Virginia Giuffre, parla la ghostwriter Amy Wallace: “Dagli abusi un libro di sorellanza”

«Mi manca tanto, vorrei fosse qui». Amy Wallace, giornalista americana nonché ghostwriter di Virginia Roberts Giuffre, nelle sue memorie postume “Nobody’s Girl”, edito per Bompiani, parla di Giuffre come se fosse una cara amica che non c’è più. Mentre racconta ad Alley Oop chi era la massima accusatrice di Jeffrey Epstein, della compagna, Ghislaine Maxwell, e dell’ormai ex Principe Andrea Mountbatten-Windsor, morta suicida il 25 aprile 2025 , mostra un anello a forma di rosa da 50 dollari, ricavato da una zip, che proprio Giuffre le ha regalato nell’ottobre 2024 in Australia. «Ogni volta che faccio un’intervista lo porto con me, è come averla qui».

Perché da questa storia fatta di abusi sessuali indicibili, giochi di potere e sopraffazione, è nato anche qualcosa di buono. Un rapporto profondo di affetto e solidarietà tra due donne. «Mi sono fatta portavoce del suo dolore e strumento – afferma Wallace – affinché nessun’altra donna debba subire quello che ha subito lei».

Il primo incontro tra Amy Wallace e Virginia Giuffre

«Quando l’ho incontrata per la prima volta è stata in videochiamata su Zoom. Non ci conoscevamo ancora, non mi aveva ancora assunto», racconta Wallace. «Appena abbiamo cominciato a parlare, lei mi ha voluto raccontare subito gli episodi più cruenti della vicenda e io le ho detto: “Non così velocemente. Prima voglio conoscerti bene e poi mi racconti tutto”. Questa cosa ha fatto sì che si creasse un rapporto di fiducia tra di noi». Giuffre ha scelto Wallace per raccontare quello che non era riuscita a raccontare a nessuno. Quando è entrata in casa Epstein, era giovanissima e poverissima, come molte altre ragazze. Un aspetto, quello economico, che è carattere distintivo di tutta la vicenda.

Una questione di classe sociale

Alla base delle violenze perpetrate ai danni di Giuffre e di centinaia di altre donne, infatti, c’è un sistema di potere e di equilibri socio economici. Ad essere coinvolti sono uomini molto ricchi e molto potenti che abusano di ragazze molto povere.«Epstein e Maxwell soddisfacevano i loro bisogni sessuali, abusavano di ragazze per il proprio piacere, ma soprattutto, le vendevano anche a persone potenti e influenti», dice Wallace. In questa storia, Ghislaine Maxwell non era semplicemente colei che organizzava gli appuntamenti. «Lei stessa abusava delle ragazze e ha abusato di Virginia. Le guardava dall’alto in basso, considerandole buone a nulla». Esattamente come Giuffre si è sentita per una vita intera, intrappolata in una famiglia disfunzionale, dove ha conosciuto per la prima volta la violenza e dove ha sperimentato per la prima volta la sensazione di essere “meno di niente”.

Ma ad essere coinvolti in questa storia non è solo chi ha abusato fisicamente di donne e minori, ma chi sapeva e ha ugualmente continuato a frequentare la coppia criminale. Come l’ex Duchessa di York, Sarah Ferguson, che, come emerso recentemente, avrebbe continuato ad intrattenere rapporti con Epstein e consorte anche dopo la condanna.

Un libro come cura

“Nobody’s Girl” è un memoir duro, diretto e profondamente umano. Non è un libro pensato per scioccare con dettagli sensazionalistici, ma per dare voce a una sopravvissuta che ha deciso di trasformare la propria storia in uno strumento di consapevolezza e denuncia. Giuffre scrive con una sincerità che colpisce. Non cerca di apparire eroica né di edulcorare il proprio passato. La sua vulnerabilità diventa la forza narrativa del libro: si percepisce la fatica, la confusione, la paura, ma anche la determinazione che l’ha portata a denunciare. «Quando Virginia ha tentato due volte il suicidio mi ha detto di inserirlo nel libro», racconta Wallace, «molte persone non lo fanno nelle loro memorie, non includono le cose di cui si potrebbero vergognare. Lei invece ha voluto parlarne». Perché? «Mi ha detto più volte che non voleva che la sua vita apparisse come se ora fosse tutto passato e perfetto. Se avesse fatto apparire la sua vita così in questo libro, avrebbe detto una falsità a chi, come lei, subisce violenze. La sua vita non era perfetta. Ha lottato ogni singolo giorno con quei fantasmi». Questo libro non è solo uno strumento di catarsi personale, ma una missione sociale: entrare in connessione con altre donne che hanno subito violenza e dargli il coraggio per uscirne fuori.

Il memoir, infatti, mostra con chiarezza come funzionano i meccanismi di manipolazione, grooming e controllo psicologico. Giuffre non si limita a raccontare “cosa” è accaduto, ma anche “come” e “perché” una persona vulnerabile possa essere intrappolata in una rete di potere e abuso.

Una vicenda trasversale

Dopo la morte di Giuffre, i cosiddetti “Epstein files” hanno messo in luce una rete molto più fitta di quello che si pensava. Ci sono tanti volti noti e chi direttamente, chi indirettamente, sono tutti coinvolti. Dal principe Andrea a Bill Clinton, da Mick Jagger a Bill Gates, fino ad arrivare all’attuale presidente statunitense Donald Trump, con il quale il finanziere aveva un rapporto di amicizia. Su tre milioni di pagine, il nome di Trump compare più 38mila volte, direttamente o indirettamente, sparse in 5.300 file. Non c’è ancora la pistola fumante che potrebbe dimostrare un coinvolgimento diretto del tycoon negli abusi, anche perché non tutti i documenti sono stati desecretati.

La storia di Virginia Giuffre e il movimento #MeToo

Sullo sfondo, il movimento #MeToo e la crescente attenzione verso le vittime di tratta e sfruttamento. In questo contesto, la testimonianza di Giuffre ha avuto un impatto reale, contribuendo a portare alla luce dinamiche di abuso sistemico. «L’obiettivo del libro era aiutare le altre vittime di abusi sessuali, e qualcosa effettivamente si è mosso». Dopo la pubblicazione del libro, infatti, email e chat social di Wallace sono stati intasati dai racconti. «Un giorno ho ricevuto un’email da una donna australiana. Mi ha raccontato gli abusi sessuali che ha subito a quattro anni da un vicino di casa e mi ha ringraziato per il libro scritto con Virginia, perchè leggendo la sua storia, si è sentita meno sola».

Una storia di riscatto, nonostante tutto

Virginia Giuffre non si è nascosta. Ha raccontato gli abusi indicibili che ha subito, superando reticenze e pregiudizi, cercando sempre di tutelare i suoi figli ma non nascondendogli nulla. Perché la sua storia non è solo una tragedia personale, è una missione sociale. «Virginia era una donna generosa e molta intelligente. Ha scritto questo libro – dice Wallace – per aiutare le altre donne vittime di abusi: tendere una mano con le parole e con il proprio esempio. Era una donna generosa e molta intelligente». Insomma, “Nobody’s Girl” non è soltanto il racconto di ciò che Virginia Giuffre ha subito, ma la prova concreta di ciò che ha scelto di diventare: una voce che non si lascia più mettere a tacere. Questo è un libro che ferisce e illumina allo stesso tempo, e che ricorda quanto sia potente la verità quando finalmente trova il coraggio di uscire allo scoperto.

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