Innovazione, 5 passi per puntare sull’immaginazione

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In un anno come il 2020 dove le parole cambiamento, ripartenza ed innovazione sono state usate più del triplo degli anni precedenti, quali sono le reali basi che le  generano e le sostengono? Quanto il processo ideativo verso il nuovo concilia esperienza ed immaginazione? Quanto possono essere le persone più esperte a diventare un blocco l’innovazione?

Spesso si tende a pensare che affidandosi ai principali conoscitori e ai maggiori esperti della materia si possa generare la migliore innovazione su uno specifico tema. Il rischio è però che l’esperienza porti con sé la presunzione di conoscenza rispetto ad argomenti simili a quelli trattati in precedenza e non consenta di cogliere i cambiamenti meno evidenti, bloccando, già sul nascere, idee che si discostano da ciò che si è sempre fatto. Questo stereotipo cognitivo prende il nome di “trappola dell’esperienza”.

Un esempio concreto? Un esercizio assai utilizzato nelle aule di formazione chiamato “il naufragio”. Il formatore propone ai partecipanti di immaginarsi su una nave che sta affondando e di avere circa venti minuti per scegliere, in gruppo, cosa portare nella scialuppa di salvataggio. Ai partecipanti viene consegnata una lista piuttosto variegata di oggetti di diversa utilità e viene chiesto loro di sceglierne quindici. Obiettivo del “gioco” è massimizzare la possibilità di sopravvivenza e di esser salvati nelle 24 ore successive al naufragio.

Accade spesso che, ancor prima di comprendere pienamente l’esercizio e di leggere gli oggetti della lista, il gruppo cerchi fra gli stessi partecipanti qualcuno che abbia conseguito la patente nautica, che possegga una barca o che abbia una qualsivoglia esperienza in campo marittimo. Queste persone, per loro fortuna, di solito non hanno mai vissuto la disavventura di un naufragio, ma proprio in virtù delle competenze vicine al contesto di riferimento vengono ritenute le più affidabili nel campo. La tendenza dei gruppi è quella di affidarsi alle proposte delle persone presunte “esperte di disastri in mezzo al mare”, che, però, traendo spunto da situazioni diverse da quella in cui si trovano, non necessariamente risultano essere le più efficaci. In questo modo è il gruppo stesso a censurare l’intuito altrui e a non considerare idee alternative.

Nuove vie

L’unione di apertura mentale, conoscenza e fantasia, invece, apre le porte all’immaginazione, coinvolge esperienze vicine alle proprie dandosi la possibilità di percorrere nuove strade e di esplorare nuove applicazioni in ambiti o ambienti più o meno prossimi al proprio campo.

La risposta delle aziende alla trappola dell’esperienza ha trasformato l’innovazione in un processo solitamente affidato a gruppi di lavoro trasversali all’organizzazione e multidisciplinari, sostenuti da facilitatori che stimolino il team ad abbandonare le consuetudini e gli schemi pregressi e a creare una “nuova visione” del futuro. L’intuizione e l’immaginazione giocano così un ruolo centrale nei processi innovativi.

Nel tempo sono state individuate numerose e differenti forme di inventiva ed immaginazione. Ognuna di queste consente di concepire anche quello che non viene raccolto dai nostri sensi tradizionali o dai nostri abituali modi di ragionare e di creare un pensiero prospettico capace di cogliere quello che potrebbe accadere e di percepire aspetti che escono dai nostri ambiti di competenza.

Di sicuro non è possibile pensare di approdare ad una innovazione senza un bagaglio di solide basi di conoscenza nel settore di riferimento, ma immaginare vuol dire anche essere in grado di “rallentare” il ricorso all’esperienza per poter prendere in esame proposte alternative, che possano portare veri e propri “cambi di paradigma”.

Puntare sull’immaginazione

In momenti in cui il cambiamento appare essere l’unica speranza, in momenti di profonda trasformazione vale la pena riflettere su quali aspetti del mondo fino ad oggi conosciuto possano farsi da parte per apprezzare l’inesplorato.

Ma allora quali sono i primi passi da compiere per esser sostenuti dall’immaginazione?

  • Sii aperto! Il primo passo è essere disponibili al nuovo. Gran parte della nostra conoscenza è profondamente radicata dentro di noi e si manifesta attraverso un comportamento automatico. Se vuoi interrompere questo processo, devi esserne consapevole per imparare a riconoscere la “vecchia conoscenza” e “immaginare” la direzione nuova. Chiediti sempre se potresti adottare una modalità diversa da quella utilizzata in passato.
  • Fai scelte che ti siano poco “familiari”. Ripetere gli stessi schemi di pensiero e non attingere all’intuito ed all’immaginazione risulta più probabile se continui a ripetere la stessa routine. Se al contrario ti porrai frequentemente all’interno di nuove situazioni, vedrai il mondo da una prospettiva diversa. Abbandona la zona di comfort e costruisci idee che superino il passato e ti indirizzino verso un nuovo futuro.
  • Corri dei rischi. Ricerca le novità, affronta la complessità e l’imprevedibilità. Non lasciarti intimorire da ciò che non conosci o non padroneggi completamente. Forzati di non seguire binari già percorsi, torneresti alla meta precedente.
  • Favorisci la curiosità mettendo in discussione anche ciò che ti appare ovvio. Ogni risposta che ottieni può diventare il punto di partenza per una nuova domanda. Sforzati di non accettare le cose come sono sempre state
  • Poniti delle domande che non siano convenzionali. E se avessi fatto il contrario di come ho fatto nelle ultime 48 ore, cosa sarebbe accaduto? Se potessi lavorare solo 2 ore a settimana per la mia attività, cosa farei? Come sarebbe il cambiamento se fosse facile?

Questi pochi passi potrebbero non portarci fino al risultato sperato, ma di sicuro possono portarci via da dove siamo ora!

  • Gianni Riondato |

    SONO MOLTO CURIOSO A RIGUARDO. MOLTE GRAZIE.

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