Lavoro: la laurea serve (e si vede)

 

Prof, è vero che la laurea non serve per trovare lavoro?

No, non è quello che ci dicono i dati.

Dal 2002 ad oggi tutto l’incremento di occupazione dei giovani con meno di 25 anni è dovuto alle laureate e ai laureati; i diplomati restano stabili, e i giovani senza diploma si riducono in misura consistente (Figura 1). La variazione più marcata si osserva per la componente femminile: le laureate sono aumentate del 400% mentre le giovani senza diploma si sono ridotte del 77%; in valori assoluti le laureate passano da 12.000 nel 2002 a 62.000 nel 2022, mentre le diplomate calano da 415.000 a 328.000. Anche la componente maschile segue lo stesso andamento, con variazioni di poco inferiori a quelle della componente femminile: i laureati aumentano del 365%, mentre i giovani senza diploma calano del 67%.

Figura 1 – Variazione percentuale degli occupati con meno di 25 anni per sesso e titolo di studio – 2002-2022.

Fonte: ns. el. su dati Eurostat

Per l’occupazione totale la situazione non cambia

Similmente, considerando l’aggregato degli occupati in età 15-74 anni invece della sola componente giovanile (Figura 2), si osserva che tutto l’incremento di occupazione dal 2002 ad oggi è dovuto al genere femminile, che aumenta del 19%, mentre l’occupazione maschile cala leggermente (2%). Aumentano in particolare le laureate (140%) e i laureati (63%), a fronte di una consistente riduzione degli occupati senza diploma (33%) e di un più modesto aumento dei diplomati (21%).

In valori assoluti possiamo dire che gli occupati con laurea sono raddoppiati dal 2002 ad oggi (passando da 2.826.000 a 5.595.000), mentre le persone senza diploma hanno subito un netto calo (da 9.990.000 a 6.672.000), pur restando ancora in maggioranza rispetto ai laureati. Dunque la laurea serve per trovare lavoro.

Figura 2 – Variazione percentuale degli occupati in età 15-74 anni per sesso e titolo di studio – 2002-2022.

Fonte: ns. el. su dati Eurostat

I nostri laureati sono ancora troppo pochi

Prof, ma se i laureati sono aumentati così tanto, allora è vero che adesso ce ne sono troppi!

 No. Non è quello che ci dicono i dati.

I dati ci dicono che i nostri laureati sono ancora toppo pochi. Con una quota di laureati pari al 20% della popolazione in età 25-64 anni siamo infatti ultimi nella graduatoria dei 38 Paesi OECD[1]. Tutti hanno più laureati di noi: il Messico, la Turchia, la Colombia, la Costarica, il Cile e così via risalendo la classifica fino ai Paesi in cui più della metà della popolazione è laureata: Regno Unito, Lussemburgo, Stati Uniti, ma anche Irlanda, Giappone e Corea. In Canada i laureati superano il 60%; i nostri laureati dovrebbero raddoppiare in un istante per uguagliare la media dei Paesi OECD, e anche se triplicassero non raggiungerebbero comunque il livello del Canada. Ci sono dunque ampi spazi di miglioramento, prima che si possa dire che i nostri laureati sono “troppi”.

Prof, però si sente sempre dire che i datori di lavoro cercano falegnami, idraulici, camerieri, bagnini … mica laureati

La percezione della realtà è legata a processi cognitivi di natura personale … ma il problema si pone quando queste opinioni hanno risonanza mediatica e diventano percezione sociale; in tal caso, infatti la sopravvalutazione del numero di laureati potrebbe indurre alcuni giovani diplomati a concludere anzitempo il loro percorso formativo, peggiorando la posizione del nostro Paese nel contesto internazionale. Inoltre, la sottovalutazione delle prospettive occupazionali dei neolaureati potrebbe influire sulle loro attuali retribuzioni, portandoli a ridimensionare sia le richieste salariali sia le aspettative di carriera (Ana Rute Cardoso et al. 2016).

[1] Education at a Glance 2022

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  • Gianluca |

    È il mercato a chiedere più laureati oppure sono aumentati i laureati che chiedono lavoro? Non capisco!

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