Luisa Rosti

Nel ’68 ero studentessa di Economia all’Università di Pavia (la più vicina a casa), dove adesso sono professoressa ordinaria. Insegno Economia del Lavoro nella laurea triennale ed Economia del Personale e di Genere nella magistrale. Insegno in italiano (anche agli studenti cinesi) e sono una valutatrice indulgente (anche con me stessa). Nel secolo scorso ho pubblicato “Femina OEconomica”. Il mio ultimo saggio è sul gender pay gap (in Gender & Society). Scrivo di stereotipi e discriminazione, di talento e istruzione, di selezione del personale e carriere, di imprenditorialità femminile e politiche di conciliazione. Mi piace fare formazione agli adulti, e la faccio. Sotto la giacca indosso, quando è il caso, una maglietta rosa con la scritta: “I believe in science”.
19 Settembre 2022

Cosa sappiamo (e cosa non sappiamo) sulla gender pay gap

    Il gender pay gap (GPG) è una differenza di genere nella retribuzione che non dovrebbe esserci: anche se donne e uomini sono diversi, la loro diversità non giustifica la disparità di trattamento come gruppo, perché “differenza non significa carenza” (Diane Halpern 2011). Quando la fonte dei dati è l’Eurostat, il GPG è solitamente riferito alla retribuzione lorda oraria, ed è importante sottolineare che questo valore non misura tutta la differenza di genere nella retribuzione perché la Structure of Earnings Survey (SES), cioè la rilevazione da cui è ricavato, esclude l’intero settore agricolo, le imprese...

29 Agosto 2022

Lavorare e studiare: l’impegno è maggiore, ma la retribuzione ripaga

    Lavorare durante il percorso di studi, paga. Nel Rapporto AlmaLaurea 2022 l’indicatore sulla condizione occupazionale dei laureati consente di distinguere due gruppi di individui: quelli che hanno iniziato a lavorare solo dopo il completamento degli studi e quelli che invece erano già occupati al momento di concludere il percorso di laurea magistrale. In entrambi i casi gli individui sono laureati, e sono occupati al momento della rilevazione, un anno dopo la laurea; ciò che li differenzia è solo il fatto che gli appartenenti al primo gruppo erano occupati già prima di conseguire il titolo di studio, mentre gli...

25 Luglio 2022

Voto di laurea e prima retribuzione: i bravi sono ben pagati?

    Da qualche tempo, il voto di laurea e la retribuzione dei laureati sembrano andar crescendo di pari passo, lentamente ma costantemente (Figura 1). Prendiamo, ad esempio, la serie storica dal 2009 al 2021 del voto medio di laurea e della retribuzione media mensile netta dei laureati dei percorsi di laurea magistrale biennale (escluse quelle a ciclo unico) a un anno dal conseguimento del titolo:   Questa relazione positiva tra la valutazione accademica e quella del mercato del lavoro non è sorprendente: voti più alti possono indicare sia le maggiori competenze acquisite (secondo la teoria del capitale umano) sia...

11 Luglio 2022

Quanto i tatuaggi ti penalizzano sul lavoro?

  Le persone tatuate ricevono lo stesso trattamento di quelle non tatuate sul mercato del lavoro? I tatuaggi hanno un impatto sulle prospettive occupazionali? Quali sono gli stereotipi più comuni associati ai tatuaggi? Quelli negativi come promiscuità, uso di droghe, crimine ecc. (Timming et al. 2017) o quelli positivi che li considerano una manifestazione artistica (body art) e un segnale di creatività (Jibuti 2018)? Il problema non è trascurabile perché i tatuaggi sono sempre più diffusi sia in Europa sia in Italia, e se in origine erano limitati a pochi gruppi specifici (ad esempio marinai, galeotti e membri di alcune...

