Il lavoro è cambiato, cambiamo lavoro. La piccola grande impresa dei Pasticcioni

scritto da il 04 Aprile 2018
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Roberto ed Elisa

Li chiamano Xennials. Li chiamano generazione perduta. Li hanno chiamati choosy e anche bamboccioni. Adesso gli danno un po’ più di dignità e li chiamano 30-40enni, forse perché il mezzo del cammin di nostra vita comincia a richiedere un po’ di rispetto, nonostante tutto. Una cosa è certa: si fa sempre più chiaro come si debba guardare con più attenzione, politica, economica e istituzionale, a questa grossa fetta di società che si è trovata a fare i conti con un mercato del lavoro quanto meno paradossale, quando non in malafede. Un mercato del lavoro che talvolta ha costretto a scelte estreme e inedite: da una parte siamo un Paese record per quanto riguarda il lavoro autonomo, ma va sottolineato che molto spesso non si tratta di un vero e proprio self-employment quanto di un rapporto di lavoro subordinato mascherato. In pratica c’è un popolo di lavoratori con partita iva e orari d’ufficio da rispettare, permessi da chiedere, ferie da concordare, in barba all’autonomia. Dall’altra parte sono numerosissime le storie di coloro che, partiti da un certo indirizzo di studi e maturata una certa esperienza professionale, hanno scelto di virare in una direzione totalmente nuova. Inseguendo un sogno, un’idea, qualcosa che ha a che fare con la qualità della vita e, forse, la felicità.

roberto-con-cupcakeA Bergamo c’è una piccolissima e coloratissima bakery gestita da una coppia in cui ritroviamo entrambi questi paradigmi. Si chiamano i Pasticcioni, con una certa autoironia.
Lui è Roberto, 43 anni, un ingegnere edile con esperienza nei cantieri e nell’ufficio vendite di una società lombarda. L’avanzare della crisi economica e l’eco di una possibile perdita del lavoro, lo portano a licenziarsi per realizzare un progetto con la sua compagna. “Tanto per come sono andate le cose il lavoro lo avrei comunque perso” dice oggi.

elisa-con-torteLei è Elisa, 38 anni, una creativa: lavorava come grafica, aveva la partita iva ma un solo cliente, la società in di cui era praticamente una dipendente senza esserlo. La stanchezza del precariato la porta a maturare un’idea: rendere fonte di reddito l’hobby della pasticceria. Elisa sa fare i dolci, e oltre a farli buoni li fa anche belli, dato che la ricerca estetica per lei è una professione. Comincia a studiare, è attratta dal baking di origine statunitense, ma anche francese, e si impegna per adattare le ricette a un gusto più italiano, meno grasso e dolciastro. Tra i fornelli di casa riesce a preparare i primi catering, anche per eventi di una certa portata. Finchè nel 2014 la coppia decide di fare il salto: aprire una bakery nella città in cui vive, Bergamo.

Roberto si occupa della gestione e della caffetteria, ha una predilezione per il vintage e la palesa nella ricerca di un certo tipo di bevande e balocchi. Elisa passa la giornata in un laboratorio completamente a vista a creare dolci per la vendita nel locale e personalizzazioni per eventi esterni, la sua specialità. Il luogo rispecchia due personalità eclettiche e colte: artigianato, modernariato, pezzi di recupero, su cui campeggia un lampadario dell’architetto e designer Angelo Mangiarotti che “il vicino di casa stava buttando via”.

torte-2Non si tratta semplicemente di una pasticceria. Non quando i due pasticceri hanno alle spalle una storia con un certo spessore, allora anche fare dolci diventa un’operazione culturale. Dice Roberto: “Bergamo sicuramente non è una città facile per un’offerta come questa. Ad alcune richieste abbiamo dovuto cedere, ma cerchiamo sempre di non snaturarci. Ormai vendo le brioche per i clienti della colazione usa e getta che non hanno voglia di godersi un cruffin con tutta la storia che ha da raccontare. Però di sicuro qui non troverai mai certi prodotti industriali che proprio non ci appartengono”. La cura e l’attenzione nelle piccole cose come nella scelta delle materie prime, sono l’eco di un artigianato di altri tempi a cui bisognerebbe guardare con riconoscenza, in quest’epoca di catene omologate che rendono le città tutte uguali. Possiamo essere contenti che Starbucks sbarchi in Italia, ma abbiamo il dovere di essere contenti anche di queste piccole imprese piene di passione e buona volontà, che dovrebbero essere sostenute dai cittadini come dalle istituzioni. Elisa alza le spalle quando si parla di istituzioni, e spiega: “Ho provato a raccapezzarmi coi bandi per chiedere aiuti economici, ma a un certo punto mi sono detta o cucino o compilo bandi. Oppure assumo qualcuno per farlo, ma se potessi permettermelo non avrei bisogno del bando”.

La sopravvivenza di queste piccole imprese sta sempre appesa a un filo, per svariate ragioni: una burocrazia a dir poco barocca, un accesso al credito e una tassazione stabiliti da criteri troppo rigidi e fuorvianti. Eppure è ormai consolidato che le PMI hanno un ruolo decisamente significativo nella ripresa economica, perlomeno nei paesi dell’UE, allora sarebbe un grande passo avanti sostenerle agevolandone la gestione in modo da ridurre i costi, diversificando in modo realistico i regimi fiscali in modo da permetterne la sopravvivenza. Per cominciare.

meringheTra i se e i ma intanto si guarda avanti, si continua a progettare, a creare, a strutturare. Nessuno meglio dei 30-40enni sa che il mondo del lavoro è cambiato, loro sono cambiati, sono cambiati i loro bisogni, i loro diritti, la loro consapevolezza. Manca solo che cambino certe politiche economiche e sociali e riconoscano che questa generazione si è trovata improvvisamente e suo malgrado catapultata in un Paese delle Meraviglie pieno di paradossi, come Alice.

Alice però sapeva bene da dove veniva e dove in qualche modo sarebbe tornata. Conosceva la realtà molto meglio della Regina di Cuori, che ottusamente ne sottovalutava le potenzialità.

Ultimi commenti (1)
  • Roberto Temponi |

    Non ho lauree , ho alcune ” ripartenze ” di lavoro alle spalle e conseguenti esperienze , mi sono improvvisato pasticciere anch ‘ io , nessun credito , nessun aiuto , a volte mi sentivo più un sollevatore di pesi nel fronteggiare burocrazia , controlli ,adempimenti ecc… che un artigiano pasticciere . Non parliamo che ho dovuto farmi largo a vigorose spallate contrastando una concorrenza ai limiti delle garanzie legali e di libero mercato … Visti così , i due dott . sembrano vogliosi di fare , ma intravvedo o almeno mi sembra : ” si lo facciamo , ma non siamo compresi ” … Cari miei ” giovanotti ” il mercato si basa su ben definite regole naturali , girateci attorno come meglio credete , ma alla fine le regole son quelle … Quante notti insonni , quante soluzioni improvvisate e rivedute e l ‘ assenza di tempo per ” aggiustare il tiro ” . Beh ! … ancora qualche anno per una misera pensione . Senza andare nel libro delle meraviglie di Alice è stato duro ottenere dei risultati . Buona fiaba , ragazzi …