Il cantiere delle donne, problemi da risolvere con soluzioni concrete

scritto da il 10 Giugno 2020

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Da un aperitivo tra 3 giornaliste a una cena non più con qualche altra amica o conoscente, ma 40 donne, di diverse professioni, provenienti anche dal mondo delle arti, del commercio e dell’industria.

Tra le presenti un’imprenditrice, a cui era stato chiesto di rilevare un’azienda che stava fallendo. Lei ha preso in gestione l’impresa, ma sul più bello, quando andava a gonfie vele, ha scoperto di avere un tumore. Comunica la notizia alla sua migliore amica, che le confida anche lei di essere malata. Tra le due scatta la battuta “tu devi essere sempre più di me”, e ridono.

Da questo racconto e altre storie potenti svelate dalle donne presenti a quella cena a Padova, Micaela Faggiani, Alessia Da Canal, corrispondenti di La 7 per il Nordest, Antonella Benanzato, redattrice di Askanews, Laura Eduati, Lisa De Rossi, Silvia Pittarello, giornaliste che si occupano di comunicazione, il 18 gennaio decidono di dare vita al gruppo privato “Il cantiere delle donne” su Facebook. Il desiderio è fare rete con uno spirito di combattiva solidarietà per cambiare a piccoli passi un ambiente “ancora pensato e organizzato dagli uomini”.

“Tutte possono vantare un percorso professionale e umano di forte spessore” racconta Alessia Da Canal ad Alley Oop “Ciò che ci sorprende è che nonostante un evidente ricchezza di talento, professionalità e capacità artistiche, le donne non hanno ancora ottenuto quel riconoscimento che sarebbe dovuto per merito e bravura. Perché non arrivano mai nei posti che contano? Perché il loro stipendio è inferiore a quello che percepiscono gli uomini?”.

Il gruppo ha quasi 4000 iscritte, provenienti da tutta Italia. Possono entrare solo donne, e rimane chiuso, nonostante le richieste degli uomini. È questa la sua forza. Ognuna condivide articoli, fa conoscere le proprie attività, interessi, o semplicemente le cose che piacciono. Anime con affinità e pensieri diversi, ma obiettivi comuni.

In tempi di emergenza Covid all’interno del gruppo è esploso il problema della conciliazione tra il lavoro e la famiglia. Sulla bacheca si è creato una sorta di muro virtuale, dove tutte le donne potevano scrivere pensieri e proposte. C’è chi parlava di mascherine su misura per i bambini, lezioni all’aperto, gruppi ristretti con la baby sitter o la maestra condivisa tra più famiglie, il bonus, i congedi parentali, i nidi famiglia.

“Quando le fabbriche e diverse attività hanno riaperto, molte donne non sapevano a chi lasciare i figli. C’è chi ha dovuto scegliere un part-time oppure rinunciare al lavoro. Tra due stipendi, è quello della donna ad essere stato sacrificato. Non sapevano cosa fare, e questo è un motivo per cui alcune di loro hanno deciso di mettersi in rete. Abbiamo raccolto diverse proteste, le esigenze di diverse mamme, e portate all’attenzione del governatore del Veneto Luca Zaia”. 

Il Cantiere, dopo aver aperto una breccia a livello nazionale e internazionale, invitando a confrontarsi sul tema anche onorevoli e rappresentanti istituzionali di altri Paesi, è stata una “casa” dove appuntare, commentare e confrontarsi sulle notizie che man mano arrivavano dal mondo della scuola. E dare voce anche ai diversi appelli. L’ultimo riguarda i nidi e i centri estivi aperti lunedì 8 giugno. “Da Assonidi sono arrivate numerose segnalazioni, perché pare venga richiesto il certificato medico per poter iscrivere i bambini” spiega Alessia Da Canal, che prosegue: “Non tutti i pediatri lo fanno e la lista d’attesa, a pagamento, è di 20 giorni. Immediatamente abbiamo organizzato una diretta con il segretario dei pediatri di Vicenza, proprio per capire come i genitori dovranno muoversi. In Veneto il certificato non è richiesto e un compromesso, stabilito in diretta, è proprio una telefonata da parte del segretario dei pediatri ai centri segnalati per spiegare che il certificato in sé è inutile”.

Vale di più il patto di fiducia tra le famiglie e la scuola. Se qualcuno fa il furbo, mandando a scuola il bimbo febbricitante, rischia di fare saltare un servizio, di cui tutti hanno bisogno. Nel Cantiere sono state messe in risalto le iniziative virtuose, spesso isolate, di sindaci che ospitano comunque un ultimo giorno di scuola per salutarsi, soprattutto per i bambini di quinta elementare e terza media. La maggior parte delle donne, però, cerca di capire cosa riserverà la ripresa della scuola a settembre.

Il gruppo ha creato un tg, un telegiornale a cadenza settimanale in cui si affrontano temi di attualità, e durante il Covid, l’isolamento dei ragazzi, il bullismo in Internet, servizi legati alla sanità, come l’appuntamento con la ginecologa. Il cantiere sta sviluppando anche un sito internet, basato su un database comune, un network in cui le donne del gruppo possono stabilire delle relazioni professionali per creare occupazione al femminile.

“L’idea è di fare rete e riuscire ad aiutarsi. La battaglia è far valere gli stessi diritti, una rivoluzione del dire” conclude Alessia Da Canal Ed è anche quella espressa da una delle tante donne che cercano supporto all’interno del cantiere nelle parole: “Trovo questo gruppo stimolante, e leggere mi arricchisce sempre. Sentire di avere sempre qualcuno che ti dà una mano è un aiuto contro la solitudine”. 

Ultimi commenti (5)
  • sandra de santis |

    volevo comunicarvi che su soolecitazione dell’Anpi di Mantova, di cui faccio parte, è stata tolta l’intestazione di una via a Maletti (Debra Libanos) per darla A Tina Anselmi. Grazie all’attuale giunta e sindaco. Sandra

  • Barbara |

    Bellissimo progetto. Sono di Padova, libera professionista, separata, mamma di una ragazza quattordicenne. Grazie

  • maria rosaria Iapalucci |

    Salve , donna molisana, moglie, madre e manager in una multinazionale Americana – pronta a contribuire ad un dialogo costruttivo e propositivo per giovani donne!

  • Sabrina raimondi |

    Sono una delle poche donne che combatte in un ambito lavorativo gestito quasi esclusivamente da uomini. Mi piace l’idea di un confronto al femminile

  • Sandra |

    Ho 50 e lavoro come responsabile customer service in un’azienda dove l’uomo conta 20 volte la donna…. Amo il mio lavoro e lo faccio con passione, anche in questo periodo di Covid!