Luisa Rosti

Nel ’68 ero studentessa di Economia all’Università di Pavia (la più vicina a casa), dove adesso sono professoressa ordinaria. Insegno Economia del Lavoro nella laurea triennale ed Economia del Personale e di Genere nella magistrale. Insegno in italiano (anche agli studenti cinesi) e sono una valutatrice indulgente (anche con me stessa). Nel secolo scorso ho pubblicato “Femina OEconomica”. Il mio ultimo saggio è sul gender pay gap (in Gender & Society). Scrivo di stereotipi e discriminazione, di talento e istruzione, di selezione del personale e carriere, di imprenditorialità femminile e politiche di conciliazione. Mi piace fare formazione agli adulti, e la faccio. Sotto la giacca indosso, quando è il caso, una maglietta rosa con la scritta: “I believe in science”.
23 Gennaio 2023

Chi sono i neolaureati in smart working?

  I neolaureati che lavorano da remoto non sono pochi, non guadagnano meno degli altri, e non sono prevalentemente donne. Secondo l’ultimo Rapporto Almalaurea (2022), a 5 anni dal conseguimento del titolo lavorano in smart working[1] il 21% dei laureati magistrali a ciclo unico[2] e il 41% dei laureati magistrali biennali[3]. Gli occupati in smart working sono prevalentemente di genere maschile, hanno un contratto a tempo indeterminato nel settore privato dell’economia, esercitano professioni intellettuali e di elevata specializzazione, e sono più numerosi nei settori dell’informatica, della comunicazione, del credito e...

09 Gennaio 2023

Si può mai essere “troppo” istruiti?

  Le statistiche sull’occupazione definiscono “troppo istruiti” (overeducated) gli individui abbinati a posti di lavoro nei quali l’attività svolta non è coerente con il titolo di studio (ad esempio, un laureato che fa l’operaio); la loro presenza è rilevata statisticamente perché evidenzia uno spreco di risorse nell’ambito della pubblica istruzione. Secondo l’Istat, gli individui “sovraistruiti” sono “gli occupati che possiedono un titolo di studio superiore a quello maggiormente posseduto per svolgere quella professione”[1], e la loro percentuale, sul totale degli occupati in età 25-34 anni, è pari...

19 Dicembre 2022

Quanti sono i neolaureati senza lavoro?

  Avere una laurea aumenta la probabilità di occupazione, e non di poco (figura 1), ma anche se questa probabilità è andata crescendo nel corso dell’ultimo decennio[1], i dati mostrano che nel passaggio tra la scuola e il lavoro ci sono ampi spazi di miglioramento anche per i giovani più istruiti. Alcuni neolaureati,[2] infatti, sono ancora disoccupati tre anni dopo il conseguimento del titolo, e in Italia sono molti di più rispetto agli altri Paesi europei (figura 2). Figura 1. Tasso di occupazione dei giovani in età 15-34 anni per titolo di studio (a 1-3 anni dal conseguimento del titolo), 2021.   La...

14 Novembre 2022

Nel sud Italia le donne guadagnano più degli uomini?

  Prof, ma è possibile che i dati Istat siano sbagliati? NO Ma al Sud mi viene un gender pay gap NEGATIVO … cioè le donne guadagnano più degli uomini! Il gender pay gap (GPG) indica solitamente la differenza di genere nella retribuzione media oraria espressa in percentuale della retribuzione media maschile, e la sua disaggregazione per ripartizione geografica mostra effettivamente un valore positivo al Centro-Nord e un valore negativo al Sud e nelle Isole (Figura 1, Fonte: ns. el. su dati Istat [1]). Per leggere correttamente questi dati dobbiamo tener conto del fatto che la retribuzione media oraria usata per calcolare il...

