L’Italia di Soncin: gol e unità per battere la Spagna e (anche) la retorica

scritto da il 04 Dicembre 2023

La sofferta vittoria sull’Argentina, la cinquina rimediata contro la Svezia, il Ko inopinato subìto dalle sudafricane. Cartoline amare dell’ultima Coppa del Mondo disputata dalle azzurre in Australia. Istantanee di una squadra regredita (già dal precedente Europeo…) rispetto a quella orgogliosa e volitiva apprezzata quattro anni prima in Francia, e di uno spogliatoio sgretolatosi sotto le tensioni tra diverse giocatrici e la Ct Milena Bertolini, che di lì a qualche settimana dal fallimento agli antipodi, lascerà – non senza ulteriori polemiche e contrasti – la panchina della Nazionale. Fotografie, queste, che risalgono appena alla scorsa estate, ma sembrano assumere già un (in questo caso quanto mai apprezzato) color seppia, visto il Rinascimento Azzurro che in questo autunno ci stanno regalando in Nations League le ragazze ora guidate da Andrea Soncin. E di cui il successo appena ottenuto a Pontevedra, in casa delle spagnole campionesse del mondo in carica, rappresenta solo la gemma ultima e più splendente.

I risultati

Basti infatti scorrere il cammino fatto finora dalle azzurre in quello che è a ragione considerato il girone di ferro della Nations per rendersi conto del percorso fatto sotto la nuova conduzione tecnica. Senza dimenticare (pressoché impossibile farlo, in realtà…), qualche minima informazione per definire il contesto: non solo le iberiche sono campionesse del mondo in carica, e non solo le svedesi ci presero a pallate nella fase a giorni, ma proprio queste due formazioni si affrontarono nella semifinale mondiale, vinta dalla Spagna per 2 a 1 (con un finale pirotecnico in cui le tre reti del match vennero realizzate negli ultimi dieci minuti!) e con le scandinave che alla fine conquistarono il terzo posto battendo per 2 a 0 l’Australia.

Altro particolare di “contorno”: nella Spagna milita il Pallone d’Oro 2023, Aitana Bonmatì, stella del Barcellona. Ebbene, in questo raggruppamento, le ragazze di Soncin hanno esordito vincendo in Svizzera (fanalino di coda ma che venerdì ha battuto proprio la Svezia), hanno poi perso di misura in casa con scandinave e spagnole, per poi andare a pareggiare (rimontate negli ultimi minuti) in Svezia e vincere appunto in terra iberica. E martedì a Parma, contro le elvetiche, Giacinti e compagne, se faranno meglio proprio della Svezia in trasferta in Spagna (già certa del primo posto) potranno conquistare la seconda piazza del raggruppamento, che garantisce la permanenza nella serie A della Nations, evitando lo spareggio-salvezza contro una seconda della serie B. Scenario insperato, appunto, visto le premesse e le aspettative.

Il demiurgo

Se è vero che il successo di Pontevedra è stato in minima parte favorito anche da un imbarazzante errore della panchina delle padrone di casa e della stessa Ct Tomé (doppia sostituzione nell’intervallo, ma alla ripresa del gioco e per qualche minuto le spagnole, senza rendersene conto, giocano in dieci, avendo fatto entrare in campo solo una delle due sostitute!), vanno però riconosciuti i meriti della squadra e di quell’Andrea Soncin che dopo il flop mondiale ne ha preso la guida solo dopo il vaglio lungo e tormentato di altre candidature e tra lo scetticismo generale.

Vigevanese, classe 1978, attaccante ‘di categoria’ (principalmente la B) da una decina (scarsa) di gol di media negli anni migliori della carriera (quelli con le maglie di Atalanta, Ascoli, Avellino, ma con le stagioni più positive con Sanbenedettese e Lanciano), Soncin si è seduto sulla panchina della Nazionale maggiore femminile dopo una lunga esperienza (dal 2017 in poi) nelle varie formazioni giovanili del Venezia. Un palmares che legittimava appunto più di una perplessità, che il neo-Ct ha saputo fugare ricostruendo il tessuto connettivo del gruppo, richiamando l’ex-capitana Sara Gama (volto simbolo del movimento giubilata da Bertolini proprio lungo il cammino verso il Mondiale), ricostruendo autostima e fiducia individuali e collettive. E i risultati – anzi, ancor meglio, le prestazioni – stanno dimostrando che la (nuova) strada è giusta.

Niente retorica

La parabola della “nuova” Italdonne pallonara griffata Soncin infligge pure un nuovo (e speriamo definitivo) colpo alla retorica che ancora oggi parla di specificità psicologica del calcio femminile, accennando a elementi vacui e indefiniti come presunte ipersensibilità, emotività ultra-sollecitate e via dicendo. In realtà quanto capitato alla Nazionale in nulla differisce da quanto solitamente accade nel rapporto tra un gruppo e la sua guida in qualsiasi spogliatoio al mondo, senza differenze di età, categoria e genere. Il ciclo precedente si era esaurito, portando con sé tensioni, fratture e macerie; il cambio di Ct ha portato relazioni (e di certo anche metodi e idee) diverse e nuove. Da qui prestazioni e risultati quelli sì – fortunatamente – “antichi” (o almeno in tutto e per tutto simili al recente passato). Con la speranza che questi “nuovi” gol valgano per il presente, ma soprattutto per il futuro di squadra e movimento femminile tutto.

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