Sette femminicidi in 9 giorni, oltre 50 da inizio anno per mano del partner o ex

scritto da il 14 Settembre 2021

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Altre due donne uccise dai compagni a poche ore di distanza una dall’altra, in Lombardia e Calabria. La prima, Giuseppina Di Luca, 46 anni, madre di due figlie, è stata uccisa ieri mattina ad Agnosine, in Valsabbia, nel Bresciano, dal marito da cui si stava separando. L’assassino, Paolo Vecchia, 52 anni, dopo l’aggressione si è costituito ai carabinieri. Nello stesso giorno Sonia Lattari, 43 anni, anche lei mamma, é stata ammazzata con alcune coltellate dal marito, Giuseppe Servidio, 52enne, nell’abitazione della coppia a Fagnano Castello, nel cosentino.

In totale sette femminicidi in 9 giorni, mentre da gennaio – secondo i dati del Viminale – sono più di 50 le donne uccise per mano del partner o ex, oltre 70 in ambito familiare o affettivo. “Non è più accettabile contare il numero dei femminicidi in Italia. È indispensabile che le istituzioni si facciano carico della mattanza cui stiamo assistendo con urgenza e concretezza, partendo dalla Convenzione di Istanbul, che è legge dal 2014 ma resta sostanzialmente inapplicata”, ribadisce Antonella Veltri, presidente D.i.Re – Donne in rete contro la violenza, spiegando che “dalla magistratura alle forze dell’ordine siamo tutte e tutti coinvolte/i, noi siamo in prima linea, ma i centri antiviolenza da soli non bastano”. “I reati di violenza contro le donne devono diventare eurocrimini – sottolinea Valeria Valente, presidente della commissione di inchiesta del Senato sul femminicidio – mercoledì il Parlamento europeo voterà la richiesta di inserire i reati di violenza contro le donne tra gli eurocrimini previsti dal trattato sul funzionamento dell’Ue, un voto importante”.

Nei primi giorni di settembre sono state uccise sette donne. Domenica 5, nella sua casa a Calmasino in provincia di Verona, è morta Chiara Ugolini, 27 anni. Per il delitto si trova in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato Emanuele Impellizzeri, 38anni. L’uomo, già condannato per rapina, reati contro il patrimonio e resistenza a pubblico ufficiale, era in affidamento in prova ai servizi sociali nella palazzina in cui viveva la vittima. L’8 settembre Ada Rotini, 46 anni, madre di due figli, è stata ammazzata dall’ex marito Filippo Asero, 47 anni, a Bronte in provincia di Catania, il giorno della prima udienza per la loro separazione. Il 9 settembre nelle campagne di Pianura, nella periferia ovest di Napoli, è stato ritrovato il corpo di Eleonora Di Vicino, 84 anni. A ucciderla uno dei suoi tre figli, Eduardo Chiarolanza, 47 anni. Sabato scorso Pierangelo Pellizzari, 61 anni, ha sparato alla moglie Rita Amenze, 31 anni, che aveva deciso di separarsi. L’assassino le ha teso un agguato nel piazzale della ditta dove lavorava a Noventa Vicentina (Vicenza). Anche Angelina Salis, 60 anni, il 9 settembre è stata uccisa dal marito Paolo Randaccio, 67 anni. Vivevano a Quartuccio, nel Cagliaritano.

Da gennaio ad agosto ci sono stati in media 10 omicidi di donne al mese, più di 8 vittime in ambito familiare e affettivo. Ad agosto le donne uccise sono state nove, l’ultima Vanessa Zappalà, 26 anni, ammazzata sul lungomare di Catania dall’ex fidanzato Antonio Sciuto. E poi Catherine Panis, 42 anni e la figlia Stefania Chiarisse, 15 anni, uccise dal marito e padre Salvatore Totò Staltari, 70 anni, a Carpiano in provincia Milano. E ancora: Pierina Gagliardi, Maria Rosa Elmi, Shegushe Paeshti, Marylin Pera, Silvia Manetti, morte per mano dei compagni o ex e Manuela Guerini, uccisa dalla figlia. Una lunga scia di femminicidi iniziati a gennaio con la piccola Sharon Barni, 18 mesi e poi Victoria Osagie, Roberta Siragusa, Tiziana Gentile, Teodora Casasanta, Sonia Di Maggio, Ilenia Fabbri, Piera Napoli, Luljeta Heshta, Lidia Peschechera, Clara Ceccarelli, Deborah Saltori, Rossella Placati e tutte le altre vittime donne, un terzo delle quali uccise in ambito familiare e affettivo, nei 2/3 dei casi dal partner o ex, come ricorda il report semestrale del Ministero dell’interno.

Un fenomeno impressionante, che scuote e interroga la coscienza del nostro Paese“, ha dichiarato l’8 marzo il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricordando i nomi delle vittime. L’ultimo monitoraggio del Viminale sui reati riconducibili alla violenza di genere risale al 6 settembre e mostra nel periodo 1° gennaio – 5 settembre 2021 186 omicidi, con 76 vittime donne, di cui 66 uccise in ambito familiare/affettivo, 47 per mano del partner/ex partner. I numeri del primo semestre 2021 – dopo la crescita del 2020, anno del lockdown – mostrano reati spia in calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; in diminuzione anche gli omicidi in generale (da 141 a 132), il numero delle vittime di sesso femminile in ambito familiare/affettivo (- 13%, da 55 a 48) e le donne uccise per mano del partner/ex partner (-8%, da 33 a 36). Sempre prevalente il movente “lite/futili motivi”. Le regioni con il maggior numero di omicidi di donna sono Lombardia e Lazio, tutte uccise in ambito familiare/affettivo.

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Ultimi commenti (1)
  • Paola Tafuro |

    Le possiedono senza il loro consenso, le uccidono. È questo lo schema perverso che si sta vestendo di abitudine, di normalità. Ma aprite gli occhi gente, non è normale. C’è solo femminicidio, donne assassinate per mano di uomini che non vogliono un’emancipazione femminile. E dicono di amarle.
    Si chiama violenza di genere e tutti ci stiamo macchiando di sangue e di colpe.
    Si chiama femminicidio, tutti i santi giorni. Ma continuiamo a vivere le nostre vite come se nulla fosse, voltiamo le spalle a richieste di aiuto, giustifichiamo assassini, parliamo di raptus a vanvera, giudichiamo minigonne.
    Le lasciamo sole. Sì, si chiama femminicidio ed è il prodotto culturale di qualcosa andato a male, di una politica capace di arrovellarsi solo sul Green Pass e che si volta dall’altra parte. Tutti i giorni.
    Si chiama violenza contro le donne e si combatte molto prima che una donna venga barbaramente uccisa.
    Si chiama femminicidio e siamo stanche di essere lasciate sole.