Terza età, il 31% degli over 65 ha difficoltà ad accedere a servizi essenziali

scritto da il 09 Gennaio 2024

Un’età media in costante aumento, servizi che faticano ad adeguarsi anche se ci sono dei miglioramenti. La fotografia fornita da Passi d’Argento, il sistema di sorveglianza dell’Istituto superiore di sanità dedicato alla popolazione anziana, di 65 anni e più, descrive una società in cui la fruizione dei servizi mostra diverse lacune per questa fascia d’età.

Nel biennio 2021-2022, infatti, il 31% degli ultra 65enni intervistati ha dichiarato di avere difficoltà nell’accesso ai servizi sociosanitari o ai negozi di generi alimentari e di prima necessità e il 7% riferisce il proprio quartiere come poco sicuro. Sono alcuni risultati della sorveglianza Passi d’Argento che indaga molti aspetti legati alla tutela e sicurezza delle persone anziane: dall’accessibilità ai servizi per l’acquisto di generi alimentari e di prima necessità o ai servizi socio-sanitari, come lo studio del medico di famiglia o i servizi della ASL o del Comune, alla sicurezza dei contesti di vita, come le abitazioni o i quartieri.

La pandemia non sembra aver avuto un impatto negativo nell’accessibilità ai servizi sociosanitari o di prima necessità, né sulla percezione della sicurezza del proprio quartiere, che continuano a migliorare nel tempo; tuttavia si nota nel biennio 2020-2021 un minor numero di intervistati che riferiscono di aver ricevuto un consiglio su come prevenire le ondate di calore.

Accessibilità ai servizi

I servizi della Asl e i negozi sono quelli con le maggiori difficoltà di accesso, al contrario il medico di famiglia e le farmacie sono più facilmente raggiungibili. Queste difficoltà sono più frequentemente riscontrate con l’avanzare dell’età (il 70% degli ultra 85enni riferisce di averne), fra le donne (38% vs 22% degli uomini), fra le persone meno istruite (50% delle persone senza titolo di studio o al più con licenza elementare vs 13% laureati) e con molte difficoltà economiche (55% vs 23% di chi non ne ha). Anche il gradiente Nord-Sud è chiaro e netto: fra i residenti nel meridione la difficoltà di accesso a questi servizi è molto più frequente e viene riferito mediamente dal 38% degli intervistati (vs 22% dei residenti nel Nord Italia).

Rinuncia a visite mediche e/o esami diagnostici

Nel biennio 2020-2021 il 24% degli ultra 65enni dichiara di aver rinunciato, nei 12 mesi precedenti l’intervista, ad almeno una visita medica o a un esame diagnostico di cui avrebbe avuto bisogno. Il 51% ha dichiarato di non aver rinunciato, mentre il 25% ha affermato di non aver avuto bisogno né di visite né di esami. La rinuncia è stata più frequente tra gli anziani con età compresa tra i 65 e 74 anni (27% vs 22% tra gli over 85enni), tra le donne (29% vs 23% negli uomini), tra chi ha dichiarato di arrivare a fine mese con molte difficoltà (37% vs 24% tra chi non ne ha). Non emergono differenze significative tra le macroaree regionali.

Tra coloro che hanno dovuto rinunciare ad almeno una visita medica o a un esame diagnostico, il 31% ha dichiarato di averlo fatto per timore del contagio da SARS-Cov-2, il 22% per sospensione del servizio a causa della pandemia di COVID-19 (alcune attività del Sistema Sanitario sono state interrotte durante la pandemia per spostare le risorse nella gestione dell’emergenza), il 36% ha riferito di aver rinunciato a causa delle lunghe liste di attesa, il 7% per difficoltà di raggiungere la struttura (troppo distante o senza collegamenti e mezzi di trasporto adeguati) o scomodità degli orari proposti. Il 5% degli anziani ha riferito inoltre che la rinuncia è stata determinata dai costi troppo elevati e non sostenibili.

L’analisi temporale mostra una diminuzione, tra il 2020 e il 2022, della quota di over 65enni che hanno dichiarato di aver dovuto rinunciare a visite e/o esami diagnostici di cui avrebbe avuto bisogno: la stima pari al 34% nel 2020, scende al 26% nel 2021 e al 23% nel 2022.

Quartieri poco sicuri

Il 7% degli intervistati nel biennio 2021-2022 riferisce il proprio quartiere come poco sicuro. È più frequente che percepiscano come poco sicuro il proprio quartiere le persone con più difficoltà economiche (14% vs 6% di chi non riferisce alcuna difficoltà economica) e i residenti nel Centro Italia (11%) rispetto ai residenti nel resto del Paese. Minime invece le differenze per genere, con le donne che si sentono meno sicure nel loro quartiere, e non significative invece le differenze per età o istruzione.

Ondate di calore

Il 64% degli intervistati nel biennio 2021-2022 riferisce di aver ricevuto consigli su come proteggersi dalle ondate di calore; percentuale significativamentepiù alta nel Sud del Paese.

Abitazione di proprietà

I dati di questa sessione dedicata all’ambiente di vita, l’abitazione, sono stati raccolti nel periodo pre-pandemia e si riferiscono al quadriennio 2016-2019. Da questi dati emerge che la stragrande maggioranza degli ultra 65enni in Italia (84%) vive in una casa di proprietà. Il 60% degli intervistati riferiva di avere almeno un problema strutturale nell’abitazione in cui vive, o perché la casa era troppo piccola (5%), o per irregolarità nell’erogazione dell’acqua (5%), o per cattive condizioni dovute a problemi agli infissi, a pareti o pavimenti o nei servizi igienici (5%), o perché insufficientemente riscaldata in inverno (12%). Tuttavia le riposte più frequenti facevano riferimento alla troppa distanza fra la propria abitazione e quella dei familiari (15%) e, soprattutto, alle spese domestiche troppo alte (46%). Le difficoltà economiche rappresentano l’unica dimensione correlata a queste risposte e le persone con molte difficoltà economiche più frequentemente di altri lamentavano problemi legati all’abitazione.

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