Gender gap e maternità: le Malasmadres sfidano il mito della mamma perfetta

«Ci fanno credere che dobbiamo essere superdonne e che, se non riusciamo a fare tutto, il problema siamo noi. Ma non è così». A parlare è Laura Baena Fernández, fondatrice del Club de Malasmadres, la più grande community spagnola dedicata alla maternità e alla conciliazione. Una realtà che oggi riunisce centinaia di migliaia di donne e che, attraverso l’associazione Yo No Renuncio, è diventata uno dei principali interlocutori del governo spagnolo sulle politiche familiari. «Non stiamo scegliendo chi essere e cosa fare, stiamo rinunciando alle scelte più importanti, perché il sistema attuale ci rende impossibile realizzarci liberamente» – affonda Baena.

La motherhood penalty continua a pesare (anche in Spagna)

Negli ultimi anni la Spagna ha registrato importanti progressi sul fronte della parità di genere. Secondo il Gender Equality Index 2025 dell’EIGE, il Paese è al quarto posto in Europa, grazie ai progressi realizzati soprattutto nell’ambito del potere: le donne occupano il 44% dei seggi parlamentari e nei cda delle maggiori società quotate hanno raggiunto il 41%, un dato superiore di 7 punti percentuali alla media UE.

Resta alto, invece, il gap di genere nell’occupazione, soprattutto tra madri e padri, e nelle discipline Stem, in cui tre laureati su quattro sono uomini. Le donne, di fatto, continuano a svolgere la maggior parte delle attività di cura e domestiche: il 56% delle mamme di bambini/e under 11, dedica oltre 5 ore al giorno alle attività di cura, gli uomini sono il 29%.

Da “cattiva madre” a movimento sociale

Nato oltre dieci anni fa da un’esperienza personale, il Club de Malasmadres aiuta le donne a prendersi cura di loro stesse e a vivere la maternità senza pregiudizi. «Quando sono diventata madre mi sono resa conto che la realtà era completamente diversa da quella che mi avevano raccontato. Mi sentivo una cattiva madre e ho deciso di raccontarlo con ironia per sentirmi meno sola» – confida Baena.

Quello che inizialmente era uno sfogo si è trasformato rapidamente in un movimento. Dietro il senso di inadeguatezza percepito da molte donne, infatti, non c’è un problema individuale, ma l’eredità di un modello culturale che risulta essere anacronistico e in molti casi penalizzante. «Il modello sociale della maternità è obsoleto. È impossibile essere una super donna capace di conciliare perfettamente lavoro, famiglia e vita personale. Per questo abbiamo deciso di smontare il mito della madre perfetta e dire ad alta voce: “Sì, siamo Malasmadres. E allora?”».

Per Baena il nodo è chiaro: «Il problema non è essere madri, ma è il contesto sociale e lavorativo nel quale siamo costrette a esserlo. Siamo una generazione di madri esauste e sembra che l’unica soluzione possibile sia rinunciare a una parte delle nostre vite, solitamente quella professionale».

I dati raccolti con l’indagine “Sin madres no hay futuro” dall’associazione Yo No Renuncio, intervistando 18 mila donne, confermano infatti che l’82% delle madri ha rinunciato a una parte della propria carriera, solo il 13% dispone di una reale flessibilità oraria e tre donne su quattro dichiarano che la maternità ha compromesso il proprio benessere psicofisico.

Gender gap in America Latina e riforme in Messico

Se la Spagna rappresenta uno dei Paesi europei più avanzati, il quadro nei Paesi ispanici dell’America Latina è molto più complesso. Secondo Un Women, nell’intera regione le donne dedicano il triplo del tempo rispetto agli uomini al lavoro domestico e di cura non retribuito. Il valore economico di questo lavoro invisibile equivale a circa il 20% del Pil di molti Paesi latinoamericani.  L’Organizzazione internazionale del lavoro aggiunge che il 47% delle donne latinoamericane è fuori dal mercato del lavoro proprio a causa delle responsabilità di cura, dedicando fino a 29 ore settimanali in più rispetto agli uomini alle attività non retribuite.

Il Messico rappresenta uno dei casi più interessanti del panorama latinoamericano. Il Paese, da sempre segnato da una bassa partecipazione femminile al lavoro, con un gender pay gap del 14%, ha visto un primo importante cambiamento con l’elezione della sua prima presidente donna, Claudia Sheinbaum, che ha fatto della parità di genere una delle priorità del suo mandato. Sotto la sua guida è stata approvata una riforma costituzionale che introduce il principio dell’uguaglianza sostanziale tra donne e uomini, superando il concetto di semplice uguaglianza formale davanti alla legge.

La riforma sancisce il principio della parità di retribuzione a parità di lavoro, rafforza l’obbligo della parità di genere nella pubblica amministrazione e amplia le tutele contro la violenza di genere, compresa quella digitale e la violenza vicaria. Le modifiche costituzionali sono entrate in vigore nel novembre 2024 e, nel gennaio 2026, sono state seguite da un decreto attuativo che ha armonizzato 17 leggi federali, estendendo il principio dell’uguaglianza sostanziale ai settori del lavoro, della sanità, dell’istruzione, della giustizia e della pubblica amministrazione.

Il decreto ha introdotto inoltre obblighi più stringenti per datori di lavoro e istituzioni nella prevenzione delle discriminazioni e delle violenze di genere, spostando l’attenzione dall’uguaglianza “sulla carta” all’effettiva possibilità per le donne di esercitare i diritti. Riforme importanti che, però, devono essere accompagnate da altrettanti cambiamenti sociali: «Servono strutture di supporto alla genitorialità e una distribuzione più equa del lavoro di cura – afferma Baena –. Altrimenti, la distanza tra il progresso normativo e la vita quotidiana delle donne continuerà a farsi sentire. Anche su questo deve agire una buona leadership».

La rivoluzione parte dalle aziende

Le imprese possono fare moltissimo per supportare il lavoro femminile. «Le aziende dovrebbero ascoltare di più i bisogni delle persone e avere il coraggio di abbandonare la cultura della presenza: anche una semplice flessibilità negli orari di ingresso e uscita eviterebbe a moltissime donne di dover rinunciare al lavoro» – rilancia Baena.

Negli ultimi mesi l’Unione europea ha rafforzato gli strumenti per ridurre il gender gap con diverse importanti direttive (dalla trasparenza salariale alla maggiore presenza femminile nei consigli di amministrazione): leve centrali a cui, secondo Baena, bisognerebbe aggiungere ulteriori strumenti come il rafforzamento dei congedi di cura retribuiti, l’introduzione di percorsi di rientro graduale dopo la maternità e un’applicazione effettiva delle norme già esistenti.

«La parità significa poter costruire una carriera senza essere costrette a fermarsi o ad “accontentarsi” perché il sistema rende incompatibili lavoro e cura» – commenta. Ed è questa anche la direzione indicata dall’OCSE, secondo cui il principale ostacolo alla piena partecipazione femminile al mercato del lavoro continua a essere la distribuzione squilibrata del lavoro domestico e di cura. «Per questo – conclude l’attivista – noi donne dobbiamo prendere atto del fatto che non è colpa nostra se non riusciamo a realizzarci pienamente. Non dobbiamo sentirci sole, ma diventare una comunità che lotta per eguali diritti. È solo da qui che può passare il cambiamento».

***

La newsletter di Alley Oop

Ogni venerdì mattina Alley Oop arriva nella tua casella mail con le novità, le storie e le notizie della settimana. Per iscrivervi cliccate qui.

Per scrivere alla redazione di Alley Oop l’indirizzo mail è alleyoop@ilsole24ore.com