Autismo, dall’Italia al Senegal per scoprire che un’altra vita è possibile

Quella di Renata e di suo figlio Gabriele è una storia di rinascita, di ritorno alla vita. La definisce così Renata Proietti, raggiunta al telefono da Alley Oop mentre si trova nella sua casa in provincia di Milano a pochi giorni dalla sua partenza per il Senegal. È una storia che inizia con una malattia e con una convalescenza difficile che ha costretto Renata a mettere in pausa la vita a cui era abituata, abbandonare il suo lavoro di estetista per ridurre al minimo ogni sforzo fisico. E questa pausa forzata l’ha portata a dare alla luce qualcosa di unico, un oggetto che segna l’inizio della sua nuova storia: la madame.

«L’unica cosa che potevo fare in quel periodo era dipingere – racconta – e questo mi ha aiutata a fermarmi e a capire le priorità della mia vita. Ho cominciato dipingendo i sassi, perché dovevo far pace con un sasso che era rimasto sotto il mio seno dopo l’intervento». Dai sassi alle damigiane, un’evoluzione artistica avvenuta un po’ per caso, «dovevo fare un regalo a un’amica per il suo compleanno – continua Renata – ma non potevo uscire, così ho preso una damigiana che avevo in casa, l’ho decorata e ho messo una lucina dentro trasformandola in una lampada. È stato il prototipo delle madames».

E quella prima madame è stata solo l’inizio di un percorso: «Sono tutte diverse, tutti pezzi unici, portano con loro il mio tempo, la mia meditazione, la mia preghiera, il mio fermarmi e il mio vivere qui e ora. Facendo tesoro di questa cosa non riuscivo a fermarmi perché mi aiutava nella mia risalita: io mi paragono un po’ alle mie damigiane, che magari sono state duecento anni sotto le ragnatele in cantina al buio e io le riporto letteralmente alla luce, perché creo delle lampade che rappresentano le donne e la loro rinascita» confessa l’artista.

Dalle madames al Senegal

La storia di rinascita di Renata si intreccia con quella di suo figlio, Gabriele, un ragazzo con diagnosi dello spettro autisticop di 22 anni: «Quando hai un ragazzo grande autistico la vita non è più come quando hai un bambino piccolo autistico e hai tutti i servizi possibili. Non hai più l’educatore domiciliare, le attività con varie associazioni, molte cose organizzate, la terapia. Tutte cose che tengono i bambini molto impegnati. Va tutto a scemare completamente quando compiono 18 anni perché dalla neuropsichiatria vengono catapultati in psichiatria e questi psichiatri non sono preparati all’autismo», racconta ancora Renata.

«Mi sono ritrovata con un ragazzo a cui non era più concesso niente: non può prendere la patente, non può guidare il motorino, se usa la bici è pericoloso perché ha il disturbo dell’attenzione e prende un farmaco per l’epilessia. Non ha amici, ha vissuto la scuola in maniera pesante, è stato bullizzato, emarginato, solo, non è mai stato invitato a un compleanno, non è mai andato a una festa, sempre da solo, escluso e sempre più con me» continua con la voce rotta di una madre che vorrebbe per il figlio solo un po’ di felicità.

Gabriele e Renata hanno trovato la felicità in un altro continente, l’Africa. «Due estati fa siamo stati in Senegal e quando siamo arrivati ho capito subito che quello poteva essere il posto in cui Gabri sarebbe potuto stare bene», prosegue Renata. La realtà semplice in cui madre e figlio si sono ritrovati ha fatto rinascere Gabriele: «Abbiamo scoperto un mondo a sua misura, dove tutto è alla portata di tutti. Lui improvvisamente è stato sommerso da amici, ha potuto giocare a pallone, usciva di casa e aveva trenta ragazzi con cui giocare e organizzare tornei».

