Rossella Blasi alla guida della European School of Oncology: la formazione che cambia le cure

La medicina oncologica compie progressi straordinari, ma perché un’innovazione possa fare davvero la differenza deve arrivare fino a chi, ogni giorno, si prende cura dei pazienti. E questo passaggio non è scontato. Le opportunità di aggiornamento non sono uguali per tutti e tutte, dipendono dalle risorse degli ospedali, dalle possibilità economiche dei professionisti, dall’accesso alle reti scientifiche internazionali. Così, anche la conoscenza rischia di diventare un fattore di disuguaglianza.

È per ridurre questa distanza che opera la European school of oncology (Eso), organizzazione non profit nata a Milano nel 1982 da un’idea di Umberto Veronesi. Una realtà che in oltre quarant’anni ha formato quarantamila medici, infermieri e altri professionisti sanitari, grazie al contributo di più di cinquemila esperti, e che da ottobre 2026 ha una nuova guida, Rossella Blasi, già direttrice generale dal 2023 e oggi Ceo della Scuola.

Rossella Blasi

«Desideriamo rendere accessibile una formazione oncologica di alto livello anche ai professionisti che, per ragioni economiche o per le limitate risorse dei loro ospedali, non potrebbero permettersela», spiega Blasi.
La sua nomina segna un nuovo capitolo nella storia di Eso, ma soprattutto porta al centro una questione che attraversa il futuro della medicina: come fare in modo che il progresso scientifico non resti confinato nei centri d’eccellenza, ma diventi patrimonio condiviso di chi cura. Una sfida che riguarda l’accesso alle conoscenze, la collaborazione internazionale e la capacità di accompagnare l’evoluzione dell’oncologia. Ma che si intreccia anche con il riconoscimento delle competenze femminili e la possibilità, per un numero crescente di donne, di assumere responsabilità, insegnare e partecipare alle decisioni.

Una scuola che porta la conoscenza oltre i centri d’eccellenza

L’accessibilità della formazione è uno dei principi sui quali si fonda la European school of oncology. La scuola offre corsi in presenza e online, quasi tutti gratuiti, e finanzia borse di studio che consentono a medici e infermieri di formarsi in altri centri oncologici europei. Alcuni programmi post-laurea, organizzati in collaborazione con università europee, prevedono invece quote di partecipazione, accompagnate da possibilità di agevolazioni e borse. La dimensione internazionale amplia ulteriormente questa prospettiva. La scuola mette in relazione università, società scientifiche e centri oncologici europei, coinvolgendo anche professionisti dell’America latina e del nord Africa. Ciascuno porta con sé le esperienze e le difficoltà del proprio sistema sanitario, contribuendo a uno scambio che riguarda non soltanto le competenze cliniche, ma anche i modelli organizzativi e le soluzioni adottate nei diversi contesti.
Chi torna nel proprio ospedale porta con sé strumenti, relazioni professionali e nuove prospettive da condividere con i colleghi. È nella capacità di trasferire ciò che si è appreso alla pratica quotidiana che la conoscenza può trasformarsi in un miglioramento concreto dell’assistenza.

Una storia nata anche dalla determinazione delle donne

Nella storia della European school of oncology le donne hanno avuto un ruolo importante fin dalle origini. Una storia che intreccia la gratitudine per le cure ricevute con la volontà di offrire ad altri nuove opportunità.
La principessa Laudomia Del Drago, guarita da un tumore, chiese a Umberto Veronesi come potersi sdebitare per le cure ricevute. Il medico le parlò del progetto di creare una scuola europea dedicata alla formazione oncologica. Lei decise di finanziarlo.
Quel gesto contribuì a trasformare un’esperienza personale in un investimento destinato a produrre benefici ben oltre la singola storia di malattia, perché sostenere la formazione dei medici significava contribuire alla cura di altri pazienti.
A questa iniziativa si aggiunsero successivamente i lasciti delle sorelle Gigina e Nedda Necchi, che permisero di costituire la Eso Association nel 1988.

