Violenza di genere, a Pesaro il festival “Percorsi” per cambiare prospettiva «con il naso all’insù»

Oggi una donna che subisce violenza non è più costretta a sposare il suo stupratore per salvare il proprio onore. Oggi lo stupro è riconosciuto dalla legge come un reato contro la persona e non contro la morale pubblica. Oggi la parola “femminicidio” comincia a non essere più un tabù. Il cambiamento culturale richiede tempo e spazio: non evolve se non parte dai luoghi di prossimità, non attecchisce su terreni più ampi se non riconosce la violenza vicina. Perché ogni trasformazione collettiva nasce prima di tutto nei territori, nelle comunità, nelle occasioni di confronto capaci di generare consapevolezza.

Da questa convinzione prende forma Percorsi, il festival promosso dall’associazione Percorso Donna che, dal 3 al 9 maggio, ha portato a Pesaro un’intera settimana di incontri, testimonianze, spettacoli, arte e dialogo dedicati alla cultura della parità e alla prevenzione della violenza di genere. Giunto alla sua ottava edizione, il festival è diventato negli anni un appuntamento di riferimento per il territorio marchigiano, consolidando il proprio ruolo come spazio di sensibilizzazione, partecipazione e confronto aperto alla cittadinanza.

Costruire uno sguardo condiviso

«Siamo arrivate all’ottava edizione di Percorsi e ogni anno abbiamo voluto affrontare tematiche diverse connesse alla violenza di genere», spiega ad Alley Oop la presidente dell’associazione Mariangela Siepi, che aggiunge: «Il festival rientra nell’attività di sensibilizzazione della nostra associazione, è un’attività fondamentale perché diretta a far conoscere a tutte le persone le dinamiche con cui la violenza maschile contro le donne si manifesta e anche le conseguenze devastanti che ne derivano a livello sociale, non solo per le donne, ma per tutta la collettività». Un lavoro culturale che, come sottolinea Siepi, parte proprio dalla costruzione di uno sguardo condiviso sulla realtà quotidiana: «La consapevolezza acquisita tramite la sensibilizzazione permette già di guardare ciò che ci circonda con un’ottica di genere e di essere parte di un cambiamento culturale. Riconoscere nella propria quotidianità le disparità e le violenze di genere normalizzate dalla cultura patriarcale è importantissimo per contrastare alle radici un fenomeno ancora strutturale».

«Un riflettore di genere» per fare luce nelle disparità

Nel tempo, Percorsi ha scelto di affrontare i temi legati alla cultura del rispetto e della parità attraversando linguaggi e ambiti diversi – dal lavoro alla politica, dallo sport all’arte, passando per istruzione, teatro e cinema – con l’obiettivo di costruire occasioni di confronto accessibili e partecipate. «Vogliamo tenere acceso un riflettore di genere nei diversi ambiti della società e abbiamo scelto di farlo usando gli strumenti di comunicazione propri di quei settori: panel, rappresentazioni cinematografiche e teatrali, eventi sportivi, mostre e molto altro», ha spiegato la presidente Mariangela Siepi. Un’iniziativa che ha le sue radici nel lavoro quotidiano dell’associazione sul territorio di Pesaro e Urbino: dal 2009 Percorso Donna si occupa di prevenzione e contrasto alla violenza di genere, collabora con il centro antiviolenza “Parla con Noi” – offrendo supporto psicologico, legale e percorsi di accoglienza alle donne vittime di violenza – e porta avanti attività di sensibilizzazione e formazione sul territorio, nelle scuole e nel mondo del lavoro.

«Il Festival nasce nel 2019 come celebrazione dei dieci anni di Percorso Donna – racconta Laura Martufi, co-direttrice del Festival – Perché abbiamo capito che la sensibilizzazione è necessaria non solo per stare vicino alle donne che si rivolgono al centro antiviolenza, ma per far comprendere a tutta la cittadinanza cosa significa violenza e quali sono i meccanismi che stanno alla base di questi fenomeni». Da allora Percorsi è diventato il principale evento di sensibilizzazione dell’associazione, con l’obiettivo di «valorizzare i cammini delle donne, i percorsi che attraversano nelle loro vite, tutti diversi ma tutti importanti da ricordare e celebrare». Un impegno che si traduce anche in gesti simbolici permanenti, come il “posto occupato” inaugurato nel teatro della città e presente in tutti gli eventi del festival. «È il nostro modo per ricordare le donne vittime di femminicidio, quelle che oggi non possono più occupare un posto nella società – spiega Martufi – Parlare di femminicidio significa anche interrogarsi su tutto ciò che sta sotto la punta dell’iceberg della violenza: le disparità, il controllo, le forme di sopraffazione normalizzate nella quotidianità».

