Quando ti dicono che è troppo tardi

scritto da il 29 Gennaio 2018

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Cosa succede quando ti dicono che non hai più tempo? Quando ti dicono che il tuo desiderio di diventare mamma, di mettere al mondo una nuova parte di te (magari migliore) sta avvizzendo più o meno assieme alle tue ovaie?

Succede che ti devi sedere un momento e tirare un respiro lungo e appoggiare le mani sulle ginocchia e chiudere gli occhi. Per un attimo almeno: giusto il tempo che serve per ripassare mentalmente tutto quello che pensavi sarebbe successo nella tua vita, che davi anche un po’ per scontato, e che non si è realizzato. Per mille ragioni o anche per nessuna. Per fretta, incuria, o anche per troppa calma e superficialità.

Succede che, a occhi chiusi e col respiro tranquillo, ripensi agli anni in cui avresti potuto ma non lo hai voluto. Ripensi agli anni in cui c’erano altre priorità: non ultima (anzi proprio prima) con chi farlo questo figlio? Ripensi a quando correvi senza pensare che ogni corsa è un secondo in meno verso il traguardo: sia esso un figlio, o una famiglia o, molto naturalmente e banalmente, quei six feet under che attendono tutti con pacata democrazia.

E per un pochino ti viene il dubbio di non avere fatto abbastanza, di avere buttato via i giorni, le ore, i minuti e pure gli attimi. Inanelli una serie di ‘se avessi’ e ‘se fossi’. La tristezza si allarga e forse ti allaga il cuore, risale fino agli occhi e si ferma. Si ferma perché non è vero. Non è vero che hai sprecato giorni e ore e attimi. Perché la sola domanda a cui vale la pena rispondere, anche quando ti danno una brutta notizia (o insomma una notizia un po’ così) è: “da cosa dipende la felicità”?

Non da un ovaio scioperato, non da un figlio mai arrivato, non da un lavoro che non è quello voluto, non da un uomo che manca o che non assomiglia a quello dei sogni. La felicità è una questione di volontà, di voler essere felici intendo. Felici al di là degli obiettivi centrati o cannati in pieno. Degli amori persi per strada e delle occasioni sfiorate.

La felicità è questione di infilare sorrisi ostinati e sostituirli con determinazione a rimpianti e rimorsi. La felicità è indicativo presente intervallato da futuro prossimo, non anteriore, non lontano ma vicino. È dimenticare i congiuntivi e i condizionali di quel che è stato e non si può cambiare neanche urlando di rabbia e piangendo di frustrazione.

La felicità è gratitudine per quello che, anche se lontano milioni di anni luce da ciò che avevamo sognato, abbiamo qui e ora. Anche l’ipotesi di un figlio che non arriverà, nonostante ormoni siringati nella pancia e aghi infilati nelle ovaie.

La felicità, oggi, 29 gennaio è un cielo grigio e nebbioso che è una promessa di sole. È preparare un dolce per tenere le mani impegnate in qualcosa di costruttivo che porti dolcezza (e calorie) a chi amo. È dirmi che va tutto bene, che non ho sbagliato niente, ma che non tutte le vite sono uguali e che non tutte le donne sono mamme dei propri figli. Altre, come me, potranno esserlo di ogni bambino che incontreranno, anche solo per pochi minuti, a cui regaleranno un sorriso e una carezza. A cui, magari, asciugheranno una lacrima, o per il cui diritto ad avere una vita degna decideranno di battersi.

La felicità, oggi, 29 gennaio alle 10 e 19 minuti quando osservavo l’immagine –  troppo omogenea per essere speranzosa – delle mie ovaie è stato incrociare lo sguardo della mia amica ginecologa a cui chiedevo di raccontarmi del suo bambino ed essere contenta di ascoltarla.

E poi uscire, risalire in macchina, prendere la strada di casa e sgranare un rosario di tutto ciò che di bello ho avuto fino a qui. Una famiglia, un sacco di cani e di gatti, una valanga di amici, tanti lavori (forse pure troppi) un marito che anche se non è il principe azzurro è molto (molto) simile, un tumore asfaltato quando avevo 25 anni, un bel sedere ancora tonico e due gambe abbastanza lunghe e forti da portarmi in giro per il mondo a conquistarmi, ogni giorno, un altra fettina di felicità.

