Il successo dell’incompetenza spiegato con l’effetto Dunning-Kruger

scritto da il 26 Febbraio 2019

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Cosa c’entra la chimica con la letteratura? Un giorno curiosando nella libreria di mio fratello, trovai una copia di Siddharta con una dedica: era un regalo della sua professoressa di chimica. Una frase di quella dedica mi è rimasta impressa nella mente e ci ho pensato spesso: “Leggere, si impara a scuola. Quanto ad amare leggere…”
Dove si impara ad amare leggere? Come si impara l’amore per la cultura, per il sapere?

Quella dello studioso è una macchietta di cui si è sempre bonariamente riso, guardandola con un misto di rispetto e di compatimento. Sui banchi di scuola abbiamo incontrato vari tipi di secchioni: quelli che si consumano gli occhi sui libri e non hanno vita sociale; quelli cui viene facile e si fanno tutti amici aiutando nei compiti in classe; quelli che studiano perché son bravi ragazzi di buona famiglia; quelli che studiano perché non sono di buona famiglia e sperano in un qualche riscatto sociale.

Prendere in giro per i buoni voti è sempre stato un gesto di rivalsa cosparso di invidia che poteva raggiungere diverse gradazioni di aggressività, fino al bullismo vero e proprio. Con l’età adulta si dovrebbe maturare una forma di sana consapevolezza dei propri limiti. Ultimamente però si assiste a un fenomeno che forse è la depravazione di questo atteggiamento, la sua estremizzazione nell’area del ridicolo. Non si tratta più soltanto di ridere di chi occupa il proprio tempo studiando. Adesso si ride di chi, “solo” perché ha studiato, pensa di saperne di più. E con ostinazione si perpetua e si giustifica l’incapacità di amare la cultura, l’aridità mentale, forse persino la stupidità.

“E se chi è stupido fosse troppo stupido per accorgersi di essere stupido?”

Questa è la domanda da cui sono partiti due ricercatori della Cornell University, che nel 1999 hanno studiato e definito il cosiddetto Effetto Dunning-Kruger: quel curioso cortocircuito che avviene nella mente di chi è incompetente e non si accorge della propria incompetenza. Una distorsione cognitiva (bias) che condanna chi non sa (ignorante) a sovrastimare il proprio sapere, sottovalutare il sapere altrui e, inesorabilmente, a prendere colossali cantonate, come racconta lo stesso David Dunning in un Ted-Ed.

Il paradosso è che con l’aumentare delle conoscenze l’effetto decresce. Raggiunge un picco bassissimo che andrà lentamente risollevandosi, ma senza ritrovare mai la self-confidence del grado 0 di conoscenza. Perché più ci si addentra nella complessità, meno si è propensi a credere che le cose possano essere definite. Ecco spiegato il celebre “So di non sapere” pronunciato da Socrate già nel quinto secolo avanti Cristo.

Curiosamente, dunque, gli esperti si fanno più timorosi, hanno la tendenza a sottostimare le proprie conoscenze e capacità, pensano che se qualcosa riesce loro facile, sia così per tutti. Fino a sfociare nella sindrome dell’impostore, la patologia di chi, nonostante i riconoscimenti e le alte performance, attribuisce il proprio successo a fattori che non lo riguardano. Il tempismo, oppure la fortuna. E l’impostore per definizione convive con l’ansia di essere scoperto, quindi tende al low profile. Mentre dall’altra parte del grafico si scatena il baccano della sicumera.

Siamo tutti vittime, in un modo o nell’altro, di varie forme di bias cognitivi. Ma quello di Dunning-Kruger è forse uno dei più fastidiosi: ci accorgiamo di averci a che fare quando incontriamo la saccenza, la supponenza, l’incapacità di riconoscere i propri limiti, la tendenza a deridere e disprezzare il sapere altrui. Questo sempre secondo i due ricercatori americani, che sono arrivati a sistematizzare queste conclusioni seguendo un metodo scientifico. Non accontentandosi di ipotesi, supposizioni e pre-giudizi.

È possibile pensare a un dialogo o un dibattito tra due diversi livelli di conoscenza come questi? Chi è vittima dell’effetto Dunning-Kruger, manca di un’autocritica effettiva e quasi mai possiede conoscenze basate sui fatti. Questo porta gli inesperti a concentrarsi soprattutto sul mettere in discussione la credibilità e l’autorevolezza degli esperti, mentre questi cercano di entrare nel merito degli argomenti, ma con le incertezze che la loro sgradevole posizione sul grafico comporta. Non se ne esce: già nel quattordicesimo secolo avanti Cristo il faraone Akhenaton affermò: “Il folle è ostinato e non ha dubbi. Conosce tutto tranne la propria ignoranza”.