«Con il naso all’insù», cambiare prospettiva sulla violenza

«Con il naso all’insù» è il tema scelto per l’edizione 2026: in una società che corre continuamente, che misura il valore delle persone in termini di produttività, velocità e performance, fermarsi può diventare un gesto rivoluzionario. Alzare lo sguardo, osservare ciò che accade intorno a noi, ascoltare davvero le emozioni, le disparità e le violenze che attraversano la quotidianità: «Un invito a rallentare e cambiare prospettiva – afferma Martufi – Abbiamo sentito il bisogno di dire: fermiamoci». Un messaggio che attraversa l’intero festival e che si traduce nella volontà di costruire occasioni capaci di generare ascolto, consapevolezza e partecipazione collettiva attraverso tre azioni chiave: osservare, ascoltare e approfondire. Lo spettacolo comico-satirico “Bambolotto” di Maura Bloom ha inaugurato il fitto calendario di appuntamenti, utilizzando l’ironia e il ribaltamento degli stereotipi per riflettere sui modelli culturali che influenzano ancora oggi la rappresentazione delle donne. Un punto di partenza coerente con il tema: fermarsi a guardare ciò che spesso viene normalizzato nella quotidianità.

Lo stesso sguardo attraversa anche NOT A FLOWER, la mostra ospitata alla Galleria Rossini e pensata come uno spazio aperto e attraversabile per tutta la durata del festival, insieme all’evento musicale all’Ex Chiesa dell’Annunziata dedicato alla presenza femminile nella musica. Due appuntamenti che, attraverso immagini, suoni e partecipazione, hanno lavorato sul tema dell’ascolto e della rappresentazione, mettendo al centro esperienze e prospettive spesso marginalizzate. Il rapporto tra rappresentazione e responsabilità collettiva è stato poi al centro della giornata dedicata alla formazione e all’informazione.

Dall’incontro con le scuole per gli 80 anni del diritto di voto alle donne alla collaborazione con Prime Minister Urbino, fino all’incontro di formazione “Femminicidio e stereotipi di genere sui media: per un giornalismo consapevole e rispettoso”, dedicata al ruolo della stampa nel racconto della violenza maschile contro le donne e all’impatto che linguaggio, titoli e narrazioni hanno nel consolidare o contrastare gli stereotipi culturali. Un confronto in cui anche Alley Oop ha portato la sua esperienza, insieme a Donata Columbro, Luca Dini, Lella Mazzoli, Alessandra Pierini e Agnese Testadiferro: voci diverse che fanno parte del mondo giornalistico,  accomunate dal riconoscere – e portare avanti – la necessità di costruire un’informazione più consapevole, capace di denunciare le dinamiche culturali che stanno alla base della violenza di genere. Spazio anche alla discussione su nuovi modelli di maschilità nel confronto “Uomini che parlano di emozioni senza filtri, oltre gli stereotipi” tra il sociologo Manolo Farci; Claudio Nader, fondatore di Osservatorio Maschile e Monica Martinelli della casa editrice Settenove. A chiudere il festival, con Irene Facheris, formatrice esperta di gender studies, una consapevolezza precisa: “Siamo tutte e tutti coinvolti”. 

Il legame con il territorio

Anche nell’ultima edizione, il legame con il territorio resta uno degli elementi centrali di Percorsi. Non solo perché nasce e cresce nella provincia di Pesaro e Urbino, ma perché il suo obiettivo è portare il tema del contrasto alla violenza di genere e delle pari opportunità dentro la quotidianità delle persone, trasformando la sensibilizzazione in strumenti concreti di consapevolezza. «Molti pensano al femminicidio come alla punta dell’iceberg – spiega ad Alley Oop Elisabetta Furlani, co-direttrice dei Percorsi – Ma la domanda che ci viene posta più spesso è: cosa possiamo fare, nel quotidiano, per contrastare la violenza di genere?». È proprio da questa esigenza che nasce la volontà di costruire appuntamenti accessibili alla cittadinanza, capaci di coinvolgere uomini e donne attraverso esperienze, dialoghi e pratiche che possano essere riportate nella vita di tutti i giorni. «Il Festival porta a Pesaro e nei comuni limitrofi esperienze, ospiti e buone pratiche provenienti da realtà nazionali diverse – conclude Furlani – Così da creare un ponte tra il territorio e chi, in ambiti differenti – dall’informazione alla cultura, fino all’educazione e all’attivismo – lavora ogni giorno sul contrasto alla violenza di genere».

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