Il progetto africano

E questa nuova luce negli occhi del figlio ha spinto Renata a impegnarsi per realizzare il sogno di Gabriele: costruire una piccola fattoria con terreni da coltivare in Africa, un luogo in cui vivere e lavorare. E per finanziare questo progetto le madames hanno avuto un ruolo centrale: «ho pensato che, avendone fatte moltissime – racconta ancora Renata – avrei potuto provare a collocarle e usare il ricavato unicamente per finanziare il nostro progetto. È stato un successo enorme».

E di strada Renata e le sue madames ne hanno fatta molta: la sua famiglia ha potuto acquistare un terreno in Senegal, lo hanno sistemato, hanno iniziato a piantare le arachidi «che è segno di buon auspicio» e hanno raccolto i primi frutti. «Gabri ha lavorato il terreno insieme ad altri ragazzi, in compagnia, senza stress. Abbiamo iniziato a piantare manghi, lime, papaya. Abbiamo comprato la nostra trivella e abbiamo costruito due nostri pozzi di acqua potabile. Ora il nostro obiettivo è farne altri anche per aiutare i villaggi limitrofi», spiega emozionata Renata.

Un sogno che sta prendendo forma, che sta cambiando la vita non solo di questa famiglia, ma anche degli abitanti senegalesi che collaborano al progetto. «La cosa bellissima – racconta emozionata Renata – è che quest’estate ha lavorato con Gabri anche un altro ragazzo con autismo. Molto spesso questi ragazzi vengono abbandonati dalle famiglie perché sono difficili da gestire, perché hanno comportamenti non adeguati e sono reputati “strani”, lì c’è un’educazione molto ferrea e spesso questi ragazzi vivono in strada. In particolare, questo ragazzo ha lavorato insieme al muratore che ha fatto la gettata per la nostra casa: era il primo ad arrivare, l’ultimo ad andare via, era come se con Gabri si riconoscessero, hanno instaurato un legame. Una cosa bellissima, perché è dare loro la dignità attraverso il lavoro».

Il futuro del progetto

Un progetto nato per donare la felicità al figlio, ma che mano a mano è cresciuto ed è diventato qualcosa di più: «il mio sogno è creare un po’ di lavoro per i ragazzi senegalesi e pian pianino creare dei piccoli bungalow per ospitare tutte le persone che hanno partecipato al nostro progetto. Vorrei realizzare un posto in cui si coltiva l’amore e sono orgogliosa di quello che sto facendo».

In Africa, dunque, c’è stata la rinascita di Gabriele. In quel luogo Renata lo ha visto «vivere per la prima volta». «Io non ho mai avuto un regalo così grande dalla vita come quello di vedere mio figlio fare qualunque cosa. Ha giocato a piedi nudi, ha mangiato qualsiasi cosa, ha dormito per terra, ha dormito sotto le stelle – racconta Renata -. Quando torniamo in Italia è come se si fosse riscattato dall’essere il ragazzo sempre solo: ora ha tantissime cose da raccontare, cose che i suoi coetanei qui non hanno mai fatto. Lui torna da imprenditore, racconta del progetto e questo cambia anche la percezione che lui ha di se stesso confrontandosi con i ragazzi di qui. Gli negherei gli amici se gli togliessi i ragazzi africani».

Il progetto di Renata e Gabriele continua ad andare avanti, passo dopo passo, in un viaggio costante tra Italia e Senegal. La rinascita di Renata con le sue madames ha portato a quella di Gabriele in Africa, in un meraviglioso percorso di amore, condivisione e scoperta. Renata continua a vendere le sue opere per finanziare il progetto africano, la sua casa in Italia è il suo showroom e il suo profilo Instagram @les_madames mostra le sue creazioni e l’evoluzione di ciò che stanno costruendo in Senegal.

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  • Patrizia Ceccarini |

    La vera speranza si accende anche per i meno fortunati!!! Grazie signora Renata!!! Bravissima!!! Un caro saluto!💖🙏

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