
Un costo extra “in rosa” che si aggiunge alle spese solitamente già più alte di chi viaggia in solitaria. Le solo travellers pagano più frequentemente un sovrapprezzo per assicurarsi quella “peace of mind” che può offrire loro un’esperienza migliore. Non parliamo esclusivamente, per esempio, della maggiorazione spesso applicata per l’uso di una camera singola. Ma, per quanto magari sia una percentuale minima sul totale del budget previsto, una “tassa” ormai sempre più costante nel momento in cui si parte da soli. Una spesa ulteriore per assicurarsi un’ulteriore dose di sicurezza personale.
Viaggiare da soli è un’attività che, si sa, richiede di applicare alcune abitudini e accorgimenti in ogni fase del processo. Dalla pianificazione preliminare al rientro. Alcune delle accortezze sono mutuate dalla vita quotidiana soprattutto delle donne. In particolare poi le viaggiatrici le applicano dal momento in cui decidono di spostarsi e viaggiare lontano da casa.
Che sia evitare trasferimenti serali o zone poco conosciute. Informarsi prima della partenza dei quartieri in cui è possibile muoversi più in sicurezza. Condividere la posizione del proprio cellulare con parenti o amici. O utilizzare particolari attenzioni ordinando drink in bar poco conosciuti o evitando bevande offerte in bottiglie non sigillate: le abitudini di buon senso per molte solo travellers, corrispondono anche facilmente a un costo extra. Per assicurarsi luoghi sicuri dove dormire la notte. O per i trasferimenti – prenotando trasporti semi o del tutto privati per raggiungere le destinazioni preferite.
Da una necessità, un business
A ben vedere, non è nuova la richiesta di sistemazioni specifiche da parte proprio delle viaggiatrici. Dalle aree di hotel o ostelli “female only” ai servizi per raggiungere certe mete, specificamente targhettizzati, oggi si possono scegliere anche prodotti, luoghi e servizi accessibili solo alle donne.
Un esempio è, tra gli altri, la possibilità di scegliere corridoi divisi per sesso nei “capsule hotel”. Di base queste strutture offrono soluzioni di pernottamento generalmente a costi più contenuti di normali camere d’albergo singole, specialmente in grandi città o zone urbane molto turistiche. Lo possono fare dato che offrono stanze private dalla dimensione di un letto, senza finestre e che, un po’ come suggerisce il loro nome, di fatto assomigliano a capsule high-tech dove dormire in spazi minimi e minimalisti.
Prendendole come caso emblematico, se in molte nazioni asiatiche queste sistemazioni non mostrano differenze di costi per sesso particolarmente evidenti, nei Paesi occidentali ancora prevedono un sovrapprezzo per le aree solo femminili.
A parte i casi singoli, la scelta di dove passare la notte rappresenta uno degli aspetti di quel “premium” che sono soprattutto le solo travellers a pagare. Basti ricordare, tra gli altri, gli spostamenti. Non solo le viaggiatrici sono più propense a prendere taxi o auto private per muoversi nelle città o dall’aeroporto alle loro destinazioni specifiche. Ma tante si rivolgono anche a servizi dedicati invece di sfruttare i mezzi pubblici per visitare specifiche mete. Soprattutto se si trovano a fare transfer serali o in luoghi più remoti.
Quando parliamo di viaggiatori soli, prima di finire nel troppo semplicistico o addirittura banale confronto “uomo-donna” zaino in spalla alla scoperta del mondo, è importante ricordare che certi rischi non hanno genere. Si può rimanere vittime di reati o sentirsi minacciati a prescindere dal sesso di appartenenza. Ma chiaramente, lo vediamo anche nelle news locali, sono le donne che generalmente finiscono a mantenere un livello di attenzione maggiore. Certo a casa, però altrettanto (o forse pure di più) quando si spostano.
Se poi per tutti vivere un’esperienza sentendosi sicuri aumenta il piacere del viaggio, a parità di esperienza, tendenzialmente per le viaggiatrici questo obiettivo si può tradurre in costi supplementari, più o meno consistenti. Che possono iniziare già alla prenotazione di un viaggio e con la preferenza di aggiungere anche assicurazioni aggiuntive, per coprire imprevisti più ampi.
