Violenza e Covid-19: Bonetti, “Pronti a reperire nuove case per accogliere le vittime”

scritto da il 23 Marzo 2020

bonetti

In tempi di coronavirus non si ferma la violenza sulle donne. Anzi il problema rischia di essere aggravato perché spesso le vittime rinchiuse in casa con il partner maltrattante, senza le possibilità che offre una vita normale di chiedere più facilmente aiuto fuori dalle mura domestiche.

Fortunatamente oltre alla violenza non si ferma neanche la lotta alla violenza contro le donne. Anche se le associazioni che se ne occupano negli ultimi giorni hanno rilevato varie criticità in più per il difficile momento che stiamo vivendo. Nei giorni scorsi D.i.Re, che rappresenta oltre 80 centri di violenza, ha scritto una lettera alla ministra per le Pari opportunità, Elena Bonetti, di mettere in campo una strategia nazionale. Sulla stessa scia l’appello di Simona Lanzoni, vicepresidente di Fondazione Pangea Onlus e coordinatrice della rete Reama che ha chiesto al governo “che venga riconosciuto il diritto delle donne vittime di violenza e maltrattamenti a uscire di casa e chiedere aiuto” anche in questo momento di emergenza. ActionAid, dal canto suo, ha invocato il rafforzamento del numero 1522, il numero anti violenza, e di altri strumenti on line.

Bonetti: “Le donne vittime di violenza possono sempre chiedere aiuto”
A queste richieste la ministra per le Pari opportunità, Elena Bonetti, risponde annunciando, tra l’altro, ad Alley Oop l’avvio della macchina, con la collaborazione del ministero dell’Interno, per reperire nuove strutture dove alloggiare le donne per la necessaria quarantena prima di essere accolte nella case rifugio. In generale, spiega la ministra, “le donne vittime di violenza devono sapere che la rete a loro sostegno c’è e continua ad operare anche durante l’emergenza del coronavirus. In qualsiasi momento possono sia chiamare il 1522 che chattare con le operatrici scaricando sul telefono la app 1522. E’ importante che una donna vittima di violenza chieda aiuto e sappia che i centri anti violenza e le case rifugio sono rimasti aperti proprio per garantirle in qualsiasi momento la via d’uscita dalla violenza e la sicurezza per sé e per i propri figli. Il messaggio deve essere chiaro: la porta per uscire dalla violenza è e rimarrà sempre aperta. E’ una sollecitudine che ho voluto rimarcare già agli inizi dell’emergenza, quando per tutelare la salute pubblica abbiamo invitato tutti a “stare a casa”. Subito ho ritenuto necessario rilanciare sui social, e in questi giorni anche in tv, la campagna istituzionale “Libera puoi”, realizzata in occasione del 25 novembre. E sotto il profilo delle misure, con la mia omologa francese Marléne Schiappa abbiamo scritto alla commissaria europea all’Uguaglianza Helena Dalli per ribadire che il contrasto alla violenza di genere è una priorità dei nostri Paesi e per conoscere in quali modo l’Unione Europea intenda intervenire concretamente nel difficile frangente dell’epidemia da covid19”.

La ministra “Prioritaria distribuzione guanti e mascherine a centri anti violenza”
Nel frattempo i centri anti violenza, spiega la ministra, “possono vedere le donne, organizzando la propria attività in base agli standard di sicurezza sanitaria individuata per tutti i servizi di carattere sociale. Questo vuol dire disporre di strumenti di protezione e di spazi adeguati”. A tal proposito Bonetti ha scritto “al Capo della Protezione Civile chiedendo di considerare una priorità la distribuzione di guanti e mascherine alla rete dei centri antiviolenza sul territorio nazionale”. Nei giorni scorsi si è inoltre confrontata con la ministra dell’Interno Lamorgese “riguardo il tema della privacy nella compilazione del modulo di autocertificazione e il reperimento di spazi di accoglienza per le donne che, per motivi sanitari, non potranno essere alloggiate insieme alle ospiti dei centri. Le donne possono recarsi nei centri antiviolenza senza per questo essere multate. E’ sufficiente che sul modulo di autocertificazione – che dovranno compilare in caso di controllo da parte delle forze dell’ordine – dichiarino che sono uscite di casa per stato di necessità”. Inoltre, annuncia Bonetti, “la ministra Lamorgese, che ha condiviso prontamente le mie stesse preoccupazioni, mi ha scritto informandomi di aver già sensibilizzato i prefetti al fine di verificare la possibilità di reperire sul territorio nuove soluzioni alloggiative che consentano di superare la grave difficoltà riscontrata. L’attenzione da parte delle istituzioni competenti al contrasto della violenza sulle donne rimane costante, anche in questi giorni tanto difficili per il Paese”.

