La prima domanda da farti se vuoi cambiare lavoro

scritto da il 21 Giugno 2019

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Non succede solo alle 25.000 mamme costrette a dare le dimissioni nel 2018 di doversi reinventare una carriera a un certo punto della vita: sempre più spesso incontro persone di tutte le età che pensano di essere nel posto (di lavoro) sbagliato e si domandano da che parte ricominciare. E’ facile supporre che quelli che si fanno questa domanda a voce alta siano solo una minima percentuale di quelli che sognano segretamente di cambiare vita. E cambiare vita molto spesso significa “semplicemente” cambiare lavoro.

zezza0Va premesso che la fedeltà all’azienda vita natural durante – quella dell’orologio in regalo al 30° anniversario e della targa d’ottone al pensionamento – non se l‘aspetta più nessuno. Anzi: dato l’allungamento della vita lavorativa media fin oltre i 60 anni, l’idea di “dover” conservare un professionista per tutta la sua vita produttiva è fonte di ansia per la maggior parte delle aziende. Secondo una ricerca di Randstad, il 17% degli italiani ha cambiato datore di lavoro nel 2017, mentre quasi il doppio (il 32%) aveva intenzione di farlo nel 2018. Ancora più liberi, almeno mentalmente, i Millennial: secondo una ricerca di Deloitte realizzata  in 36 Paesi su 10 mila persone nate tra il 1983 e il 1994, il 43% degli intervistati ha intenzione di cambiare lavoro entro due anni, mentre meno di uno su tre è disposto a rimanere nella stessa azienda per altri cinque anni.

zezza01Dal mio personale punto di osservazione, che include le centinaia di donne passate in questi anni da Piano C, associazione che crea progetti innovativi per far incontrare donne e lavoro, intuisco che il problema in questa fase della vita non è tanto e solo quello del come – come muoversi per cercare un altro lavoro e che strumenti usare – quanto quello del “cosa”: molte delle persone che accettano di dirsi e di dire al mondo che vogliono cambiare carriera, in qualche modo scontano una sensazione di errore pregresso (“cambio perché la scelta precedente non funziona… e forse è sempre stata sbagliata?”) che le porta ad essere particolarmente caute e incerte nel momento di decidere che lavoro andare a fare. Sono insomma rese particolarmente avverse al rischio dalla paura di “sbagliare ancora” – e sin da bambini ci hanno detto che perseverare nell’errore è addirittura diabolico.

A dare 7 consigli alle persone che vogliono cambiare carriera ci pensa Forbes Women, come se questa possibilità fosse contemplata più spesso dalle lavoratrici che dai lavoratori. In effetti, dalle numerose ricerche sul tema emerge che le due ragioni principali dietro la voglia di cambiare sono tipicamente femminili, ovvero:

1) la ricerca di un migliore equilibrio vita lavoro

2) e di una maggiore affinità valoriale con il proprio datore di lavoro.

Ma è anche vero che, su questi temi, Millennial di entrambi i sessi stanno andando oggi a ingrossare con determinazione le fila dell’esercito rappresentato dalla componente femminile della generazione X.

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I sette consigli di Forbes, nella loro praticità che va dal fare networking al fare domande, dal farsi degli amici al costruirsi delle credenziali, arriva al “cosa” solo nell’ultimo punto: focalizzati su ciò che ti piace fare. Ed è proprio questa la domanda che sembra bloccare oggi tanto i neo laureati che si sono scoperti delusi già al primo posto di lavoro quanto i 40 o 50enni che vorrebbero raccogliere quanto seminato per rimettersi in gioco in una terza età del lavoro veramente soddisfacente:

che cosa so veramente fare, che cosa mi piace fare e che cosa voglio fare adesso?

E soprattutto: questi tre elementi sono collegati tra di loro, oppure possono esistere in modo indipendente, e quindi oggi potrei anche scegliere di fare qualcosa che non so fare particolarmente bene perché la passione mi renderà capace? Secondo diverse ricerche, se le persone facessero di più quel che gli piace – e quindi gli viene naturalmente bene – invece di sforzarsi di migliorare le competenze su cui sono più deboli, ne gioverebbero produttività, creatività e benessere.

Se è vero, la domanda da farsi quando si decide di cambiare carriera resta una sola, a qualunque età, ed è ugualmente difficile: ma io… che cosa voglio fare nella vita?

Ultimi commenti (4)
  • Pierangelo Fracasso |

    Il 4 luglio del 1776 Dichiarazione di Indipendenza USA
    Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati.

    Non tutti sanno, però, che la Dichiarazione d’Indipendenza degli Usa ha un padre italiano napoletano . Il suo nome è quello di Gaetano Filangieri, filosofo illuminista partenopeo coniatore di quel principio tanto importante e carico di umanità civile che è il diritto alla felicità.

    Mentre in Italia la Costituzione venne promulgata il 27 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1º gennaio 1948.

    L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

    Più leggo questi articoli e più mi rendo conto delle differenze di prospettive di sviluppo futuro.

  • Sabina |

    A 45 anni, due figli ancora piccoli, dopo 18 di carriera soddisfacente e appagante in una multinazionale da sempre sul podio come Great Place to Work, ho sentito fortissimo il desiderio di cambiare per mettermi in gioco e soprattutto mettere a frutto due decenni di esperienza professionale bellissima, ma dalla quale in un certo senso sentivo il bisogno di emancipazione. Ho avuto la fortuna, dopo svariate ricerche e colloqui, di trovare una nuova dimensione lavorativa, completamente diversa dalla precedente sia per settore di appartenenza, sia per job description, che mi ha permesso finalmente di essere leader indiscussa del mio work life balance. Non lavoro meno di prima , anzi le responsabilità sono molto aumentate, ma il cambiamento mi ha dato la chance di scegliere come impostare ex novo il mio ruolo e le mie priorità, e di dettare un equilibrio più maturo e consapevole tra il mio ruolo di manager e professionista e quello di donna e madre di famiglia. C’è voluto coraggio, determinazione e sicuramente un pizzico di fortuna, ma ne è davvero valsa la pena. #sipuòfare

  • mauro m |

    tematica evergreen. la domanda mette al centro la vita e non il lavoro. di per sé è già questo il cambio di paradigma. un piccolo regalo della crisi che ci ha fatto atterrare con i piedi per terra e dare valore ad aspetti che nn fossero la carriera.

  • Maria Concetta Fortino |

    Salve, sono una Cfo che ha perso il lavoro sei mesi fa, lavoro totalizzante che ha rubato troppo della vita privata. Ho impiegato alcuni mesi per capire cosa voglio davvero fare della mia vita, del mio lavoro. Di certo non sono più disposta a rimanere in una azienda che non mi rappresenti in termini di etica e di valori, tuttavia cercare un contesto del genere è davvero difficile. Continuò a cercare e non mollo ma è durissima.