Girls don’t code: le ragazze hanno alte capacità digitali, ma non programmano

Le europee tra i 16 e i 19 anni hanno alte competenze digitali, ma poche tra loro hanno provato a programmare. Non solo le under 20 mostrano skill  superiori rispetto alla popolazione generale, ma in particolare anche rispetto ai coetanei. La grande maggioranza di loro – quasi l’80% se si considerano tutti i residenti nel continente con accesso a internet – sa spostare file tra cartelle, device e nel Cloud. Il 75,2% usa software di scrittura e il 71,5% può creare e integrare file di testo, immagine, animazione e suono. Inoltre, negli scorsi mesi, il 62,4% ha editato foto, video o audio e il 52% ha utilizzato fogli di calcolo.

Queste le ultime stime Eurostat pubblicate qualche giorno fa che restituiscono l’immagine su scala continentale di come le giovani utilizzavano gli strumenti digitali nel 2025. Le rilevazioni più recenti confermano la tendenza degli ultimi anni: in Europa le ragazze sanno utilizzare bene la tecnologia. Ma se non mancano loro le capacità, scarseggiano invece le opportunità. Anche solo considerando il quadro in cui si trova l’Unione, la quota di quelle che hanno scritto un codice o programmato resta infatti meno della metà di quella registrata tra i loro coetanei. Per la precisione, stiamo parlando di percentuali rispettivamente del 10% e del 19,8%. Inoltre, seppure le bambine mostrano interesse per il tech, la loro attenzione e curiosità verso questi ambiti cala significativamente già entro i 14 anni.

A tenere quante hanno meno di 20 anni lontane da attività di creazione e coding non sono (più) questioni legate a una carenza di competenze o di attenzione iniziale. Anzi, le europee registrano capacità di problem solving digitale pari a quelle dei giovani europei. A frenarle oggi sono il persistere di barriere di natura culturale e strutturale. Ostacoli esterni a cui poi si aggiungono, in parte proprio conseguenza di questi, una scarsa confidenza nella possibilità di svolgere queste attività. E il diffondersi dell’idea che si tratti di ambienti troppo tecnici per loro. Insomma, un gender gap alimentato da scarsa fiducia personale e mancanza di senso di appartenenza.

Capacità digitali nell’Unione europea 2025 (tutti gli individui e under 20 divisi per genere)

Le barriere non sono solo un “contrattempo” per le ragazze

Girls don’t code. Le ragazze non programmano. Non per mancanza di attitudine né tantomeno di strumenti a disposizione: per esempio, l’Ai se conosciuta e utilizzata opportunamente potrebbe rappresentare un elemento equalizzante potentissimo in questo senso. Ma perché il loro interesse evapora prestissimo. È importante ricordare che alle scuole elementari le studentesse hanno la stessa curiosità verso gli strumenti digitali dei compagni di classe. Eppure la propensione femminile verso la tecnologia declina drasticamente già tra la fine delle scuole primarie e i primi anni delle scuole secondarie di primo grado. E da qui impatta profondamente le scelte successive di studio e carriera. In altre parole: quando si trovano a muovere i loro primi passi nel mondo dei “grandi”, la maggior parte delle giovani ha già abbandonato anche solo l’idea di considerare e meglio comprendere le opportunità del settore.

Oltre a impattare il piano individuale – l’emancipazione, indipendenza e autonomia delle ragazze -, su scala continentale questa tendenza colpisce la competitività e capacità di innovazione degli Stati. Un tema particolarmente critico specialmente oggi, visto l’avvicinarsi del traguardo posto dall’Unione di raggiungere entro il 2030 i 20 milioni di specialisti Ict attivi nei suoi confini. Per quanto infatti siano raddoppiati in un ventennio gli addetti siamo poco oltre la metà del limite fissato dell’iniziativa europea per il decennio digitale.

Un potenziale poco utilizzato

Sul totale, le professioniste non raggiungono il 20%. Di fatto le donne non solo restano un potenziale ancora poco utilizzato, ma per il momento nemmeno opportunamente coltivato come risorsa per il futuro. Da una parte, sono infatti molto incoraggianti i dati sulle competenze digitali generali delle giovani europee. Dall’altra persistono i fattori (conosciuti) che frenano la loro crescita nel comparto. E raffreddano da molto presto, quando non spengono proprio del tutto, interesse e curiosità verso questi  settori. Ambiti che, tra l’altro, continuano a essere dipinti (spesso a torto), come esclusivamente tecnici*, poco creativi e, in generale, respingenti.

