
I Boomer sono più malati dei Millenial, ma più felici. Lo star bene non è un concetto monolitico: sentirsi bene fisicamente, avere equilibrio emotivo, realizzarsi professionalmente, avere una famiglia, riuscire a fare ciò che si ama. Numerosi fattori di natura ambientale, sociale ed economica influenzano la nostra salute e contribuiscono a determinarla.
L’indagine presentata da Fondazione Onda ETS durante il suo decimo congresso nazionale evidenzia un divario generazionale interessante tra Boomer e Millennial riguardo alla salute e alla prevenzione. I Millennial dimostrano una maggiore consapevolezza sull’importanza di agire precocemente, ma incontrano barriere economiche e temporali che ostacolano abitudini salutari costanti. Al contrario, i Boomer, pur affrontando un numero superiore di patologie croniche, mantengono un atteggiamento più sereno, ottimista e focalizzato sul mantenimento della propria indipendenza.
Solo il 16% vorrebbe vivere a lungo
Il campione di ricerca ha coinvolto 1000 persone intervistate a luglio 2026: 640 boomer, persone tra i 65 e i 75 anni, e 360 millenial, persone tra i 30 e i 46 anni. Boomer e Millennial condividono una forte centralità del tema della salute, ma lo vivono secondo logiche e linguaggi generazionali differenti. Per i Boomer, la salute appartiene prevalentemente alla sfera organica e alla gestione consapevole del tempo per preservare autonomia (75%), indipendenza e capacità di pianificare il futuro.
Al contrario, per i Millennial la salute si colloca in una sfera psicosomatica e multidimensionale: “stare bene” significa anzitutto sentirsi sereni e in equilibrio emotivo (73%), saper gestire lo stress (67%) e dormire bene (61%). Questa generazione vive il tempo come un “presente esteso” dominato dall’ansia di prestazione e dall’incertezza, in cui la salute diventa un’esigenza di reattività costante per prevenire il crollo fisico e mentale. Per entrambe le coorti, il semplice “vivere a lungo” si attesta invece in fondo alle priorità, fermandosi al 16% delle risposte.
Salute: tra cura e prevenzione
L’82% dei Boomer convive con almeno una patologia cronica e il 74% assume terapie farmacologiche continuative. Tra le affezioni più diffuse tra i 65-75enni figurano ipertensione, dislipidemie, problematiche osteo-articolari, diabete e obesità. Ciononostante, pur avendo un carico patologico quasi doppio rispetto ai Millennial, i Boomer esprimono livelli di soddisfazione nettamente superiori per la propria salute mentale (90% contro 64%), per l’autonomia (88% contro 75%) e per la serenità verso il futuro (63% contro 41%).
I Millennial vivono invece schiacciati dal paradosso della consapevolezza dell’importanza della prevenzione che si arresta davanti a barriere di natura pratica ed economica che ne comprimono l’attivazione: costi finanziari (50%), mancanza di tempo (49%) e stress mentale (37%); hanno standard di salute più elevati ma fanno fatica a sostenerli. I differenti approcci alla salute si rispecchiano anche nelle fonti di informazione di riferimento. Se i Boomer continuano ad affidarsi prevalentemente al medico di medicina generale e ai professionisti sanitari (77%), i Millennial fanno ricorso a una rete più frammentata, in cui assumono rilievo il web e i social network (34% contro 17%) e la figura dello psicologo (22% contro 8%). Per trasformare la consapevolezza in comportamenti di prevenzione duraturi, Fondazione Onda ETS invita le Istituzioni e il mondo aziendale a strutturare interventi di welfare «flessibili nei tempi, sostenibili nei costi e non colpevolizzanti».
7 boomer su 10 sono ancora una risorsa, ma il lavoro di cura pesa più sulle donne
La dimensione di genere gioca un ruolo determinante sia nell’insorgenza di patologie sia nella suddivisione dei ruoli sociali e familiari. Tra i Boomer, le donne registrano una frequenza maggiore di malattie osteo-articolari, respiratorie, disturbi psicologici e cefalee, mentre gli uomini presentano un carico superiore di patologie cardio-metaboliche. Sul piano sociale, sette Boomer su dieci costituiscono un pilastro per la comunità e per le famiglie. Tuttavia, la gestione quotidiana ricade in modo sproporzionato sulle donne: l’83% delle donne Boomer si occupa regolarmente della casa e della famiglia (rispetto al 77% degli uomini) e il 55% svolge attività di care-giving, in particolare accudendo i nipoti (contro il 47% degli uomini). Questo impegno informale genera un forte divario nell’impatto emotivo: il 40% delle donne Boomer si sente sopraffatta dalle attività quotidiane (a fronte del 27% degli uomini) e il 23% dichiara di doversi trascurare per far fronte agli impegni verso gli altri (contro l’11% degli uomini).
Il divario di genere si fa ancor più ampio in presenza di patologie croniche: i dati presentati sottolineano come la prevalenza di ansia e depressione sia compresa tra il 20% e il 40%, crescendo proporzionalmente all’aumentare del dolore e della disabilità. Claudio Mencacci, psichiatra e presidente del Comitato tecnico scientifico di Fondazione Onda ETS, spiega che «tra il 30% e il 40% delle persone affette da patologie fisiche presenta una comorbidità psicopatologica», una cifra che sfiora il 50% in caso di dolore cronico. Il fatto che la salute mentale femminile venga ancora trascurata rappresenta, secondo Mencacci, «un grosso vulnus di tutta la medicina», storicamente incapace di cogliere le differenze di genere. Di conseguenza, sintomi chiaramente depressivi come la stanchezza fisica (astenia) o la sofferenza emotiva legata alla malattia vengono ancora troppo spesso «interpretati come semplice emotività e non come patologia vera e propria», privando le donne del giusto supporto terapeutico.
Un nuovo paradigma per la longevità
I Millennial continuano a subire la pressione di una società iper-performante, trovandosi spesso sopraffatti da episodi di burn-out e con poche risorse per prendersi cura del proprio benessere emotivo. I Boomer, dal canto loro, continuano a nutrirsi di aspettative per il futuro, cercando di correggere le vecchie cattive abitudini.
La vera sfida della longevità, ricorda Mencacci, «non è aggiungere anni alla vita, ma aggiungere salute agli anni». Per rispondere alle sfide di entrambe le generazioni, serve «una medicina del corso della vita»: un approccio integrato e multidisciplinare che renda la prevenzione accessibile, sostenibile e compatibile con la quotidianità di ogni età, costruendo il benessere passo dopo passo.
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