Simonetta Bella, stilista: “Voglio formare le maglieriste del futuro”

scritto da il 04 Dicembre 2019

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Affinare competenze che si traducano direttamente in posti di lavoro. È il sogno di Simonetta Bella, 62 anni, stilista torinese e direttrice creativa di Bow. Dopo 10 anni dall’avvio del suo marchio ora la designer vuole passare dal telaio alla cattedra e dare vita a una scuola di formazione per magliaie. L’anniversario di Bow è caduto lo scorso novembre e ai festeggiamenti è corrisposta una nuova collezione, salda allo spirito del marchio, minimale nelle forme ma curato nei dettagli, a partire da lavorazioni e materie prime. La passione di Bella per la maglieria affonda le sue radici già negli anni 80. E’ in quel periodo infatti che la stilista acquista il suo primo telaio per tessere a mano rivolgendosi a Casacci, storica bottega torinese oggi alleata nel progetto della scuola.

bellaAl centro della nuova collezione c’è la maglieria rigorosamente fatta a mano da artigiane piemontesi con filature italiane. Cappe, cardigan, maglioncini, capi che lei stessa definisce ageless, senza età: “le mie maglie vanno bene per abbinamenti classici e moderni, sia per ragazze giovani che per donne mature. La loro particolarità è che vengono tutte create su telai manuali il ché le rende dei manufatti artigianali“, dice ad Alley Oop. Ed è proprio questo sapere artigianale tanto caro alla designer, e che rischia di scomparire se non tramandato, a spingerla nella nuova avventura di volere mettere in piedi una scuola di formazione post-diploma. “Sono felice di aver da sempre collaborato con le artigiane della maglieria, sapienti custodi di un mestiere che coniuga tecnica produttiva e lavoro manuale. Grazie a loro e alla passione che mi hanno trasmesso è nato Bow” afferma. E aggiunge: “Purtroppo sono mestieri che devono essere tramandati per restare vivi e non perdere la tecnica acquisita“.

_o1a0317webL’idea della scuola nasce appunto da un’esigenza che Simonetta Bella sente impellente da imprenditrice, prima che da designer: “Tanto i marchi piccoli come il mio quanto le aziende più grandi hanno l’urgenza di trovare delle figure con competenze tecniche. La trasmissione di certi tipi di mestieri invece si sta perdendo. Ed è un peccato perché l’Italia è conosciuta e apprezzata in tutto il mondo per la qualità delle lavorazioni artigianali. Ne sono un esempio il settore della moda e il manifatturiero. Dobbiamo lavorare per valorizzare questi valori e competenze. La partita si gioca nell’ambito della formazione e io vorrei contribuire“.

Nella scuola che Bella sta mettendo a punto macchinari e formatori sarebbero offerti da Casacci, la bottega torinese che dal 1954 è un punto di riferimento del settore maglieria per le sue macchine professionali con cui anche lei ha mosso i primi passi nel mondo della moda. La stilista ha le idee chiare e sa già come vuole la sua scuola dei sogni: “sarà rivolta a giovani con un titolo di scuola superiore. Avrà tre livelli di corsi – base, intermedio e stage finale – con almeno 350 ore di formazione e prevede l’apprendimento di tante capacità diverse: lo sviluppo dello stile, la conoscenza dei filati e il loro trattamento. Potrebbero anche trovare spazio uomini e donne più adulti a cui serve un percorso per rientrare nel mondo del lavoro“. Perché tutto possa prendere piede più velocemente però, spiega, servirebbe un aiuto dalle istituzioni: “attualmente sono in trattativa con alcuni enti e associazioni del territorio. Le difficoltà che incontro sono di tipo logistico. Può essere che alla fine ce la faccia da sola come marchio ma mi dispiacerebbe anche perché questo territorio ha una storica tradizione nell’eccellenza dei tessuti“.

_o1a0101webPrima di tutto, dice la donna, è necessario sensibilizzare i giovani e le loro famiglie al ritorno alle professioni artigiane: “non credo che i giovani non abbiano più vocazione al lavoro manuale. Il problema se mai è che si perde per strada se non viene valorizzata. I lavori pratici e le discipline tecniche hanno perso appeal negli anni eppure potrebbero rappresentare un valido sbocco lavorativo per i ragazzi“. Dati alla mano, le scuole tecniche oggi offrono facilmente opportunità lavorative. L’82,5% dei diplomati negli Its (Istituti tecnici superiori) nel corso del 2016 ha trovato lavoro entro un anno dal diploma, nell’87,3% dei casi è in un’area coerente con il percorso concluso. I dati emergono dal Monitoraggio nazionale 2018 sul Sistema Its del Miur.

_o1a0260webChi sembra volere custodire il saper fare tipico delle botteghe di un tempo sono i marchi del lusso. Alcuni di loro hanno scelto di investire in formazione dedicandosi internamente alla crescita dei talenti. È il caso di Kiton, storica sartoria napoletana che oggi è un’azienda da 123 milioni di fatturato (dato del 2017) e 800 dipendenti. Il gruppo ha dato vita alla sua Scuola di alta sartoria. Ogni anno recluta 12 studenti e nel tempo ne ha assunti 80, altre risorse sono state assorbite dal tessuto economico locale. Botteghe di mestiere è invece il progetto di formazione di Dolce & Gabbana, una scuola di ricamo nata nel 2012 dove vengono insegnate tecniche e lavorazioni, come una volta: nozioni di modellistica, ricamo, taglio e stiro.

Dall’anno di fondazione al 2018 sono stati formati 106 giovani e il 60% di loro è stato assunto dall’azienda. Infine c’è Gucci che nell’ottobre 2018 ha inaugurato L’École de l’Amour, per trasmettere competenze e know-how, soprattutto nel campo dell’artigianato e della produzione, essenziali per la sostenibilità a lungo termine dell’azienda. “Riportiamo l’attenzione alla catena di produzione. L’anima della moda, fino ad arrivare all’alta gamma, è fatta di operatori e artigiani che conoscono la professione nei piccoli dettagli“, ricorda la stilista.