A confermarlo, ancora i dati Eurostat: le ragazze sono molto attive nella produzione online, nel creare contenuti digitali o progettare presentazioni di diversa natura. Ma restano indietro quando si parla di programmare gli strumenti. Scriveva in novembre CodeWeek Eu (movimento partecipativo europeo per incoraggiare l’esplorazione di programmazione, creatività e problem solving): «il divario appare nel passaggio dal consumare e manipolare strumenti digitali al crearli». In quest’ottica, poi, intervenire per supportare le giovani «non significa escludere i ragazzi. Bensì ampliare il bacino europeo di talenti. Più ragazze coinvolte oggi significano più innovatrici, creatrici, ingegnere, designer e leader digitali domani».

Visibilità e fiducia nelle proprie capacità

Rallentate da limiti culturali pervasivi, approcciando il mondo digitale le ragazze si confrontano anche con bassi livelli di fiducia nelle loro capacità. Alcuni anni fa già lo studio Unesco “Cracking the Code” notava come nelle Stem anche quando le performance delle giovani eccedono quelle dei ragazzi, le prime sottovalutano i loro risultati. Ad aggravare la situazione, il persistere di una visibilità scarsa: le under 20 non si vedono impegnate in carriere digitali. Né trovano modelli di ruolo femminile a cui fare riferimento o ispirarsi. Dalle posizioni junior, in su fino ai ruoli di leadership.

La somma di tutti questi elementi getta benzina sul fuoco nel far percepite gli ambienti di lavoro nel tech (che purtroppo in tantissime istanze ancora effettivamente sono) come distanti e inospitali. E, quindi, previene moltissime anche dal solo avvicinarcisi.

Coltivare la consapevolezza di poter incidere

Date queste premesse appare chiaro allora che volendo coinvolgere nel Ict le ragazze in modo più equilibrato e partecipato, non basta solo una maggiore esposizione alla tecnologia. Bisogna rendere rilevante l’esperienza della creazione digitale. Evidenziando come la tecnologia possa connettere interessi e campi diversissimi – dall’arte, alla comunicazione, al fashion all’impegno sociale (secondo gli studi Ocse, sarebbe proprio la sensazione di poter incidere e di poter fare la differenza a spingere i giovani in generale e le ragazze in particolare ad appassionarsi, esplorare e approfondire le loro competenze in certi settori).

Una generazione di donne che conoscono gli ambienti digitali non da semplici “visitatrici” o utilizzatrici ma da partecipanti attive, incide sulle opportunità individuali. E, in un’ottica espansa, risponde al bisogno europeo di sviluppo del settore. A prescindere di maggiori numeri di addetti, il comparto ha bisogno di nuove idee e prospettive che proprio una creatività al momento inesplorata può portare. Perché, ripetiamolo: l’Ict in Europa è ancora fortemente maschile. E rimangono poche le europee che riescono ad immaginarsi in ruoli di programmatrici o creatrici.

Lo squilibrio europeo da sanare

Il gap da colmare è per il momento profondo ovunque nel continente. Guardando nello specifico a quanti europei sotto i 20 anni hanno provato a scrivere codici, infatti solo Cipro registra percentuali tra le ragazze superiori rispetto a quelle dei ragazzi (4,3 punti percentuali). Per il resto la bilancia è sbilanciata sempre al contrario. Le differenze minori si trovano in Bulgaria (0,2 punti percentuali), Lettonia (1,6) e Romania (2,4). E quelle massime sono state riscontrate in Portogallo (26,6 punti percentuali di distacco tra ragazzi e ragazze). Preceduto da Belgio (17,9 punti) e Slovacchia (17,4).

Popolazione tra i 16 e 19 anni che ha programmato nel 2025 (media Ue e Stati)

* Qualche mese fa l’esperta Rebecca Taylor, in dialogo con Alley Oop, commentava per prima come gli stessi professionisti del settore debbano impegnarsi «a far comprendere la profondità e l’ampiezza dei possibili ruoli». E che se ci sono posizioni molto tecniche, «ci sono anche molti incarichi che richiedono competenze diverse, altri tipi di richieste». Per quanto il suo intervento si riferisse in particolare al settore della cybersicurezza, il pensiero è facilmente estendibile almeno a tutti gli ambiti Ict.

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