Case di comunità, lo psicologo rischia di essere il grande assente

scritto da il 16 Novembre 2021

pexels-shvets-production-7176319L’esperienza della pandemia ci ha insegnato – o dovrebbe averlo fatto – l’importanza della medicina di prossimità, di servizi sanitari territoriali capillari e radicati che possono fare la differenza non solo in situazioni di emergenza ma nella vita quotidiana. In questa direzione va il progetto della creazione delle Case di comunità, allo studio del Governo e al vaglio delle Regioni. Ma c’è un’incognita importante: in una struttura che prevede la presenza di medici e infermieri al momento non è ancora prevista la presenza di uno psicologo. Una mancanza molto grave, vista la crescente richiesta di servizi di salute mentale. Ne abbiamo parlato con Laura Parolin, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia.

Laura Parolin

Laura Parolin

Nella nostra Regione – dice Parolin – c’è un problema evidente che riguarda la sanità territoriale, come la pandemia ha dimostrato. Già prima che si parlasse di Case di comunità, con le consultazioni in Regione per la riforma della legge sul sistema sociosanitario regionale, avevamo fatto la proposta di inserire le figure degli psicologi delle cure primarie, idonei a stare sul territorio e offrire servizi di prossimità. L’obiettivo è, da un lato, fare prevenzione e, dall’altro, fornire interventi precoci e tempestivi che avrebbero anche ricadute positive sul sistema specialistico, alleggerendolo notevolmente”.

Il PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è andato in questa direzione rispetto alla sanità territoriale, con le case di comunità. E per la salute mentale?

In Lombardia è prevista l’attivazione di 8 case di comunità ma, da quanto ne so, al momento non è prevista in queste strutture la figura dello psicologo. Sarebbe una occasione persa: è ovvio che è fondamentale la figura del medico generale, del medico di famiglia, ma altrettanto importante nell’ottica del lavoro di equipe di cui parliamo sempre è prevedere uno psicologo delle cure primarie, proprio per soddisfare un bisogno che vediamo crescere sempre di più, soprattutto dopo la pandemia”.

Secondo una recente metanalisi pubblicata su Lancet, i casi di ansia e depressione maggiore dopo la pandemia sono aumentati di un quarto. Come si immagina in questo contesto la figura dello psicologo delle cure primarie?

Si tratta di un primo livello di assistenza, fondamentale proprio in questo contento. Potrebbe rappresentare quel filtro necessario per accogliere le persone in stato di disagio e di bisogno per poi valutare il possibile invio – se necessario – allo specialista, esattamente come fa il medico di famiglia. Potrebbe anche, però, intervenire precocemente su quei casi che non hanno magari bisogno di cure specialistiche, ma che necessitano di un contenimento leggero, di un intervento di sostegno. Questo significherebbe anche una netta riduzione dei costi, dando già una prima risposta alla domanda di aiuto. Penso, e questo è importante, a una figura che lavori in una equipe multidisciplinare insieme alle altre figure, in un contesto di welfare di prossimità che da più parti si continua a sottolineare“.

Come mai, secondo lei, ancora una volta la salute mentale sembra non essere una priorità a livello decisionale?

Il concetto di salute. secondo la definizione dell’OMS è un concetto unitario, compreso aspetto l’psicosociale, ma troppo spesso, ancora, la salute mentale continua a essere esclusa. L’impatto della pandemia è stato forte, il bisogno di benessere psicologico è elevato e la domanda è cresciuta, è il momento di intervenire e di dare le risposte e in questo senso il PNNR apre alla possibilità di realizzare un progetto che era già sul tavolo. Non possiamo dire che in questo momento a livello istituzionale non ci sia attenzione, sento una grande sensibilità e consapevolezza politica. ma non vedo azioni concrete. ora è il momento delle risposte, che si dia un seguito effettivo in una dimensione di offerta integrata e trasversale sul territorio. La Lombardia, in questo senso, può essere capofila“.

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Ultimi commenti (1)
  • Agostino Manni |

    Guardi: i soldi del PNRR andrebbero dati direttamente alle persone che voi pretendete di “assistere”. Non agli psicologi. E se la vostra figura nelle case di comunità non è prevista un motivo ci sarà pure. P.e. vi paragonate al medico di base pur sapendo bene che con la medicina non avete nulla a che spartire. Mi ricordate un po’, in occasione di un mio ricovero ospedaliero, la suora che seguiva il codazzo del primario e dei medici veri. Quella è la vostra pseudoscienza: la cura dell’anima (psiche = anima). Ma davvero lei pensa che vi prendano sul serio? Col banchiere Draghi se lo scordi.