16 Maggio 2022

L'Italia è ancora il Paese del posto fisso

    Quanto durano mediamente i rapporti di lavoro? Quante persone restano occupate presso la stessa azienda per più di 10 anni? Quali sono i vantaggi di una relazione di lunga durata per le imprese e per i dipendenti? In Italia un rapporto di lavoro dipendente dura in media 12 anni (sia per gli uomini sia per le donne); nessun Paese europeo ci supera, e la media OECD si attesta a 8 anni.     Il primato italiano nella durata dei rapporti di lavoro è confermato anche dai dati Eurostat: l’Italia è terza in classifica per numero di occupati che lavorano alle dipendenze dello stesso datore da più di 10 anni;...

11 Aprile 2022

Giovani e mercato del lavoro: tutto il peggio è per loro

  Tutti gli indicatori del mercato del lavoro convergono nel dimostrare che il nostro Paese è molto meno accogliente nei confronti dei giovani rispetto agli altri Paesi europei. Il tasso di disoccupazione nella classe d’età 15-29 anni è tra i più alti d’Europa: 22,1% contro il 13,3% della media EU27 (2020). È pur vero che Spagna e Grecia fanno peggio di noi (29,2% e 29,8% rispettivamente), ma il problema è comune a tutte le età, non riguarda solo i giovani; questi Paesi infatti sono in testa alla graduatoria anche nella fascia 50-64 anni, mentre nella stessa classe d’età il tasso di disoccupazione italiano è...

31 Gennaio 2022

Che lavoro fanno i giovani che lavorano?

    L’Italia è attualmente il Paese più anziano dell’Unione europea[1], e questa caratteristica demografica si riflette anche sull’occupazione: la quota dei giovani sul totale degli occupati nel nostro Paese è infatti la più bassa d’Europa (Figura 1). Questa già esigua quota di lavoratori con meno di 40 anni (33% contro 40% della media europea) si riduce ulteriormente se si considerano le sole professioni ad elevata specializzazione[2], allargando così il divario tra l’Italia e tutti gli altri Paesi europei (27% vs. 39%). Figura 1 – Quota di giovani (15-39) sul totale degli occupati (15 e più) – EU27 -...

10 Gennaio 2022

Svezia 2021: la discriminazione adesso è un problema per gli uomini

    Nelle classifiche internazionali sull’uguaglianza di genere la Svezia si posiziona sempre tra i Paesi più virtuosi[1], anche per effetto delle leggi e delle politiche che da tempo sostengono le pari opportunità e incentivano la partecipazione femminile al mercato del lavoro[2]. Tra tanti indicatori positivi della parità di genere c’è però una non trascurabile eccezione: la segregazione occupazionale. Anche in Svezia, infatti, le professioni di meccanico, camionista, magazziniere, tecnico informatico, ecc. sono svolte prevalentemente da uomini, mentre le professioni di infermiera, cassiera, addetta alle pulizie,...

21 Dicembre 2021

Dirigenti: poche, poco pagate e poco propense a candidarsi per fare carriera

    In Italia i dirigenti sono pochi: 1,4 per ogni 100 dipendenti nel settore privato, il valore più basso in Europa dopo quello del Belgio (Figura 1). Tra questi pochi, le donne sono solo una su quattro (Figura 2), e guadagnano poco più della metà dei loro colleghi di genere maschile. Il differenziale retributivo annuo tra i dirigenti e le dirigenti che lavorano a tempo pieno è infatti pari al 41%, il valore più alto in Europa (Figura 3)[1].   Secondo la classificazione internazionale delle occupazioni i dirigenti “pianificano, dirigono, coordinano e valutano le attività di imprese, governi e altre...

06 Dicembre 2021

Professionisti, ecco perché le donne guadagnano meno dei colleghi

    Una psicologa, una dietologa, un’avvocata, una veterinaria possono svolgere la loro attività alle dipendenze di un datore di lavoro o in modo autonomo, come libere professioniste. In Italia la quota delle occupate che lavorano in proprio nell’ambito delle professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione è pari al 22% del totale, e sale fino al 27% se si restringe l’insieme alle sole laureate (Figura 1). Figura 1 – Laureate occupate come indipendenti nelle professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione, in % del totale delle laureate occupate nello stesso gruppo...