In Italia una ragazza su cinque abbandona l’attività sportiva

In Italia, il 21,6% delle bambine abbandona la pratica sportiva, contro il 15,1% dei ragazzi, e il divario aumenta con l’età. Dati che gettano luce su una criticità spesso rimasta in secondo piano e a cui la fondazione Terre des Hommes ha voluto dedicare un approfondimento: la scarsa capacità del mondo sportivo di trattenere le ragazze. Un problema reale, che ha tutto il potenziale per intaccare in negativo anche la possibilità delle donne di accedere a ruoli dirigenziali sportivi.

Il divario di genere nello sport

Nella prima fascia adolescenziale (11-14 anni) solo poco più della metà delle ragazze (56,8%) pratica uno sport, a fronte del 65,9% dei coetanei maschi. A denunciare questa crepa è Terre des Hommes nel comunicato stampa pubblicato in occasione della Giornata Internazionale della Donna. Un divario che, sempre a detta della fondazione, sarebbe destinato ad aumentare con il crescere dell’età: nella fascia 15-17 anni le ragazze che fanno sport calano a picco, attestandosi al 42,6%. La stessa percentuale trai ragazzi è invece del 58,4%. Superata la maggiore età, la quota scende fino a sfiorare il 32% per le ragazze, a fronte del 47,4% dei ragazzi.

Paolo Ferrara, direttore generale Terre des Hommes, imputa questa grande assenza nel mondo sportivo ad un ambiente avverso alle ragazze: «Dietro motivazioni apparentemente personali, come la mancanza di tempo o le esigenze di studio, sappiamo che c’è ben altro: commenti inopportuni sul corpo, linguaggio discriminatorio, ambienti che fanno sentire le ragazze come sportive amatoriali più che atlete vere e proprie».

L’abbandono sportivo tra le ragazze

Questa scarsa capacità di integrazione spiegherebbe anche perché, con l’aumentare dell’età, sempre più ragazze decidano di abbandonare l’attività sportiva. Oltre a essere dissuase da commenti e contatti che subiscono con lo sviluppo del loro corpo, ci sarebbe a detta di Ferrara «una certa tendenza culturale a considerare gli sport femminili come “hobby” o attività dilettantistica e quelli maschili come “veri sport”. Un atteggiamento che si riflette anche nel modo in cui vengono trattati da un punto di vista economico».

Questa visione è deducibile da diverse aree dell’ecosistema sportivo: dalla quantità e qualità di spazio mediatico riservato, dalle sottili discriminazioni linguistiche, dagli aggettivi che si associano allo sport femminile rispetto a quello maschile, dagli atleti e dalle atlete che si citano come esempio quando bisogna parlare di imprese sportive, fino al pubblico degli eventi sportivi e agli sponsor che decidono di investire.

Come ultima concausa, ma non meno importante, Ferrara cita il ruolo che una scarsa attenzione alle emozioni e ai livelli di energia possa avere nella scelta di lasciare uno sport: «Tutte le ricerche sugli ambienti sportivi dicono che ignorare emozioni e livelli di energia aumenta il rischio di drop‑out, soprattutto tra le ragazze».

Le donne e la dirigenza sportiva

Questo divario si trascina fino ai vertici della dirigenza sportiva. Secondo quanto riportato dal comunicato, a malapena un allenatore su cinque (19,8%) è donna e sempre le donne rappresentano il 18,2% degli ufficiali di gara. Percentuali che calano ulteriormente se si osservano i ruoli dirigenziali: il 15,4% nelle società sportive e il 12,4% in federazione.

Escludere le donne dalla dirigenza sportiva, avvisa Ferrara, rischia di mettere in moto «un pericoloso circolo vizioso: meno donne si vedono nei ruoli apicali, meno bambine potranno immaginare di poter ambire a quei ruoli. E così, con meno ragazze che provano a intraprendere quella carriera, ci saranno meno allenatrici, meno dirigenti e meno bambine che sogneranno di poterlo diventare».

Sports4Rights

Per l’otto marzo, Terre des Hommes ha lanciato un corso rivolto ad allenatori e allenatrici delle società sportive. Questa formazione rientra all’interno del progetto Sport4Rights: l’iniziativa, promossa insieme alla Fondazione EOS, a Specchio Magico e sostenuta dal Ministero per lo Sport, mira a sensibilizzare gli operatori e le operatrici del settore sulla necessità di garantire pari opportunità a ragazze e donne nell’ambito sportivo, prevenendo le discriminazioni e promuovendo una cultura inclusiva e rispettosa.

«Il progetto è già iniziato a novembre, con una giornata di formazione e sensibilizzazione. Abbiamo già coinvolto diverse società sportive, diversi partner e, soprattutto, abbiamo già pubblicato un primo corso in venti lezioni sulla tutela dei minorenni nello sport grazie a una solida piattaforma costruita utilizzando l’AI», ha puntualizzato Ferrara.

L’obiettivo dietro l’intera iniziativa è ambizioso: rendere l’ambiente sportivo sicuro, inclusivo e davvero a misura di bambino. «Questo significa creare percorsi formativi per prevenire varie forme di violenza, come gli abusi, le discriminazioni e il bullismo e mettendo al centro il benessere psicologico e fisico dei minorenni in maniera integrata e con un approccio olistico».

Il toolkit “Parità in Campo”

Oltre al progetto Sport4Rights, Terre des Hommes è impegnata in altre attività di sensibilizzazione e formazione. Tra queste, c’è anche il toolkit “Parità in Campo”, realizzato con Fondazione Milano-Cortina: uno strumento formativo dall’approccio intersezionale, capace di mettere a disposizione di formatori e insegnanti dati, storie, riferimenti e attività didattiche interattive.

Il toolkit è stato pensato per «promuovere i valori del rispetto, del fair play, dell’uguaglianza e dell’inclusione. È uno strumento che stiamo anche usando nelle scuole, con grande apprezzamento da parte degli insegnanti», ha commentato Ferrara.

Il toolkit è già stato distribuito a più di ottocento bambini e bambine durante la Brescia Art Marathon. In futuro verrà inoltre organizzata una giornata di formazione per guidare insegnanti, allenatori ed educatori nell’utilizzo dello strumento.

Lo sport per tutti

Il messaggio di Terre des Hommes è inequivocabile: nessuno, a prescindere dal genere e dall’età, deve essere lasciato indietro quando si parla di sport: «È fondamentale che le ragazze abbiano le stesse opportunità di partecipazione, di crescita e di successo nello sport dei coetanei maschi – conclude il direttore generale– così come è fondamentale che gli allenatori e le allenatrici possano essere supportati con una formazione adeguata per comprendere e promuovere questi principi. Lo sport è uno dei contesti sociali più importanti dove poter educare i giovani ai valori dell’inclusione, rispetto e parità».

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