Destinate a fallire. La ribellione delle mamme

scritto da il 27 Ottobre 2017

time_goddess-coverLa copertina del Time di questa settimana è dedicata alle mamme. Anzi, al “mito della dea”, sottotitolo: “Perché l’idea di una maternità perfetta fa male alle madri”.

Considerato quasi un mestiere – chi dice il più bello, chi il più difficile, nessuno mette in dubbio che sia un contratto a lunghissimo termine e con scarse possibilità di dimissioni – quello della mamma è però un mestiere a cui nessuna arriva preparata. Ci arriviamo, anzi, sempre più tardi (l’Italia ha la più alta età media d’Europa: 31 anni al primo figlio), sempre più incerte e sempre più in cerca della risposta giusta. La tendenza in America, racconta il servizio del Time, è quella del “più naturale che puoi”.

Niente epidurale, non vorrai perderti anche solo un grammo delle sensazioni che ti legheranno per sempre al tuo bambino? E poi si è sempre fatto in modo naturale, perché mai adesso le cose dovrebbero cambiare? Ecco, in merito, il commento della dottoressa Mary Jane Milkin, professoressa di Ostetricia a Yale:

“Certo, nel ‘900 si interveniva molto meno nelle nascite. E, indovina un po’? La gente moriva. L’attesa di vita media per una donna era di 48 anni. Ecco a cosa portava una gestione totalmente naturale”.

E poi, allattamento rigorosamente al seno: fallimento totale se non riesci, se – dio non voglia! – tuo figlio ti rifiuta, se il latte non scende copioso e nutriente, se ragadi o lavoro (o altro!) ti portano a smettere prima dei sei mesi…

burzo-breastfeedingI “miti” sono molti, serpeggiano nei numerosi forum online, il Time li definisce i “template” della dea madre: disegnano intorno alla maternità un’idea di perfezione e gioia che non ha niente a che vedere con la realtà,  elevano le aspettative intorno a questo ruolo a un livello che rende impossibile non fallire. Così le madri, che faranno tutto quello che possono per il bene dei loro bambini, sono condannate a convivere sempre e comunque con il senso di colpa per non essere state all’altezza di un ruolo disegnato a misura di dee.

Stressed young mother sitting on her sofa whilst feeding her baby son. She has her head in her hand and is surrounded by mess.

Ma, per fortuna, ogni moda ha la sua controtendenza, e anche in America come in Italia sono emerse le correnti delle “mamme imperfette”: quelle che si mostrano splendide in tutta la loro inadeguatezza, ma non solo. A ben guardare, queste donne scoprono e proclamano che non esiste nessuna ricetta: ogni mamma è bella al proprio “scarrafone”, e parlare finalmente dei nostri fallimenti rivela che in realtà nessuna di noi ha fallito.

Meno male che il Time lo ha messo in copertina.

Ultimi commenti (10)
  • Cecilia (Il Parto Positivo) |

    Il Time sarà anche il famoso Time, ma questa volta ha toppato alla grande. Spiace che una testata come il Sole abbocchi all’amo.

    Sia negli USA che da noi usciamo da decenni di gestione del parto che ogni evidenza scientifica sta dimostrando subottimale. È un fatto. Quella di un ritorno a un approccio più rispettoso, che ovviamente ma non necessariamente è anche (almeno un po’) più naturale, non può essere definita una tendenza: fa parte della tensione verso il miglioramento che da millenni caratterizza il fare umano. Che poi, per l’umana debolezza, la tensione al miglioramento si sia tradotta spesso (o sia stata percepita) come prescrittiva, è un altro problema.
    Ma alle mamme, alle donne, cosa serve davvero?
    Serve una nuova tifoseria da stadio? Di perfezione contro imperfezione e natura contro non natura (come se poi entrambe le categorie fossero universalmente valide e facilmente definibili!)?
    Serve l’alibi di potersi definire imperfette così da finalmente respirare sotto il peso dell’aspirazione alla perfezione che invece continuiamo a coltivare in altri campi (chi in ufficio, chi sulla spiaggia in bikini, chi mentre sforna l’arrosto per la cena coi suoceri)?

