leggermente diverso, sentono di aver perso la gara. Suona brutale detta così. Ma sono sensazioni spesso più reali della razionalità, e poche donne hanno il coraggio di raccontarlo.

Un parto può essere definito difficile per molte ragioni: fisiologiche, di protocollo medico, psicologiche. Non sempre hanno a che fare con il parto in sè, talvolta con le circostanze, o con la predisposizione psicologica della donna. Secondo Clio, 34 anni, immobilizzata nel letto per 11 giorni a causa di complicazioni con l’epidurale: “Un parto difficile è qualunque parto che crei disagio alla mamma: perché qualcosa ha messo in pericolo lei e il suo bambino, perché non si è sentita protetta, perché ha avuto tanta paura e ha avuto bisogno di tempo per elaborarla, perché si è sentita sola, perché non si è sentita all’altezza”.

Ciascuna ragione merita attenzione, perchè ogni donna merita che il proprio dolore venga trattato con dignità e legittimato.

L’ostetrica (e mamma) Claudia Sfetez, autrice del libro “Guarire dal parto”, afferma: “Vivere un parto traumatico può essere più simile all’esperienza di essere un bambino, piuttosto che avere un bambino. Nessuno sembra rendersi conto di come questo tipo di shock sia reale e in grado di suscitare, nella donna, sensazioni di debolezza, incapacità, vulnerabilità, paura e fragilità – esattamente come un neonato lasciato solo la notte”.

baby3Con questo non si vuol dire che il parto sia sempre un trauma. Di sicuro è un momento di trasformazione intenso per ogni donna, e ognuna lo attraversa con tempi e modalità personali. Quello che è importante riconoscere, oggi, è che una donna può provare un profondo disagio, a prescindere dalla gravità delle complicazioni incontrate. Continua Sfetez: “La ferita causata da un parto e una nascita traumatici non è riconosciuta a livello sociale: la mamma deve accontentarsi di esserne uscita viva e se timidamente prova a esternare il suo malessere viene spesso vista come un’ingrata che non sa gioire della nascita del suo bambino”.

Il dolore fa parte della gamma delle emozioni umane. Può spaventare, può travolgere, ma mai dovrebbe essere negato o lasciato a macerare in una stanza dell’anima. Soprattutto in un momento delicato come quello in cui si diventa genitori, in cui il tempo per sè si fa risicato e imprevedibile ed è fin troppo facile perdere la consapevolezza di se stessi nel presente.

Le madri hanno bisogno di una rete di sostegno che permetta loro di liberare il dolore di un parto difficile, piccolo o grande che sia, per compiere un percorso che avrà le sue tappe negli studi degli specialisti del caso: psicologi, ginecologi, ostetriche e tutto ciò che la madre riterrà utile per la sua metamorfosi verso la serenità. Compreso il sostegno di chi la circonda.

Ultimi commenti (4)
  • giulia |

    e’ vero. entro in ospedale
    venerdi’ e partorisco dopo 3 giorni di attesa xche’ le sale parto erano occupte da partorienti meno coraggiose di me. mi
    dicono che mi avrebbero portata alle 14 e invece sono venuti alle 6 del
    giorno dopo.
    entro in sala
    parto e mi accorgo che scendono due colate d acqua dalle
    lampade del
    soffitto. chiedo aiuto e mi rendo conto del pericolo poiche’ un macchinario e’ attaccato alla corente del muro in quanto si sono dimenticati di caricarne lambatteria il giorno prima. cosi’ rimango li’ per 7 ore pericolose
    nonostante abbia chiesto alla giovane tirocinante di informarsi per cambiare sala
    parto. ma il suo cellulare la teneva troppo impegnata per
    degnarsi di accorgersi della gravita’ della situazione. anzi, al
    mio appunto, mi risponde: ‘ ho messo due traverse per terra, l acqua va a finire li’’. al che io micaccio di andarmeno in qualche modo e di chiamare la
    misericordia
    della
    mia citta’ per farmi portare da qualche altra parte. ma
    anche io non mi reggevo in piedi. non avevo piu’ forza nemmeno per alzarmi in piedi visto
    che erano 3 notti senza sonno x via delle contrazioni continue.
    dopo diverse ore arriva una donna e ci caccia subito fuori capendo il
    pericolo. mi spostano in una piccola
    sala parto, ma almeno in sicurezza. cambio osterica c
    un’ora.
    e poi ne arriva un’altra la
    cui voce era l unica speranza che avevo. in questa sala
    sembrava di stare al mercato da quata gente entrava r usciva. ero sudatissima e nin mi reggevo in piedi, ma sentivo tutto quest persone che entravano enuscivano e se si fermavano dentro lamstamza a gutdarmi erano immancabilmente con il
    celiulare in mano.
    chissa’ se
    mi ha no fatto foto o avranno chattato racccontando indettagli del mio sofferente travaglio.
    una dottoressa mindice che non me puo’ piu’ di vedermi nella
    salame
    che serviva per altre donne. mi dice che se anche non ho contrazione devo spingere fuori con tutta lamforza che ho. cosi‘ eseguo e staro‘ per un mese a letto senza potermi muovere dal dolore che mi ha provocato la ferita e dall ematoma gigante che ancora ora dopo 5 mesi. poi io non so se a cucire c era un macellaio o chi. so solo che quando tocco le parti intime non sento piu‘ la geometria di prima e nemmeno tutti i pezzi sono tornati nella loro posizione.

  • Chiara |

    Il personale mefico, prima di essere definito “medico”, dovrebbe ricordare l’aspetto umano del parto, che ha tempi e modalità talmente differenti e imprevedibili che non possono essere imbrigliati in turni e sale occupate.
    Ho avuto un parto brutto, sofferto e la gioia indiscussa dell’aver dato alla luce mio figlio non potrà mai cancellare la paura che ho provato, che non dimenticherò mai e che pochissime persone hanno forse solo in parte compreso.
    Milioni di donne partoriscono ogni giorno ed ognuna di noi è sola.

  • daniela |

    le strutture e il personale spesso non sono all’altezza quindi si può e si deve migliorarne la preparazione

  • Chiara |

    In famiglia abbiamo avuto un caso in cui x gli infermieri si doveva aspettare e la bimba invece doveva nascere subito