Salute mentale, quanto costa non saperne abbastanza

La metà di tutti i disturbi mentali comincia intorno ai 14 anni. Eppure la maggior parte di essi non viene né diagnosticata né trattata. Non sempre mancano i servizi. Spesso, è assente qualcosa di più semplice e difficile da costruire: la consapevolezza.

Il più delle volte, le persone non addette ai lavori hanno strumenti insufficienti per riconoscere correttamente i sintomi, sia in sé stesse che negli altri. Viene meno quella che si definisce mental health literacy (Mhl), ossia l’insieme di conoscenze e credenze sui disturbi mentali che ne favoriscono appunto il riconoscimento, ma anche la gestione e la prevenzione. Maggio è il mese della consapevolezza sulla salute mentale ed è il momento di chiedersi: quanto ne sappiamo, davvero?

Riconoscere la sofferenza non basta

Un recente studio condotto su un campione italo-turco ha indagato la Mhl in relazione ai disturbi di personalità. Il disturbo narcisistico, quello ossessivo compulsivo e quello paranoide sono stati identificati correttamente con maggiore frequenza, ma comunque mai più alta del 25%. Per gli altri disturbi di personalità – ad esempio quello bordeline o schizoide – l’accuratezza era inferiore allo 0,04 per cento.

Nel complesso, è emersa la capacità di riconoscere la presenza di una malattia mentale, ma solo raramente ciò si è accompagnato a una corretta identificazione della stessa. Tra l’altro, senza particolari distinzioni culturali tra i due Paesi oggetto della ricerca. Sapere che qualcosa non va, senza sapere cosa, non basta. È sì una forma di consapevolezza, ma spesso insufficiente per chiedere – oppure offrire – aiuto. 

Una questione anche economica

Il concetto di mental health literacy fa parte di quello più ampio di health literacy (Hl), ossia di alfabetizzazione sanitaria. Un costrutto che descrive la capacità delle persone di accedere, comprendere, valutare e applicare le informazioni relative  all’assistenza, alla prevenzione delle malattie e alla promozione della salute. L’Hl si sviluppa nell’arco della vita ed è modellata da fattori personali, sociali e contestuali. La ricerca evidenzia che tendenzialmente è più alta in persone con un livello di istruzione più elevato, nelle donne, nei giovani adulti, in chi ha avuto un’esperienza diretta o familiare con i disturbi mentali e in chi è stato esposto a campagne di sensibilizzazione sul tema.

Quando l’alfabetizzazione manca, si palesa un impatto negativo sia sullo stato di salute individuale, sia sulle diseguaglianze e sui costi a carico del sistema sanitario. Sebbene in Europa la ricerca economica in questo campo sia scarsa, ci sono alcuni dati americani utili a comprendere meglio le implicazioni. Negli Stati Uniti si stima infatti che il costo annuale di una scarsa alfabetizzazione sia pari al 3-5% del budget sanitario. Parallelamente, si ritiene che un potenziamento della consapevolezza potrebbe ridurre di quasi un milione le visite ospedaliere e far risparmiare allo stato oltre 25 miliardi di dollari all’anno.

La consapevolezza come atto di cura

Al di là dei costi economici, c’è un altro aspetto da considerare: quello dello stigma. Mancata alfabetizzazione e pregiudizi sulla salute psicologica si alimentano a vicenda. Chi conosce meglio i disturbi mentali tende a ridurre l’impatto di bias e stereotipi e ad avere atteggiamenti più empatici e meno giudicanti verso sé stesso e gli altri.

Sebbene una maggiore consapevolezza non riduca automaticamente lo stigma, senz’altro ne è un prerequisito essenziale. Non si può combattere ciò che non si conosce e che, dunque, non si vede. Riconosciamo solo ciò che già conosciamo ed è per questo che è essenziale – specialmente questo mese, ma sempre, durante tutto l’arco dell’anno – informarsi e formarsi sui temi della salute mentale. È importante farlo attraverso canali e fonti autorevoli e scientifiche, evitando quelle semplificazioni che ricevono grande risonanza perché danno l’illusione di far propri strumenti pronti all’uso. La mente è un sistema complesso e come tale va affrontato. Ed è forse questo il il primo atto di cura che si può rivolgere a sé stessi e agli altri. 

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