Solo uomini nella nuova commissione consultiva per il teatro

scritto da il 26 Gennaio 2024

Anche nell’era delle quote rosa, e di chi ancora sostiene che esse siano una forma di discriminazione nei confronti dei maschi, nessun pudore da parte delle istituzioni nel nominare delle commissioni per lo spettacolo non solo a netta prevalenza maschile, ma in un caso a totale assenza femminile.

Il 12 gennaio 2024, sul sito del Ministero della Cultura sono stati pubblicati i quattro decreti con i nominativi delle quattro commissioni di esperti che dovranno contribuire alla gestione del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (l’ex FUS). I quattro ambiti di competenza delle quattro commissioni sono teatro, musica, danza, “circhi e spettacolo viaggiante”. La funzione di queste commissioni è consultiva, i membri offrono cioè la loro valutazione rispetto agli “aspetti qualitativi dei progetti e delle iniziative afferenti alle richieste di contributo nei settori di rispettiva competenza”.

In pratica contribuiscono nel gestire il Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo, che per l’anno 2023 è pari a 420,3 milioni di euro, di cui quasi la metà va a beneficio delle fondazioni lirico-sinfoniche, (a fronte dei circa 750 milioni del Fondo Cinema e Audiovisivo).

#tuttimaschi

La nota dolente, è che nella commissione per il teatro non c’è nemmeno una donna. Prima di questa, la commissione nominata dall’allora ministro Dario Franceschini nel gennaio 2022, annoverava tra i componenti tre donne su sette. Ma c’è di più: per ogni commissione c’è una quota di nomine che giunge direttamente dal ministero, le restanti sono invece indicate dalla Conferenza unificata, della quale fanno parte Regioni, Province e Comuni. Tranne che per la commissione danza, il ministero ha nominato solo uomini. Sarà che, come osserva Unita (associazione di categoria fondata da più di 100 interpreti del teatro e dell’audiovisivo), forse la danza è ritenuta argomento più “femminile” del teatro e delle altre arti dello spettacolo.

Si potrebbe ragionare a lungo sull’età e sulla provenienza geografica delle nomine, si possono analizzare i curricula pubblicati sul sito del ministero, si possono fare osservazione sull’aspetto politico sotteso a queste nomine e su come influirà sull’operato della commissione. E si dovrebbe (si dovrà) ragionare su come questi numeri siano indice di un’enorme disparità nella rappresentanza di genere, che certamente influirà sulle scelte della commissione. Ma intanto forse va fatto anche un ragionamento a monte di questa assenza femminile (giacchè 5 donne su 28 membri è anche meno di una minoranza).

Le donne si candidano per ruoli di rilievo?

La procedura per le nomine avviene attraverso un bando per titoli, in questo caso pubblicato il 12 ottobre 2023, con scadenza a inizio novembre. Gli esperti vengono scelti tra i più “qualificati nelle materie di competenza di ciascuna delle Commissioni o tra docenti universitari o critici delle medesime materie”, a fronte della candidatura spontanea inviata al ministero.

Sappiamo che sono state complessivamente 193 le candidature pervenute quest’anno: 65 per il Teatro, 73 per la Musica, 33 per la Danza, 22 per i Circhi e lo Spettacolo Viaggiante. Quello che non sappiamo, è quante di queste candidature fossero di donne.

Da una parte abbiamo avuto l’esempio della filarmonica di New York, tradizionalmente una roccaforte maschile, in cui l’attuale predominanza femminile va associata al fatto che dal 1970 le audizioni sono democraticamente cieche, ovvero le commissioni esaminatrici non conoscono il genere della persona che suona fino alla fine dell’audizione, a giudizio emesso.

Dall’altra parte, spesso nel cammino femminile verso ruoli di potere si annidano resistenze, ritrosie, sfiducie, ambiguità, per cui le donne finiscono per autoescludersi. Cosa succederebbe se, con il prossimo avviso pubblico, la stragrande maggioranza dei curricula inviati al ministero fosse femminile? Non ci sarebbero più scuse come “non c’erano donne” o peggio “non c’erano donne sufficientemente competenti”. È una provocazione, questa, che lascia il tempo che trova. Ma è anche un invito a farsi avanti. A guardare i curricula dei prescelti. A non aspettare.

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