    La copertina del Time è l’insulto definitivo alle Donne, prima ancora che alle Mamme: che ancora una volta vengono viste e descritte come delle povere derelitte a cui qualcuno deve dire cosa pensare di se stesse.
    Sono fermamente convinta che il parto sia una questione che il femminismo ha dimenticato: un tema per il quale vale ora la pena battersi. Perché mentre ci battevamo per tutto il resto, abbiamo accettato di fingere che partorire non contasse. Anzi peggio, come se avere figli (e doverli pure portare nel corpo) fosse l’ultimo scomodo sassolino a rallentare il passo dell’uguaglianza. E ci siamo lasciate convincere, ovviamente da medici uomini prima ma anche da molte donne poi, che l’unica liberazione possibile fosse quella dal dolore: lo stigma finale del nostro essere Eva. E la copertina del Time -insieme al tono falsamente liberato e in realtà piuttosto ingenuo dell’articolo- non fa che continuare a scavare in questo solco che della singola donna, della sua esperienza vera e del suo ruolo, si infischia altamente, anche quando -e anzi proprio perché- difende il suo diritto a essere imperfetta, cioè umana.
    Possiamo -tutte- fare di meglio.

  • Daniela |

    Mi avevano convitati che non sarei mai stata una brava madre. Così quando ho avuto mia figlia non avevo aspettative e ho fatto quello che l’istinto mi suggeriva. Mia figlia (12 anni ora) mi dice che sono diversa dalle altre madri ma la più divertente, dolce e pronta ad ogni “emergenza “.

  • Federica |

    Scusa Veronica “mamma felice” ma il tuo è il classico proclamo di una mamma prevaricatrice altro che felice… Sai non tutte le donne sono uguali e non tutte si realizzano mettendo al mondo un essere umano! (Gesù!!!!)

  • Liala |

    Sono mamma di due bimbi, una di 7 anni e l’altro di appena 17 giorni. Lavoro da circa una settimana dopo il parto e mi mancano 5 esami per la laurea. Ho dovuto mediare tra mille impegni, non mi sento una madre perfetta ma una mamma come tante. Cerco di fare il più possibile facendomi aiutare. Ho dovuto rinunciare a molto ma questa è la mia vita e sono felice così assieme al mio compagno e i miei figli. Non potrei volere una vita diversa.

  • Veronica |

    Una donna che non desidera la maternità non può definirsi felice.
    I soldi fanno la felicita ma nulla a che vedere con il dono di mettere a mondo un bambino.
    Sensazioni indescrivibili che ti accompagnano e danno un senso alla propria vita.
    Ho desiderato e avuto per grazia il dono di essere madre,donna lavoratrice e felice di essere chiamata mamma.
    Veronica mamma felice.

  • Calamity |

    E’ una copertina coraggiosa quella del Time perché le mamme, di solito, non fanno notizia, non “bucano”. Il mito della mamma perfetta, invece, è un tema centrale nella nostra società e, secondo me, è una delle ragioni che allontanano tante ragazze dalla scelta di avere figli. Sembra loro impossibile, infatti, diventare “madri” rimanendo se stesse perché vedono davanti a sé un modello unico e irraggiungibile di maternità.

    La scelta di non avere figli dovrebbe essere libera. Libera dalle pressioni che vogliono “complete” e realizzate solo le donne che hanno vissuto la maternità. E libera anche dalle pressioni che scoraggiano dall’avere bambini proponendo come modello assoluto la super-madre.

    Ogni modo di essere mamma con amore dovrebbe essere accettato. Sempre più spesso, invece, le stesse mamme si dividono e contrappongono tra le madri-alfa e le mamme imperfette, con sfottò e risse sui social network, in una lotta che non fa bene a nessuno. Penso da una parte al linciaggio delle cosiddette “mamme pancine”, e dall’altra parte alla moda sempre più diffusa delle “bad moms” in una gara al ribasso che non fa bene a nessuno. Quello che ci vorrebbe è un po’ di sana solidarietà femminile, anche perché nessuno può capire una mamma più di un’altra mamma e nessuno può raccontare che cosa significhi essere madre, in tutte le sue sfumature, meglio di chi lo vive ogni giorno sulla propria pelle.