Qualche dato sugli altri
Data la varietà di casistiche, di scelte personali, come di cultura e aspettative o preferenze individuali, è impossibile generalizzare. Può essere allora interessante scorrere alcuni dati recenti per scoprire qualche sfumatura in più.
Utili statistiche, arrivano dalle indagini effettuate da Statista. Come ricorda anche la società di statistiche stessa, per chiunque si sposti in solitaria, è particolarmente importante considerare attentamente il budget – che può risultare significativamente più costoso anche alla base, non potendo condividere facilmente camere o trasporti.
A partire da questo assunto, secondo le analisi dei sondaggi recenti, metà degli intervistati su scala globale indica di effettuare una spesa settimanale di duemila dollari per viaggi in solitaria. Solo il 10%, invece, segnala costi superiori ai quattromila dollari. Se si guarda alle solo travellers, negli Stati Uniti un terzo delle intervistate afferma di pianificare un budget superiore alla media dei duemila dollari settimanali per partire da sole.
A prescindere dai costi (di base o aggiuntivi che siano), dalle rilevazioni di Statista una differenza percentuale tra i generi si manifesta poi nelle motivazioni che spingono a non partire senza nessun compagno o compagna. Tra le viaggiatrici, nel 2024 la sicurezza era risultata la prima ragione addotta per non viaggiare in solitaria. Motivazione che risulta tra l’altro in crescita rispetto al passato. Dall’ultima rilevazione sei rispondenti su dieci citano questo come primo freno nell’organizzare un’esperienza da sole.
Un costo non solo economico
Impossibile stabilire se e ino a che punto il sovrapprezzo di certe soluzioni che offrono maggiore sicurezza sia un “lusso” richiesto specialmente dalle viaggiatrici sole. O se questi servizi premium si siano diffusi come ulteriore opportunità di guadagno per gli operatori turistici. Quasi certamente si tratta di una combinazione delle due spinte. Certo però appare chiaro che il “peso” di un viaggio in solitaria, non è solo economico. Non lo è per chiunque decida di partire senza nessuno. E ancora meno per le donne che viaggiano solo.
Se infatti si è disposti a costi maggiorati per sentirsi sicuri, già prima della partenza si è “pagato” per trovare quella serenità mentale del poter viaggiare soli.
Un esempio è rappresentato dai dati di un’indagine australiana. Secondo le analisi di una compagnia assicurativa nazionale, il 52% delle donne che viaggiano in solitaria ha scelto soluzioni più costose / lussuose in aree più sicure. O ha scelto di affidarsi a tour privati specificamente con l’intento più ampio di pianificare già molto prima della partenza un viaggio in sicurezza.
Inoltre, un altro 19% di quante non sono ancora partite, si aspetta comunque di pagare una tariffa premium proprio per la tranquillità di non dover sempre guardarsi le spalle o dover valutare in ogni situazione i rischi per la propria incolumità. Questa motivazione, tra l’altro, spinge per esempio anche a preferire servizi di taxi più conosciuti (e solitamente costosi) tipo Uber. O organizzarsi per muoversi principalmente nelle ore diurne.
Sempre più viaggiatrici partono da sole
A prescindere dai pericoli, dalle valutazioni individuali sui costi e il personale grado di spericolatezza, è sempre più chiaro: negli ultimi anni che le solo travellers sono in aumento. Grazie a budget a disposizione più consistenti, maggiore autonomia anche culturale, le donne che viaggiano sono diventate una fetta di mercato turistico importante. Con le under 30 a guidare il movimento di quante si spostano da sole. Secondo i dati della società australiana, entro il 2027 il 70% delle solo travellers che partiranno per viaggi oltre oceano, apparterrà a questa fascia di età. Il 62% avrà tra i 30 e i 49 anni. E il 52% sarà over 50.
Per quanto ancora le preoccupazioni per la propria sicurezza restano le principali leve nella scelta e nella pianificazione, con il 17% delle intervistate a sostenere che non partono proprio per questo motivo. Il 46% che evitano certe destinazioni temendo (a ragione o torto) per la propria incolumità, comunque si parte da sole. La ragione principale per farlo? Nella maggior parte dei casi, la sensazione di libertà che offre.
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