24 Ottobre 2022

I nostri laureati sono troppo pochi

  I nostri laureati sono troppo pochi: solo una persona su 5 è laureata nel nostro Paese contro una media europea di una su 3. In Francia e Spagna, poi, i laureati sono il doppio dei nostri. Ma come influisce questa carenza di personale qualificato sul sistema produttivo italiano? Grafico: Persone con laurea sul totale della popolazione in età 25-64 anni - EU27 - 2021   Essendo così poche le persone con titolo di studio terziario nel nostro Paese non è sorprendente che anche la quota di laureati tra gli occupati dipendenti sia altrettanto esigua; infatti, siamo ultimi in graduatoria anche in questa classifica, non raggiungiamo...

19 Settembre 2022

Cosa sappiamo (e cosa non sappiamo) sulla gender pay gap

    Il gender pay gap (GPG) è una differenza di genere nella retribuzione che non dovrebbe esserci: anche se donne e uomini sono diversi, la loro diversità non giustifica la disparità di trattamento come gruppo, perché “differenza non significa carenza” (Diane Halpern 2011). Quando la fonte dei dati è l’Eurostat, il GPG è solitamente riferito alla retribuzione lorda oraria, ed è importante sottolineare che questo valore non misura tutta la differenza di genere nella retribuzione perché la Structure of Earnings Survey (SES), cioè la rilevazione da cui è ricavato, esclude l’intero settore agricolo, le imprese con meno...

29 Agosto 2022

Lavorare e studiare: l’impegno è maggiore, ma la retribuzione ripaga

    Lavorare durante il percorso di studi, paga. Nel Rapporto AlmaLaurea 2022 l’indicatore sulla condizione occupazionale dei laureati consente di distinguere due gruppi di individui: quelli che hanno iniziato a lavorare solo dopo il completamento degli studi e quelli che invece erano già occupati al momento di concludere il percorso di laurea magistrale. In entrambi i casi gli individui sono laureati, e sono occupati al momento della rilevazione, un anno dopo la laurea; ciò che li differenzia è solo il fatto che gli appartenenti al primo gruppo erano occupati già prima di conseguire il titolo di studio, mentre gli appartenenti...

25 Luglio 2022

Voto di laurea e prima retribuzione: i bravi sono ben pagati?

    Da qualche tempo, il voto di laurea e la retribuzione dei laureati sembrano andar crescendo di pari passo, lentamente ma costantemente (Figura 1). Prendiamo, ad esempio, la serie storica dal 2009 al 2021 del voto medio di laurea e della retribuzione media mensile netta dei laureati dei percorsi di laurea magistrale biennale (escluse quelle a ciclo unico) a un anno dal conseguimento del titolo:   Questa relazione positiva tra la valutazione accademica e quella del mercato del lavoro non è sorprendente: voti più alti possono indicare sia le maggiori competenze acquisite (secondo la teoria del capitale umano) sia la maggior...

11 Luglio 2022

Quanto i tatuaggi ti penalizzano sul lavoro?

  Le persone tatuate ricevono lo stesso trattamento di quelle non tatuate sul mercato del lavoro? I tatuaggi hanno un impatto sulle prospettive occupazionali? Quali sono gli stereotipi più comuni associati ai tatuaggi? Quelli negativi come promiscuità, uso di droghe, crimine ecc. (Timming et al. 2017) o quelli positivi che li considerano una manifestazione artistica (body art) e un segnale di creatività (Jibuti 2018)? Il problema non è trascurabile perché i tatuaggi sono sempre più diffusi sia in Europa sia in Italia, e se in origine erano limitati a pochi gruppi specifici (ad esempio marinai, galeotti e membri di alcune bande...

16 Maggio 2022

L'Italia è ancora il Paese del posto fisso

    Quanto durano mediamente i rapporti di lavoro? Quante persone restano occupate presso la stessa azienda per più di 10 anni? Quali sono i vantaggi di una relazione di lunga durata per le imprese e per i dipendenti? In Italia un rapporto di lavoro dipendente dura in media 12 anni (sia per gli uomini sia per le donne); nessun Paese europeo ci supera, e la media OECD si attesta a 8 anni.     Il primato italiano nella durata dei rapporti di lavoro è confermato anche dai dati Eurostat: l’Italia è terza in classifica per numero di occupati che lavorano alle dipendenze dello stesso datore da più di 10 anni; come noi superano...