Certificazione parità di genere, al via i contributi nazionali per le Pmi

Un ulteriore strumento a disposizione delle aziende, questa volta dedicato alle piccole e medie, che vogliono impegnarsi concretamente nella promozione della parità di genere attraverso la certificazione. Dal 6 dicembre e fino al 28 marzo 2024 le piccole e medie imprese potranno richiedere un contributo per coprire i costi dell’assistenza tecnica e di preparazione alla certificazione (fino a 2.500 euro) e per coprire i costi della procedura di certificazione (12.500 euro), attraverso il sito dedicato del Dipartimento Pari Opportunità. A livello regionale molte si sono già mosse, per “mettere a sistema” il loro impegno sul tema, con benefici sulla cultura organizzativa e sul business.

Un’opportunità già colta a livello regionale da tante Pmi

Questi contributi si aggiungono a quelli già stanziati a livello regionale dalla Lombardia (10 milioni di euro) e la Puglia (400mila euro) per supportare le piccole e medie imprese nel processo di certificazione, che – ricordiamo – è su base volontaria e con premialità, attraverso sgravi contributivi fino a 50mila euro e punteggio aggiuntivo nei bandi pubblici. “Devo ammettere che l’idea di certificarsi è nata dal monitoraggio dei fondi del Pnrr – spiega Daniele Guerzoni, General Manager di Guerzoni Insulation Materials di Vailate, in provincia di Cremona, che ha 18 dipendenti – ma da un interesse utilitaristico ne è nato un interesse più sostanziale, di condivisione della nostra cultura aziendale, improntata all’inclusione”. “Avevamo già un codice etico e un sistema di welfare aziendale -spiega Roberto Pariani, Ceo di Laborplast, fondata dal padre nel 1958 e che oggi ha 66 dipendenti – e per noi la certificazione è stata un’occasione di mettere a sistema una cultura aziendale e una serie di impegni già presi verso i nostri collaboratori”.

Presenza femminile ai vertici, paternità e policy i Kpi più difficili

Certo, il processo di certificazione per una piccola azienda è gravoso, inutile nasconderlo. “Pensavo fosse un po’ più semplice – conferma Guerzoni -: una Pmi per quanto ben strutturata ha procedure amministrative e produttive definite, ma le policy che regolano aspetti più culturali sono spesso informali, infatti i Kpi qualitativi sono stati più complicati”. “Ad oggi nella nostra azienda – spiega il Ceo di Laborplast – non ci sono dirigenti e quadri; quindi, alcuni Kpi quantitativi sono più difficili da raggiungere. Però in pochi anni, dando spazio al merito, le donne sono passate da una a nove, e non solo in ambito amministrativo, ma anche commerciale e Hr”.

Con la certificazione, le aziende possono misurare infatti attraverso una serie di parametri quantitativi e qualitativi qual è il loro grado di maturità rispetto alla parità di genere, analizzando per esempio la percentuale di donne nei vari livelli aziendali, il divario retributivo o pay gap presente, l’utilizzo della paternità e la presenza di policy su questi temi. L’uso dei giorni di paternità obbligatoria, per esempio, è ancora un Kpi difficile da misurare, perché è all’Inps che vanno comunicati direttamente i dati e spesso in azienda non si sa chi è diventato papà. Ma nelle Pmi è più semplice: “Da noi – conferma Roberto Pariani – tutti nostri papà prendono l’obbligatoria, siamo una grande famiglia e quando c’è una nascita si sa e si festeggia”.

Un impegno che dà i suoi frutti

Un impegno – quello della certificazione – che porta però i suoi frutti “a livello reputazionale, ma anche organizzativo – conferma ancora Guerzoni – : abbiamo potuto esplicitare e condividere i nostri valori, che prima si davano quasi per scontati”. “Siamo profondamente convinti – conferma Roberto Pariani – che la parità di genere non sia solo un tema di giustizia sociale ma anche di investimento strategico per l’azienda, in termini di sostenibilità. E la certificazione è un’opportunità unica di concretizzare e misurare il proprio impegno”. E a giudicare dai dati della Regione Lombardia, 361 nuove domande da inizio anno, il triplo rispetto alle Pmi che hanno già ottenuto la certificazione in Lombardia (130), l’interesse è vivo.

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