
Nella Giornata internazionale per l’sborto sicuro, che cade il 28 settembre, nasce il fondo per l’accesso all’aborto di Medici del Mondo.
Le risorse serviranno a sostenere le donne, le ragazze, e le persone con utero a superare barriere di tipo economico e amministrativo all’accesso gratuito al servizio sanitario. Trasporto, spese mediche, ma anche spese di iscrizione volontaria al SSN per le donne straniere le cui storie stanno all’origine dell’iniziativa portata avanti dall’associazione umanitaria che oggi gestisce oltre 700 progetti nel mondo.
La rete che è presente in Italia del 2020 ha al suo attivo una serie di servizi che mettono a disposizione informazioni, orientamento e consulenza sui temi della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi. Opera su tutto il territorio nazionale la Help Line raggiungibile sia telefonicamente (tel. 3346307636) sia per e-mail (helpline@medicidelmondo.it); mentre si fa carico di un’assistenza più capillare la clinica mobile che mira a intercettare le persone più fragili e quelle con maggiori difficoltà di accesso alle cure.
Sul piano della sensibilizzazione Medici del Mondo organizza laboratori di educazione sessuale e affettiva nelle scuole secondarie e nelle università e gestisce spazi di ascolto nel milanese. I numeri dicono che l’organizzazione umanitaria dal 1980 ha raggiunto 9 milioni di persone in 71 Paesi.
La mancanza di dati
Sull’interruzione volontaria di gravidanza e sulla salute riproduttiva delle donne Alley Oop tiene costantemente il punto e continua a denunciare la gravissima mancanza di dati ufficiali. Medici del mondo fa lo stesso con Aborto senza numeri. Il Report chiuso nell’agosto del 2025 dà la misura di una precisa strategia politica che orienta il Paese nella direzione della deterrenza, causa indubitabile di importanti disuguaglianze.
Lo studio ha inoltre il merito di dar conto di un progetto promosso nel 2022 dal Ministero della Salute che potrebbe rivelarsi di una certa utilità. Interventi per il miglioramento della qualità dei dati, dell’offerta e dell’appropriatezza delle procedure di esecuzione e della divulgazione delle informazioni sull’interruzione volontaria di gravidanza è coordinato dal Reparto Salute della Donna e dell’Età Evolutiva dell’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con Istat, AIFA, le Società Scientifiche di settore, il Tavolo Immigrazione e Salute, le Regioni e le Province autonome.
Ideato nell’ambito del programma CCM (Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie), ad aprile dello scorso anno restituisce una fotografia della situazione reale e fornisce uno strumento interattivo: una cartina geografica popolata dai punti IVG attivi sul territorio nazionale, distinti per metodo (farmacologico o chirurgico). Sulla mappa, regione per regione, gli ospedali pubblici e le strutture private accreditate, gli ambulatori e i consultori dove è possibile interrompere la gravidanza, come anche il numero totale di IVG effettuate.
A non passare inosservato è che a popolare quella mappa siano dati Istat vecchi di due anni.
L’appello ai governi
In occasione della Giornata internazionale per l’aborto sicuro, la ONG EuroMed Rights invita i governi di tutta la regione euromediterranea a proteggere, rispettare e garantire i diritti sessuali e riproduttivi delle donne e di tutte le persone che necessitano di assistenza all’aborto, oltre a garantire un accesso effettivo a servizi di aborto sicuri, legali, tempestivi e riservati.D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza – anche nella sua veste di partner di EuroMed Rights – aderisce all’appello e sostiene il tema a cui è dedicata la Giornata internazionale di quest’anno: Solidarietà in azione: promuovere la giustizia riproduttiva e rafforzare con urgenza i sistemi sanitari per un’assistenza completa in materia di aborto.
«Il riconoscimento giuridico da solo non garantisce l’accesso. Un diritto ha senso solo quando può essere esercitato nella pratica, e troppo spesso l’accesso non è determinato dalla sola legge, ma dal luogo in cui una persona vive, dal suo reddito, dal suo status migratorio, dalla sua identità di genere, dalla sua disabilità e dal fatto che il suo sistema sanitario è in grado di fornire assistenza. Queste barriere raramente agiscono in modo isolato: si sommano per le persone che subiscono più di una forma di discriminazione, tra cui le persone trans e non binarie, i migranti e i rifugiati, le persone con disabilità e quelle che vivono in condizioni di povertà» secondo EuroMed Rights.
«In Italia, il diritto all’aborto è garantito solo sulla carta» afferma Cristina Carelli, presidente D.i.Re, checontinua: «Esistono territori in cui è impossibile accedere all’interruzione di gravidanza a causa della presenza del 100% di obiettori di coscienza tra i ginecologi, rendendo in questo modo inapplicabile una legge dello Stato che dovrebbe garantire un diritto a tutte le donne. Crediamo sia fondamentale rispettare la libera scelta di ogni donna e per questo sosteniamo convintamente l’appello di EuroMed Rights».
Per Silvia Menecali, sociologa e attivista rete D.i.Re, è anche importante parlate di organizzazioni antiabortiste: «I movimenti anti-scelta non operano soltanto attraverso campagne contro l’aborto. Sono reti organizzate, spesso transnazionali, che lavorano sul piano culturale, politico e istituzionale per modificare politiche pubbliche, condizionare il dibattito e restringere concretamente l’accesso ai diritti sessuali e riproduttivi. In Italia, la loro progressiva legittimazione nelle istituzioni e nei servizi pubblici amplifica barriere già esistenti».
Cgil: la legge 194 va garantita, non soltanto difesa
«Il diritto all’aborto non può esistere soltanto sulla carta. Deve poter essere esercitato realmente, in sicurezza, gratuitamente e senza che il luogo in cui una donna vive determini la possibilità o meno di accedere all’interruzione volontaria di gravidanza». È quanto dichiarano le segretarie confederali della Cgil Daniela Barbaresi e Lara Ghiglione in occasione della Giornata internazionale per l’aborto sicuro.
«A 48 anni dall’approvazione della l.194 – denunciano le dirigenti sindacali – troppe donne incontrano ancora ostacoli nell’esercizio di un diritto riconosciuto dalla legge: carenza di strutture e personale, difficoltà territoriali nell’accesso ai servizi, indebolimento dei consultori e conseguenze dell’obiezione di coscienza sulla concreta disponibilità delle prestazioni».
Barbaresi e Ghiglione spiegano che «servono consultori pubblici rafforzati, finanziati e dotati di tutte le professionalità necessarie; personale non obiettore sufficiente a garantire il servizio; piena accessibilità all’IVG farmacologica secondo le indicazioni nazionali; informazione, prevenzione e servizi pubblici, laici e accessibili, come prevede la proposta di legge di iniziativa popolare per il rafforzamento del SSN che invitiamo tutte e tutti a sostenere».
«La libertà di scelta – aggiungono – non può dipendere dal codice postale, dalla disponibilità economica o dalla possibilità di spostarsi da una provincia o da una regione all’altra. E c’è un punto sul quale non possono esserci ambiguità: la decisione sul proprio corpo appartiene alla donna. Le istituzioni hanno il compito di garantire diritti e salute, non di giudicare, colpevolizzare o condizionare quella scelta».
«Il diritto all’aborto è parte del diritto alla salute, all’autodeterminazione e alla libertà delle donne. E un diritto che non può essere concretamente esercitato da tutte rischia di trasformarsi in un privilegio per alcune. Per questo – concludono le segretarie confederali della Cgil – continueremo a batterci affinché ogni donna possa essere davvero sicura e libera di scegliere».
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