È una storia che racconta come un progetto di formazione scientifica possa nascere anche da una visione di responsabilità collettiva. Una dimensione che Blasi considera parte dell’identità della Scuola e che oggi si traduce nella necessità di conciliare accessibilità, indipendenza e sostenibilità economica. «Un elemento che ci distingue è l’indipendenza dall’industria farmaceutica, che ci permette di scegliere autonomamente contenuti e priorità formative», sottolinea la ceo.
Garantire questa autonomia, mantenendo la formazione accessibile, richiede una gestione rigorosa e un utilizzo attento delle risorse.
«Essere non profit significa anche questo: assumersi la responsabilità di ciò che si investe e valutarne i risultati».

Per Blasi, la missione sociale di un’organizzazione non esclude la necessità di una cultura imprenditoriale. Al contrario, richiede la capacità di individuare i bisogni, raccogliere risorse, costruire alleanze e garantire la qualità dei programmi nel tempo. L’obiettivo è generare valore, riconoscendo nella medicina uno strumento di progresso scientifico e sociale.

Le donne nella formazione oncologica: dalla partecipazione alla leadership

La nuova guida di Eso offre anche l’occasione per osservare una delle contraddizioni che attraversano il mondo sanitario: la crescente presenza femminile nelle professioni della salute non si traduce automaticamente in una rappresentanza equivalente nei ruoli decisionali.
All’interno della European school of oncology, le donne rappresentano il 68% dei partecipanti ai corsi e il 40% degli esperti coinvolti nell’insegnamento. Sono dati che fotografano due dimensioni diverse della partecipazione alla formazione e invitano a riflettere sul percorso necessario per trasformare le competenze in autorevolezza professionale e opportunità di carriera.

Per Blasi, la presenza di donne tra i docenti assume un significato che va oltre la trasmissione del sapere scientifico. Le giovani professioniste possono osservare come una docente affronta un dubbio clinico, sostiene una decisione o guida un confronto tra colleghi. Possono porre domande, discutere delle prospettive di carriera e riconoscere nelle esperienze altrui possibilità che prima apparivano lontane. La formazione diventa così anche uno spazio nel quale costruire fiducia, relazioni professionali e modelli di riferimento.
Ma perché questo si traduca in una maggiore presenza femminile nei ruoli di responsabilità, non basta offrire esempi positivi.
«Il cambiamento richiede opportunità concrete e sostegno nei passaggi decisivi della carriera: non può dipendere soltanto dalla determinazione delle singole donne», osserva Blasi.
La strada passa attraverso criteri trasparenti nell’assegnazione degli incarichi, la possibilità di partecipare attivamente ai confronti scientifici e l’accesso alle reti professionali.

«Come donna alla guida di un’organizzazione internazionale, sento la responsabilità di contribuire a creare queste condizioni», afferma.
L’obiettivo è chiaro: «Vorrei che fossero le competenze a determinare chi siede al tavolo delle decisioni». È una prospettiva nella quale la leadership femminile non viene interpretata come il risultato esclusivo della determinazione individuale, ma anche come il prodotto di organizzazioni capaci di riconoscere il merito e creare reali opportunità di crescita professionale.

Ripensare la leadership, oltre la cultura della presenza

Nella visione di Blasi, favorire l’accesso delle donne ai vertici significa anche mettere in discussione alcuni modelli tradizionali di organizzazione del lavoro. «Il valore di una persona non si misura dal numero di ore trascorse in ufficio, ma dalla qualità del lavoro, dalle competenze e dai risultati che è in grado di raggiungere». La disponibilità continua e la presenza fisica non possono rappresentare gli unici parametri attraverso i quali misurare l’impegno professionale.