  • stefania |

    Credo di essere così felice di non essere madre che mi sveglio ogni giorno di ottimo umore. Lavoro, faccio soldi, vado in vacanza ogni mese e non desidero figli neanche morta. Men che meno quando leggo queste testimonianze. Viva la libertà

  • iv giust |

    Invio un copia correta da alcuni errori … per essere migliorarne la comprensione. Il problema della mancanza di diritti della donna nelle sale parto è un problema … come raccontato dall’indagine Doxa.

    #ventosa #violenza #parto “…Perché l’idea di una maternità perfetta fa male alle madri”. …vero, ma non la maternità ma l’essere trattata da contenitore e da incapace nelle sale parto che fa male… e da lì che inizia la discesa verso l’abisso…
    “– quello della mamma è però un mestiere a cui nessuna arriva preparata…La tendenza in America, racconta il servizio del Time, è quella del “più naturale che puoi…”. Che nessuna arrivi preparata è sempre stato così… il problema è uscire “menomata” con la salute fisica e psichica distrutta, non da madri che desideravano un figlio e una famiglia, ma da comportamenti disumani sia della società che durante il momento che dovrebbe essere il più bello per una donna, in cui la si fa sentire in colpa e si arriva anche, per la teoria del “più naturale che puoi”, a negargli i diritti di un cesareo e di un parto senza danni, arrivando a rovinare alla madre la salute per sempre e anche la vita familiare e il rapporto con il figlio……
    “…. Ecco, in merito, il commento della dottoressa Mary Jane Milkin, professoressa di Ostetricia a Yale: “Certo, nel ‘900 si interveniva molto meno nelle nascite. E, indovina un po’? La gente moriva. L’attesa di vita media per una donna era di 48 anni. Ecco a cosa portava una gestione totalmente naturale”…
    Aggiungerei anche questo commento di una altro ginecologo del 1966: “In vaste aree del mondo, nel sud-est asiatico, in Birmania, in India, in zone del Centro America, del Sud America ed Africa, 50 milioni di donne quest’anno daranno alla luce i loro figli nel dolore, come negli antichi tempi biblici, esposte a gravi pericoli. In conseguenza di ciò oggi, come sempre nel passato, centinaia di migliaia di giovani madri, ogni anno, subiscono lesioni da parto; lesioni che le riducono allo stato del più miserabile tra gli ultimi esseri umani… …..Costantemente nel dolore, incontinenti alle urine ed alle feci… abbandonate dai propri mariti, escluse dalla società, senza possibilità di trovare un lavoro se non nei campi, esse vivono, esistono, senza amici e senza speranza. Dato che le loro lesioni sono pudende, interessano parti del corpo che devono essere nascoste alla vista e delle quali una donna non può parlare apertamente, esse sopportano le proprie menomazioni in silenziosa vergogna. Nessuna organizzazione umanitaria si occupa di loro. La loro miseria è assoluta, solitaria, completa.” RHJ Hamilin and ECatherine Nicholson 1966
    ….. “…Così le madri, che faranno tutto quello che possono per il bene dei loro bambini, sono condannate a convivere sempre e comunque con il senso di colpa per non essere state all’altezza di un ruolo disegnato…” il senso di colpa inizia proprio dalla sala parto… la punta dell’iceberg narrata dalla Violenza Ostetrica che diventa senso di colpa per i danni subiti, per essere rimaste incontinenti a vita, per essere state abusate al pari di una violenza carnale, per essere state rese menomate e la cui la colpa ricade sempre sulla donna … si.. della donna che ha scelto di diventare mamma fidandosi che dall’altra parte soprattutto in sala parto vi fossero persone competenti e umane …. Ma non è così …

