Venezuela, non mancano le catene umane dentro e fuori dal Paese

scritto da il 11 Febbraio 2019

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Parlare di ciò che si prova sulla pelle quando, come madre, come figlia, come sorella, come amica, come poeta e come cittadina italo venezuelana, vedi che il Paese dove sei nata si sgretola precipitando verso il fallimento più assoluto, è doloroso.

Non si può immaginare il senso di impotenza che i venezuelani hanno vissuto in questi ultimi anni.

img-20190203-wa0095Un senso di impotenza che fa soffrire e scatena una solitudine interiore che quasi immobilizza anche nei comportamenti e nelle consuetudini di vita. Sradicando tradizioni popolari e intaccando amicizie e parentele.

I pensionati di lavori più modesti stanno anche peggio. E devono affidarsi ai Clap, i pacchi alimentari di sostegno statale che vengono dati solo a chi presenta la Tessera della Patria rilasciata se si firma l’adesione chavista madurista e che bastano per dieci giorni. In caso di famiglia numerosa al massimo tre giorni. Sono assolutamente vere ed autentiche le foto che mostrano bambini ridotti a scheletri e persone rovistare per strada nella spazzatura.

Se sopravviene una malattia o hai dollari per pagare medici, medicinali, strutture, servizi oppure muori. Quando si trovano i medicinali. Spesso bisogna procurarseli in Colombia e farseli arrivare sovra pagandoli tramite amici di amici di amici. Chi ha bisogno di chemio o dialisi muore.

Questo è ciò che non manca: la capacità di creare “catene umane” per aiutarsi e sostenersi. Perché il venezuelano è così: un cuore fatto di mani.

fb_img_1549229679381Quando poi sei dentro i problemi, anche a migliaia di chilometri, per amore della tua Terra e ti adoperi pacificamente per inviare medicine attraverso canali segreti (come tante amiche di ALI Onlus, l’organizzazione più grande e importante che a livello internazionale si occupa di questo da anni), oppure per informare l’opinione pubblica del contesto in cui vivi oppure per sostenere i venezuelani in ciò che sai fare (indumenti, oggetti e beni di prima necessità da far arrivare sempre per vie segrete e tortuose), quando sei dentro la “catena umana” quelle ore di ogni giorno sono un “tic tac” che spiega il “tic tac” dei tweet contro la dittatura.

img-20190203-wa0043A me, che da anni scrivo per passione, è toccato di scrivere (con la prefazione di Antonio Ledezma, il Sindaco di Caracas imprigionato e torturato da Maduro, fuggito rocambolescamente ed ora al lavoro con Guaido per la rinascita del Venezuela) un libro di Poesie sugli Escuderos, i giovani che nel 2015 sono insorti contro la dittatura. Decine gli uccisi, decine gli arrestati ed ancora oggi perseguitati e torturati. E decine le notti a parlare segretamente con loro via Whatsapp, ad ascoltare i loro pianti di terrore per le torture, ad incoraggiarli per la vita. Loro, che non hanno mai conosciuto la democrazia, lottano per la vita.

fb_img_1544356724065-1E ad ogni messaggio che mi arriva con richiesta di aiuto, sia vocale o di testo, sia di solo incoraggiamento che di cibo e medicine, mi rendo conto che i venezuelani sono tutti Escuderos.

Mia cugina che coordina l’aiuto che inviamo per dare sostegno agli avvocati del Foro Penale che rappresentano i detenuti dalle accuse infondate e che difendono i minori arrestati ingiustamente: tutti, tutti sono Escuderos. Un mio amico chef che coordina le risorse che inviamo per vie internazionali tortuosissime e che consegna cibo e medicine ai bambini denutriti negli ospedali, ai bambini orfani che vivono per strada: tutti, tutti sono Escuderos.

fb_img_1549229750450Escuderos come i bambini che lottano per sopravvivere in quelle situazioni di carenze assolute. Se chiudo gli occhi mi sembra di ascoltare il pianto disperato di una bambina di un orfanotrofio che abbiamo aiutato: aveva i vermi in testa per una ferita non curata per mancanza di medicine. Come il suo pianto, subito dopo la cura, peró di gioia: nel giro di due ore siamo riusciti a ricavare e ad inviarle tutto il sostegno per l’ambulanza, l’ospedale e le medicine. Per noi pochi euro. Lì una vita.

fb_img_1549229449006Le mie ex compagne di scuola sono tutte Escuderas che lottano giorno dopo giorno dentro e fuori i confini del Paese. Nel nostro gruppo WhatsApp siamo una terra di pace e di aiuto, un gruppo di sostegno, uno spazio di incontro e di amicizia. Sparse per tutto il mondo diamo sostegno emozionale e pratico a chi ancora vive in Venezuela.

Vivere tutto questo aiuta a comprendere l’entusiasmo di questi giorni di speranza in una svolta democratica che possa incidere su un minimo di diritti e possibilità sociali (e civili) che rendono un uomo Persona. Ed ogni persona un vero Uomo.

Ultimi commenti (5)
  • Sergio Bertocchi |

    Sono intimamente convinto che il Venezuela, questo grande paese, così vicino al nostro per ragioni storiche, riuscirà a superare questa drammatica fase. Lo sento, me lo auguro, lo dico e lo scrivo: il Venezuela ce la farà, lo merità per quanti soffrono, per quanti hanno dato la vita perchè ciò accada. Che il Signore benedica le persone che fanno quanto è loro possibile per aiutare, per accelerare questa transizione verso la democrazia e la giustizia.

    Sergio

  • Paolo Ranuzzi |

    Come Italiano, mi vergogno del presente governo italiano che non ha ancora riconosciuto il nuovo legittimo presidente ad interim del Venezuela, Guaido., e non ha ancora condannato il dittatore Maduro, quale terrorista e usurpatore

  • Paolo Ranuzzi |

    come italiano mi vergogno di queto goveno Italiano che non ha ancora riconosciuto come solo presidente ad interim del Venezuela , Guaido, e condannato il dittatore Maduro, che non é piu’ presidente, ma continua a uccidere e torturare i Venezuelani.

  • Francesco caminiti |

    Sono italiano e sono sposato con una donna venezuelana ho parenti e amici in Venezuela, e da anni che soffro per questa situazione, finalmente si vede una luce, grazie a Guaido’, che ha dato la forza e la speranza al popolo venezuelano che ormai non credeva più nella libertà e nella democrazia. Mi auguro che al più presto il tiranno venga rimosso e il Venezuela ritorni quello di trentanni fa.

  • Patricia Valdivia |

    Uno de los logros de esta dolorosa y larga lucha ha sido romper las fronteras, unir pueblos en una íntima voz, mirarnos en nuestros sufrimientos y alegrías, abrazarnos a través de un gemido de hambre, dolor consolados. Gracias por unir pueblos con amor y estar en esta histórica lucha pacífica! Sí se puede!