Congedo di paternità, ma dove sono i padri?

scritto da il 03 Marzo 2016

indexSe lavorassi in Giappone, alla nascita di mia figlia, avrei potuto prendere un congedo di paternità di 52 settimane, in Francia di 28, ma lavoro in Italia e ho preso 2 settimane di ferie e un giorno di congedo. Scopro comunque che anche chi ha diritto a importanti periodi di paternità non li richiede, nella maggior parte dei casi per timore di diventare vittima di pregiudizi. Ne avevo già scritto in qualche modo, il tema mi sta a cuore, credo che sia rilevante e lo ritiene anche l’Organizzazione per lo Sviluppo Economico e la Cooperazione – OECD – che dedica il suo policy brief di marzo al tema del congedo di paternità.

L’OECD, infatti, rileva che il congedo di paternità è uno strumento diffuso, ma poco utilizzato. In molti paesi meno di un neo padre su cinque lo sceglie e, anche in Nord Europa, la percentuale non supera mai il 40%. Se è vero che la crescita del ricorso a questo strumento è in crescita ovunque, l’OECD sottolinea però che è una crescita lenta, tropo lenta.

paternitàPerché il congedo di paternità è così importante? Innanzitutto perché i benefici sono universali e comprendono madri, padri e figli. Il congedo di paternità facilita il recupero delle donne, sviluppa l’attitudine alla cura dei padri, migliorando la relazione con i figli anche nei primi mesi di vita e contribuisce a incrementare l’occupazione femminile, aumentando il benessere dell’intera famiglia. Come se non bastasse il congedo parentale, se utilizzato dai padri, può aiutare a ridurre i fenomeni di discriminazione di genere sul lavoro. Proprio questo è il tema scottante. Infatti molti uomini temono, a loro volta, di essere discriminati se utilizzassero questo strumento e così in Corea, dove sono previste 52 settimane di congedo, solo il 4,5% degli aventi diritto decide di fare richiesta.

La politica può e deve intervenire, secondo l’OECD. In primo luogo con campagne di informazione e comunicazione che supportino il ricorso al congedo parentale, contribuendo all’evoluzione culturale della collettività, in secondo luogo, con maggiore concretezza, studiando dei sistemi di incentivazione economica. Riservare periodi del congedo parentale retribuito ai padri, magari sotto forma di “bonus papà”, sta dando buoni risultati in Islanda e Svezia, paesi che hanno raddoppiato in poco tempo la durata del congedo richiesta dagli uomini. Si deve però anche agire sulla sostenibilità dei congedi parentali, garantendo che siano adeguatamente retribuiti, come in Germania, dove dal 2007, il congedo parentale retribuito è di 10 mesi, ai quali si possono aggiungere altri 2 mesi, alle stesse condizioni, se è il padre ad approfittarne. Infine la flessibilità dell’orario di lavoro e il ricorso al part time possono incentivare anche quei genitori che non possono o non vogliono interrompere completamente l’attività lavorativa.

Insomma, la politica può fare molto, ma quelli che devono fare di più sono proprio gli uomini, sfruttando appieno ciò che i diversi paesi concedono, buttando il cuore oltre l’ostacolo e abbracciando una paternità che deve essere anche di cura e accudimento. Anche in questo caso è una battaglia di tutti e, se si vince, si vince tutti assieme.

Ultimi commenti (1)
  • Angela Spera |

    vorrei sapere bene quale è il congedo per il padre in francia per la nascita del figlio,, mio nipote nascerà primi di luglio ,vorrei perciò sapere quanti mesi prima del parto e dopo,mio figlio potrebbe prendere di congedo per paternità, grazie è molto importante Angela , la nonna