  • iv.giust |

    “Perché l’idea di una maternità perfetta fa male alle madri”. …vero, ma non la maternità ma l’essere trattata da contenitore e un incapace nelle sale parto che fa male… e da lì che inizia la discesa verso l’abisso…
    – quello della mamma è però un mestiere a cui nessuna arriva preparata. …..La tendenza in America, racconta il servizio del Time, è quella del “più naturale che puoi”. Che nessuno arrivi preparato questo è sempre stato così… il problema è arrivarci “menomata” con al salute fisica e psichica distrutta non dalle madri che desideravano un figlio e una famiglia ma da comportamenti disumani sia nella società che durante il momento che dovrebbe essere il più bello per una donna, in cui la si fa sentire in colpa e si arriva anche per la teoria del “più naturale che puoi”, a negargli i diritti di un cesareo e di un parto senza danni arrivando a rovinare alla madre la salute per sempre anche la vita familiare e il rapporto con il figlio……
    …. Ecco, in merito, il commento della dottoressa Mary Jane Milkin, professoressa di Ostetricia a Yale: “Certo, nel ‘900 si interveniva molto meno nelle nascite. E, indovina un po’? La gente moriva. L’attesa di vita media per una donna era di 48 anni. Ecco a cosa portava una gestione totalmente naturale”.
    Aggiungerei anche questo commento di una altro ginecologo del 1966: “In vaste aree del mondo, nel sud-est asiatico, in Birmania,in India, in zone del Centro America, del Sud America ed Africa, 50 milioni di donne quest’anno daranno alla luce i loro figli nel dolore, come negli antichi tempi biblici, esposte a gravi pericoli. In conseguenza di ciò oggi, come sempre nel passato, centinaia di migliaia di giovani madri, ogni anno, subiscono lesioni da parto; lesioni che le riducono allo stato del più miserabile tra gli ultimi esseri umani… …..Costantemente nel dolore, incontinenti alle urine ed alle feci… abbandonate dai propri mariti, escluse dalla società, senza possibilità di trovare un lavoro se non nei campi, esse vivono, esistono, senza amici e senza speranza. Dato che le loro lesioni sono pudende, interessano parti del corpo che devono essere nascoste alla vista e delle quali una donna non può parlare apertamente, esse sopportano le proprie menomazioni in silenziosa vergogna. Nessuna organizzazione umanitaria si occupa di loro. La loro miseria è assoluta, solitaria, completa.” RHJ Hamilin and ECatherine Nicholson 1966
    ….. “Così le madri, che faranno tutto quello che possono per il bene dei loro bambini, sono condannate a convivere sempre e comunque con il senso di colpa per non essere state all’altezza di un ruolo disegnato…” il senso di colpa inizia proprio dalla sala parto… la punta dell’iceberg narrata dalla Violenza ostetrica che diventa anche senso di colpa per i danni subiti, per essere rimaste incontinenti a vita, per essere state abusate al pari di una violenza carnale, per essere state rese menomate e la cui la colpa ricade sempre sulla donna … si della donna che ha scelto di diventare mamma fidandosi che dall’altra parte soprattutto in sala parto vi fossero persone competenti e umane …. Ma non è così …

  • Cinzia Xodo |

    Ricordo ancora come la lettura di “Ma che davvero? “ di Chiara Santamtia, mi fece morire dal ridere quando lo lessi la prima volta. Avevo partorito da 9 mesi, allattato per 9 mesi 6 volte al giorno a causa di plurime allergie di mia figlia che non toccava cibo, ma cresceva come un gigante. Perdevo litri di latte anche mentre dormivo perché ormai il mio cervello non faceva altro!
    Da allora l’ho indicato alle future mamme. Un toccasana ironico di realismo che nel 2007 ha aperto il vaso di pandora dichiarando apertamente: la maternità è tutto fuorché perfezione. La maternità è, anche e soprattutto, sacrificio, notti insonni, solitudine, dolori da tutte le parti, ma non puoi lamentarti o dichiararlo, il senso comune non lo concede, senso di inadeguatezza, è training on the job sapendo che le tue azioni avranno impatto sulla vita di tuo figlio. La consapevolezza di far sempre del proprio meglio, la chiave di svolta per viverla in serenità, ignorare i giudizi ed i pre-giudizi, l’altra àncora di salvezza.