Non so dove si impari ad amare studiare. Dove nasca l’amore per la cultura e il sapere. Ma sono certa che una società che non comprende questo amore e anzi lo disprezza, sta perdendo delle possibilità. E forse nemmeno si rende conto del pericolo a cui si espone. I miei pensieri ritornano a scuola, al secondo anno delle superiori. Il professore di fisica un giorno ci disse: “Dovete studiare, altrimenti poi non capirete niente della vita e vi farete fregare le pensioni”.

Io sono una xennial, sto per compiere 40 anni. E devo dire che, potendo, tornerei da quel professore per dirgli che avevo capito già allora quanto avesse intrinsecamente ragione.

Ultimi commenti (16)
  • Vir |

    Ho sempre condiviso il pensiero espresso nell’articolo ma l’ignoranza, il razzismo e le discriminazioni peggiori le ho incontrate in un presunto luogo “d’eccellenza” dove vi è tutta gente “studiata”.
    Forse anche il fine per cui si studia, fa la differenza!

  • Claudio |

    Non solo pillole di saggezza

  • giuliana vercesi |

    Il problema è che il ” non sapere” è questione di vanto

  • Fortuna Longobardi |

    Mai come in questo momento storico é indispensabile il ricorso alla “cultura del sapere”.

  • Roberto Brioschi |

    Abbiamo esempi clamorosi tra ministri e al governo

  • giulio |

    Viviamo in un’epoca in cui l’ incompetenza e l’ ignoranza sono prarogative indispensabili per chi ci governa e per coloro che vogliono essere visibili e apprezzati nella societa’ dell’ immagine e della apparenza dove piu’ si e’ stupidi e piu’ si riscuote successo e audience !

  • Michele Giannini |

    Tutto l’articolo è da condividere. In aggiunta, a mio modesto avviso, ritengo che il sapere è infinito e, colui il quale afferma di sapere tutto significa che lo ignora.

  • Andrea C. |

    Grazie Letizia per la tua ottima sintesi della questione.
    Grazie Archangel per la tua ottima sintesi della questione.

  • Ade.ac |

    Un secondo prima di leggere questo articolo ho visto un post con i remake delle principesse Disney di etnie diverse …e i relativi commenti razzisti sotto…mi fanno paura, mi sento mortificata e mi vergogno io per quello che ho letto e leggo sotto ogni post sui social. Proprio questo senso di vergogna di fronte all’ignoranza non va via… mi chiedevo: ma solo io sono l’unica scema che è cresciuta con principesse disney BIANCHISSIME tra bambini BIANCHISSIMI, forse un po’ bulletti, eppure non riesco a pensare nulla di razzista neanche se mi obbligano? Fatto sta che lo studio incide infinitamente tanto! E se agli studiosi può servire, vi spiego la parte chiave che ha funzionato sulla me-bambina: anzitutto studiare bene la storia del mio popolo mi ha aiutato a definire l’80% di “CHI SONO”,una definizione ben chiara in un’età piccola…laddove avevo troppo pochi anni di vita per definire una mia propria identità attraverso il vissuto proprio,ci ha pensato la storia(una brava insegnante mi ha aiutato a interiorizzarla,a capire che la storia del mio popolo è anche MIA..come lo è la storia dell’umanità, dalla prima cellula fino a ME,a ognuno di noi). Forte di quella sicurezza sono poi riuscita a studiare le grandi storie: l’Egitto (wowww i faraoni,le piramidi,che stupore!) la Grecia antica, l’inghilterra, l’India, il Giappone..e perfino il misterioso mondo delle popolazioni che vivono ai poli,in quegli strani igloo. Ebbene sì, ho avuto insegnanti bravi che mi hanno fatto “camminare con le mia gambe” sin da subito attraverso la CURIOSITÀ, che ha talmente tanti effetti benefici che l’elenco sarebbe infinito. Siate CURIOSI,un po’ umili (abbastanza per capire che siamo una piccolissima e temporanea parte della storia) e un po’ vanitosi(curiosate e condividete e siate fieri che nel vostro piccolo tutto potete!) e soprattutto molto molto grati…e insegnatelo ai bambini,prima che sia troppo tardi! Aprite le menti e abbiate un ruolo. Diceva Einstein che la conoscenza combatte perfino la cattiveria e posso giurare che è così! Ed a pensarci bene è un’emozione bellissima.

  • Emmgi |

    In un mondo anarchico ognuno crede di sapere e vuole “ torto o collo “un posto al sole .Studio non implica cultura , non implica saggezza o intelligenza .Lo studio è un arma a volte a doppio taglio , dipende dal chi ha … dal come …. dal se …… Socrate e il suo “ So di non sapere “ ha impartito una lezione ‘ ma qunti L ‘hanno recepita.