Covid-19, l’Abruzzo in testa alle Regioni italiane in smart working

scritto da il 07 Aprile 2020

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L’emergenza coronavirus in Italia ha cambiato le nostre vite, la quotidianità del lavoro, persino quello delle Pubbliche Amministrazioni che, nel nostro immaginario, sembra tra le attività più statiche di sempre. I dipendenti pubblici lavorano in smart working, o lavoro agile, attenendosi alle indicazioni elaborate dall’Agenzia per l’Italia Digitale, un vero e proprio vademecum in 11 raccomandazioni per lavorare on line in sicurezza.

Stiamo assistendo ad una vera e propria rivoluzione sotto i nostri occhi e sebbene si tratti di un cambiamento di sole poche settimane c’è già un risultato che merita di essere segnalato. La funzione pubblica, infatti, nei giorni scorsi ha reso noto una speciale “classifica” stilata sulla base dei dati (aggiornati al 3 aprile u.s) provenienti dalle Regioni (intese come enti territoriali): la media delle regioni con percentuali disponibili è del 73,2% (incluse le unità di personale in telelavoro) e i dati relativi al personale in modalità lavoro agile sono conteggiati al netto dei dipendenti collocati in ferie o che usufruiscono di permessi, ai sensi della normativa vigente.

Le Regioni che hanno attivato lo smart working stanno così dando dimostrazione di efficienza, parametro considerato fondamentale insieme all’economicità e all’efficacia, quando si parla di azione della Pubblica Amministrazione. «I numeri sono ancora in divenire – si legge sul sito della Funzione Pubblica –  e tuttavia molto incoraggianti, perché danno conto dell’enorme sforzo profuso dalla macchina dello Stato per rispondere alle sfide imposte dall’emergenza sanitaria, costruendo al tempo stesso la PA che avremo nel futuro».

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Al primo posto di questa classifica figura l’Abruzzo con il 100% del personale (1415/1415) in lavoro agile. «La Regione Abruzzo è la prima in Italia, sia in ordine di percentuale che di tempo, ad aver predisposto l’attivazione dello smart working tra le misure straordinarie adottate per contenere la diffusione del coronavirus ed assicurare la continuità dei servizi» afferma l’assessore regionale al Personale, Guido Liris.

«E’ quanto emerge dai primi dati di monitoraggio forniti dalla Funzione Pubblica in merito alle disposizioni sul lavoro agile in tutte le Regioni e Province autonome italiane. Il Ministero della Pubblica Amministrazione – riferisce – fa sapere che si tratta dei primi riscontri ma che già attestano chiare evidenze di quelle che sono state le immediate risposte delle Regioni per fronteggiare l’emergenza sanitaria. L’Abruzzo figura in cima all’elenco, con una percentuale pari al 100% dei dipendenti in modalità smart working, fatte salve specifiche esigenze lavorative che richiedono la presenza fisica negli uffici. Il provvedimento con cui il Dipartimento Risorse umane della Giunta regionale, ha disposto lo svolgimento del lavoro a distanza per i dipendenti dell’Ente – ricorda Liris – porta la data del 5 marzo scorso, esattamente il giorno successivo a quanto indicato dal Ministero».

Un’altra regione del Centro Italia figura al secondo posto, ovvero il Lazio con una percentuale del 96,6% (4340/4493), seguito dalla Provincia Autonoma di Trento con il 94,8% (3305/3487). La Toscana si attesta al quarto posto con 94,4% (2870/3412). Tra le 21 regioni italiane all’ultimo posto troviamo la Basilicata che collocato il 48,9% del personale in lavoro agile (613/1253). Insomma, un risultato non da poco, considerati i tempi ristretti e l’emergenza nazionale, di cui speriamo si faccia tesoro nei tempi a venire per rendere l’azione della Pubblica Amministrazione sempre più trasparente, sempre più quella “Casa di Vetro” che ci si aspetta che sia.

Ultimi commenti (2)
  • Nonprecario |

    Non sono un precario,sono entrato in regione con concorso pubblico,invece molti di loro non ne hanno mai fatto uno,lavoro le ore previste dal mio contratto e timbro entrate uscite e permessi vari,invece i precari non timbrano. E molti “precari” sono dipendenti a tempo indeterminato delle società che forniscono il servizio. E gli spazi di lavoro sono quelli previsti dalla legge,per tutti,precari e non precari. Andate a vedere se non ci credete.

  • precario |

    Salve,
    molto interessante l’articolo sullo smart working della regione Abruzzo, e mi sento come tecnico lusingato per questo risultato.
    Peccato però che non ho letto in nessuna della pagine web che riportavano la notizia la cosa più importante,tutta la procedura e l’assistenza e in ogni caso l’ingranaggio che fa girare il lavoro agile è stato messo in piedi e gestito da precari.
    Ma non parliamo di ragazzini con contratto di sei mesi super pagati, qua parliamo di persone che variano come età dai 40 ai 67 anni, che sono anni che vedono il loro contratto sempre più precario, regione che da in appalto il servizio a ditte esterne che a volte lo danno in appalto ad altre, con una spesa immensa ed un compenso nella tasche del tecnico che a volte non supera i 1000 euro.
    Persone stipate in stanze in dieci,ore di lavoro maggiori di quelle di un dipendente pubblico, diritti pochi doveri tanti e la possibilità di una stabilizzazione remota come disse qualcuno “non vanno stabilizzati ricattabili lavorano meglio” ma come vale solo per l’informatica?sono stati stabilizzati lentamente tutti i precari, ma il personale dell’informatica no, perché sprecare denaro pubblico per pagare ditte appaltanti anziché solo il dipendente a qualcuno conviene.
    Quanto costeremo due ,tre volte di più?
    Probabilmente si.
    Quindi ecco come si lavora adesso per assicurare lo smart working e salire in testa alle classifiche nazionali, 12 ore davanti al pc personale come è personale anche la linea internet,contatti con i dipendenti regionali con il cellulare privato e udite udite, resoconto giornaliero dei minuti impegnati per effettuare ogni singolo intervento, ma lo facciamo perché grazie a noi servizi interi funzionano, ma mi farebbe piacere che qualcuno scrivesse che il 99% dei tecnici informatici regionali sono precari e non di primo pelo alcuni sono più di 15 anni che vengono svenduti al miglior offerente per prestare sempre lo stesso servizio con uno stipendio sempre più basso.
    Ed è grazie a loro che tutto gira, vorrei solo che venisse scritto, funziona e siamo primi in italia grazie a 20 precari che lavorano con i propri mezzi da casa instancabilmente.
    Grazie per l’attenzione.
    Cordialmente un precario (perché se metto il nome a settembre mi ritrovo senza lavoro e con una famiglia da mantenere non posso permettermelo)