Per la ceo, le organizzazioni devono superare modelli rigidi e costruire ambienti nei quali autonomia, responsabilità e flessibilità possano convivere. Non come concessioni individuali, ma come elementi di una concezione più moderna della leadership, capace di riconoscere che l’equilibrio tra vita personale e professionale non costituisce un ostacolo alla crescita. È una visione che Blasi porta anche nel nuovo incarico alla guida della scuola.
Entrata in Eso nel 2023 come direttrice generale, da ottobre 2026 raccoglie l’eredità di Alberto Costa, che ha guidato l’organizzazione per oltre quarant’anni e continuerà a contribuire al suo sviluppo come vicepresidente.
«Per me la leadership non è mai stata una questione di ruolo o di titolo, ma di responsabilità, visione e capacità di coinvolgere le persone in un progetto comune». Guidare, nella sua prospettiva, significa ascoltare, saper scegliere e assumersi la responsabilità delle decisioni, anche quando sono difficili. Non significa necessariamente possedere tutte le risposte, ma indicare una direzione e creare le condizioni perché ciascuno possa contribuire con le proprie competenze.
Fiducia, autonomia e crescita delle persone diventano così strumenti di gestione, oltre che principi ai quali ispirarsi.

Dall’intelligenza artificiale alla medicina di precisione: le nuove sfide della formazione

La nuova fase della European school of oncology si apre in un momento di profonda trasformazione della medicina oncologica. L’evoluzione della medicina di precisione, l’intelligenza artificiale e il cambiamento dei modelli di cura stanno modificando le possibilità terapeutiche, ma anche le competenze necessarie ai professionisti per affrontare le nuove sfide cliniche.
Per Eso, questo significa aggiornare costantemente i percorsi formativi, rafforzare le collaborazioni internazionali e utilizzare le nuove tecnologie, continuando a garantire qualità, accessibilità e indipendenza scientifica. L’obiettivo, tuttavia, non è inseguire l’innovazione come fine a sé stessa. Al centro della filosofia educativa della scuola resta “Learning to Care”, imparare a prendersi cura.
Un principio che invita ad andare oltre la preparazione scientifica e tecnica, riconoscendo anche la dimensione umana, relazionale ed emotiva del percorso oncologico. La tecnologia deve contribuire a migliorare le cure senza allontanare i professionisti dalla relazione con i pazienti. È in questo equilibrio tra innovazione e attenzione alla persona che Blasi individua una delle responsabilità fondamentali della formazione.

Accanto all’aggiornamento dei programmi, la ceo indica inoltre una priorità: comprendere meglio quale impatto abbiano le attività formative sulla pratica clinica. Non soltanto quanti professionisti partecipino a un corso o quali conoscenze acquisiscano, ma quanto ciò che hanno imparato riesca effettivamente a produrre cambiamenti nel loro lavoro e nell’assistenza ai pazienti.

Costruire opportunità che durino oltre un mandato

Quando guarda al futuro della European school of oncology, Blasi non immagina il successo del proprio incarico soltanto attraverso numeri, programmi o nuovi progetti. Vorrebbe poter raccontare storie concrete. E tra queste vorrebbe vedere un numero crescente di donne nelle condizioni di guidare, insegnare e contribuire alle decisioni. Ma la sua ambizione riguarda anche la capacità di Eso di raggiungere professionisti che operano in contesti dove le opportunità di aggiornamento sono più limitate, contribuendo attraverso di loro alla qualità delle cure offerte ai pazienti. E riguarda, infine, il futuro dell’organizzazione stessa: lasciare una scuola solida, sostenibile e capace di continuare a crescere indipendentemente da chi la guida.

«Uno dei compiti più importanti di un leader è costruire qualcosa che possa durare oltre il proprio mandato: valorizzare le competenze, far crescere le persone e creare le condizioni perché chi verrà dopo possa proseguire il lavoro». Una riflessione che riporta alla storia della European school of oncology e al progetto da cui tutto è cominciato. Dalla scelta di investire nella formazione di altri professionisti alla costruzione di una rete internazionale, il principio rimane quello di moltiplicare le opportunità attraverso la conoscenza.
Perché il valore della formazione non si esaurisce in chi la riceve: continua nel lavoro dei professionisti, nelle decisioni che assumono, nelle persone che contribuiscono a far crescere e, soprattutto, nella qualità delle cure che riescono a offrire.

***

La newsletter di Alley Oop

Ogni venerdì mattina Alley Oop arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscrivervi cliccate qui.

Per scrivere alla redazione di Alley Oop l’indirizzo mail è alleyoop@ilsole24ore.com