WeWorld Festival: a Milano tre giorni tra diritti, il voto alle donne e una parità ancora da costruire

Tre giorni di talk, performance, anteprime cinematografiche, reading, laboratori, fotografia, musica e attivazione collettiva per attraversare i temi più urgenti del presente: diritti, corpi, relazioni, nuove generazioni, guerra, ambiente e rappresentazione. Non solo incontri, ma uno spazio culturale vivo e partecipato, in cui linguaggi diversi si intrecciano per costruire immaginari più inclusivi.

Dal 15 al 17 maggio 2026, torna a Base Milano il WeWorld Festival, dal titolo “Unite e Plurali — meglio parlarne prima che mai”, un invito «a riconoscere e attraversare le differenze senza semplificarle, costruendo alleanze capaci di generare cambiamenti concreti», spiega la direttrice del Festival, Greta Nicolini. Accanto ai talk con scrittrici, attiviste, artiste, giornaliste e ricercatrici, il Festival amplia quest’anno il programma dedicato a performance dal vivo, cinema, pratiche partecipative e laboratori aperti al pubblico, con numerose anteprime italiane e produzioni speciali.

Ad animare questa edizione ci saranno la scrittrice e giornalista Claudia De Lillo (@Elasti), la scrittrice Lidia Ravera, la giornalista Sara Zambotti, il fotografo Alex Majoli, lo scrittore Jonathan Bazzi, le attrici Chiara Becchimanzi e Alice Mangione, l’economista Azzurra Rinaldi, la scrittrice Chiara Alessi, la giornalista Giulia Siviero, le attiviste Pegah Moshir Pour e Alessia Nobile, la ginecologa Chiara Gregori, la community Mica Macho e molte altre voci, inclusa quella di Alley Oop, in due appuntamenti.

Alley Oop al Festival: gli 80 anni del voto alle donne e la sfida (da vincere) dell’AI

Il primo, in calendario sabato 16 maggio alle ore 12, partirà dagli ottant’anni dal voto alle donne per raccontare cosa significa oggi contare davvero nella democrazia, mettendo in dialogo storia, economia e attivismo. Moderato dalla giornalista e coordinatrice di Alley Oop, Chiara Di Cristofaro, l’incontro vedà la partecipazione di Pegah Moshir Pour, scrittrice e attivista italo-iraniana, di Darya Majidi (Presidente UN Women Italy), di Anna Maria Tarantola, vice presidente Fondazione Giulia Cecchettin, di Chiara Gregori, ginecologa e autrice e di Carlotta Cossutta, ricercatrice in Filosofia politica.

Il secondo incontro, in programma domenica 17 maggio dalle 15 alle 17.30 sarà una masterclass dal titolo “Come spiegare il femminismo a un software (e cosa impariamo nel farlo)”, con la docente Mafe de Baggis, digital strategist, copywriter e ricercatrice indipendente, in cui sarà ospitato un intervento di Simona Rossitto, giornalista Sole 24 Ore Radiocor, autrice Alleyoop e coautrice di ‘Nessuna fuori dal Codice’ (edizioni Il Sole 24 Ore). Si dice che le AI debbano essere “allineate”, ma allineate a chi, e a quale idea di neutralità? Un laboratorio pratico per provare a spiegare il femminismo a un software, negoziando insieme linguaggi, fonti e punti di vista.

La due giorni di eventi, incontri, mostre e performance

Tra gli appuntamenti più attesi: l’anteprima italiana del documentario How To Build a Library, il reading performativo Letters from Gaza con Lidia Ravera, il monologo inedito di Alice Mangione, lo spettacolo Il Cuore Inverso dedicato alle donne della Resistenza e la proiezione speciale di Everyday in Gaza, il cortometraggio prodotto da WeWorld e vincitore del David di Donatello.
Il Festival ospiterà inoltre presentazioni editoriali e format originali pensati appositamente per questa edizione: dalla prima volta al WeWorld Festival Milano di Sebben che siamo donne, i giornali li leggiamo, la rassegna stampa live ideata da Claudia De Lillo (@Elasti) e Sara Zambotti, fino alla presentazione di Supernova di Nina Gigante e di Ogni Sfida è Vita, il nuovo libro della campionessa paralimpica Monica Boggioni, presentato a Milano per la prima volta.

Grande spazio anche alla fotografia contemporanea con due progetti espositivi che intrecciano fotografia documentaria, partecipazione e racconto sociale. Dentro le periferie riunisce gli sguardi del fotografo Magnum Alex Majoli e delle fotografe Arianna Arcara, Camilla Miliani e Cecilia Vaccari in un racconto visivo delle marginalità urbane italiane, tra periferie, adolescenza e trasformazione sociale. Dream Big, realizzato dalla fotografa Gaia Squarci insieme a ragazze e ragazzi coinvolti nei programmi di WeWorld in Kenya, esplora invece il ruolo delle nuove generazioni nella promozione della parità di genere e nella lotta alle discriminazioni attraverso immagini, video e fotografia partecipata.

Una cultura della parità che nasce dall’impegno comune

«Da 16 anni WeWorld sceglie di fare un festival sulla parità di genere perché crediamo che il cambiamento non passi solo dagli interventi diretti, ma anche dalla capacità di trasformare la società nel suo insieme. Le disuguaglianze di genere nascono da strutture profonde, spesso invisibili, che limitano diritti, opportunità e libertà: per questo lavoriamo ogni giorno accanto a donne e ragazze nei contesti più complessi, ma allo stesso tempo investiamo in prevenzione, sensibilizzazione e advocacy. Il Festival è parte di questo impegno: uno spazio pubblico in cui aprire conversazioni, mettere in discussione ciò che diamo per scontato e costruire una cultura della parità e del rispetto che coinvolga tutte e tutti», ha detto Marco Chiesara, presidente di WeWorld.

«“Unite e Plurali” è un invito a riconoscere che nessuna conquista è davvero individuale: le lotte delle une sono sempre, in qualche modo, le lotte di tutte. In un presente attraversato da polarizzazioni e nuovi linguaggi d’odio, crediamo sia urgente riaprire spazi di parola, educazione e ascolto, soprattutto per le nuove generazioni. “Meglio parlarne prima che mai” è una presa di posizione: parlare oggi di diritti, relazioni ed educazione affettiva significa scegliere di non rimandare. Per questo la “e” è forse la lettera più femminista dell’alfabeto: perché unisce, include, mette in relazione. E ci ricorda che il futuro si costruisce insieme», commenta Greta Nicolini, direttrice WeWorld Festival Milano.

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