Cosa voglio di più dalla vita?

Ultimi commenti (10)
  • Simone |

    Ma sai che hai proprio ragione?

  • Carol |

    No no mia cara, arrendersi mai! Questo artiicolo mi riporta ad antichi commenti paterno-cattolici, affidiamoci alla divina provvidenza, se Dio non ce li manda un motivo c’è. Oggi si possono percorrere parecchie strade per avere un figlio. E se anche io penso che non occorre essere madre per essere felice perché la vita é in insieme di relazioni, la discriminante é nella tua motivazione. Se pensi che un figlio possa renderti più felice non saranno due ovaie pigre e secche a fermatti. Positive e ottimiste per non doversi mai guardare indietro e dirsi non ho avuto fiducia in me.

  • Marilu' |

    Sei unica, speciale e con un cuore grande capace di regalare sorrisi e amore a una bimba che viene da lontano. Una bimba che cerca le tue attenzioni e che aspetti ogni volta come un regalo di natale. Ti abbraccio forte forte❤

  • barbara |

    E’ un articolo che ti tocca il cuore , e vale anche per altre situazioni diverse da quella citata della scrittice.
    E’ toccante e profondo. Grazie

  • Elisabetta |

    Un articolo davvero emozionante. Mi ritrovo in ogni sua parola. Come lei, mi impegno quotidianamente a dimostrare che si è comunque Madri. Sono ostetrica e sono una Madre senza figli. Aiuto altre donne come me a prendere consapevolezza del dono della Maternità attraverso opere concrete. Che sia di un sogno o di un progetto. Grazie per la splendida riflessione.

  • Mara |

    Ho riletto due volte l’articolo e mi sono emozionata…

  • Debora |

    Touché! In ogni parola, in ogni sussulto, in ogni immagine e in ogni congiuntivo. Alla fine la gran fortuna è arrivare a una sorta di consapevolezza che è il viaggio ciò che conta e non solo propriamente la destinazione.

  • Mile |

    Io alla fine quella figlia l’ho avuta, a 42 anni dopo mille pensieri perché madre non mi sentivo. E mi sento ancora poco. Ma non ho avuto il lavoro dei miei sogni, rifiutato perché troppo giovane ed insicura per passare sopra a situazioni familiari che oggi supererei tranquillamente. Il passato fortifica ed è fatto di scelte. Non ho rimorsi. Ho scelto io. Vado avanti e godo di quel ho. Ora mi faccio meno remore e sono più sfacciata.

  • LAURA C |

    Quando ti dicono che è troppo tardi per avere un figlio….. non devi scoraggiarti ma bensì impegnarti al fine di realizzare il tuo Progetto di Vita……Mai mollare…..
    Fin da piccola ho Imparato a valorizzare la mia famiglia…. Mio
    Padre è Mia Madre che per me sono stati due grandi Educatori ricchi di VALORI….certo mi sarebbe piaciuto avere una sorella aperta di carattere come me un vero e proprio raggio di sole…. Ma non è stato possibile. In famiglia tutti i componenti hanno la possibilità di migliorare i propri
    compornamenti. La famiglia quando è Veramente Unita è un Tesoro Prezioso che il Signore ha posto nella nostra esistenza e per questo grande Dono dobbiamo esprimere il nostro doveroso Grazie. È bello tornare a casa e trovare qualcuno che ci aspetta e che ci ha preparato un delizioso piatto di spaghetti alle vongole o un risotto zucchine e gamberetti…..
    Le premure ci rendono Felici e non ci fanno sentire soli con noi stessi.
    Avrei tante cose da dire…. Ma credo che sia giunto il momento di salutare
    e di drvi Buon pomeriggio. Laua

  • Mariana |

    Ciao! Come ti capisco..mi ritrovo molto nella tua storia.
    Leggendo il articolo mi ha dato in qualche modo forza e non sentirmi sola.