“Erogare al più presto fondi 2019 già ripartiti”
Un capitolo a parte meritano le risorse, necessarie per la sopravvivenza dei centri. “Ho già messo a disposizione – continua Bonetti — del ministero dell’Interno risorse dal Dipartimento per le Pari Opportunità a copertura delle spese legate al reperimento delle soluzioni alloggiative straordinarie. In questo momento di emergenza si tratta però anche di fare in modo che i centri anti violenza ottengano i fondi del 2019 già ripartiti e rimasti in cassa in attesa che dalle regioni pervenga la necessaria programmazione. Sono 30 milioni, di cui 20 per le attività ordinarie dei centri e 10 per specifiche attività collaterali. Interverrò con un decreto straordinario perché sia possibile erogare questi fondi in assenza di programmazione, e per i 10 milioni destinati alle specifiche attività, alle finalità previste aggiungerò la possibilità che siano utilizzati per spese legate alla messa in sicurezza sanitaria durante l’epidemia da coronavirus. A breve convocherò la rete dei centri antiviolenza per un aggiornamento sulla situazione e sulle loro esigenze. Ma bisogna ripartire subito anche i fondi del 2020, che saranno fondamentali nella gestione del “dopo coronavirus”: ci saranno i 20 milioni alle Regioni per le attività ordinarie dei centri e, come ho annunciato nell’ultima cabina di regia, i restanti 10 milioni quest’anno saranno oggetto di un bando nazionale antiviolenza, direttamente accessibile ai centri. L’ottica è semplificare il più possibile e rendere subito utilizzabili le risorse per i centri, che fanno un lavoro straordinario sul territorio e devono essere sostenuti con sollecitudine e senza ritardi. Spero di trovare in questo il pieno accordo delle regioni. E poi c’è un lavoro culturale, quello che contrasta la violenza e valorizza i luoghi delle donne, che è responsabilità di tutti e sul quale non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia”. Già in questi giorni molti artisti, aggiunge Bonetti, “penso a Fiorella Mannoia, Paola Turci, Anna Foglietta – ci hanno aiutato a rilanciare la campagna “Libera puoi”, e grazie al loro aiuto arriverà a breve un’altra campagna. Fatta insieme, perché è insieme, come Paese, che dobbiamo dire di no alla violenza. Ed è insieme che ci riusciremo”.

Fondazione Pangea: “Serve task force che coinvolga ministeri, regioni comuni”
Le misure annunciate dalla ministra Bonetti appaiono tanto più necessarie se lasciamo parlare chi in questi giorni ha raccolto le voci delle donne strette tra la violenza e le giuste misure per il contenimento del contagio. “La solitudine delle donne – racconta Simona Lanzoni — viene ulteriormente amplificata dalla costrizione per ragione di salute e sicurezza pubblica di dover stare a casa costringendole a condividere la vita con un uomo violento: il fratello, il padre, il marito, il compagno, il nonno, chiunque esso sia. Le vie di fuga per affrontare la violenza in questi tempi sono ristrette”. “La realtà che abbiamo raccolto — prosegue – è di fatto questa: oggi ci sono donne che provano a chiamare per chiedere aiuto chiuse in bagno, mentre i figli chiedono di entrare per paura del padre. Ci sono donne che scrivono un messaggio e poi lo cancellano immediatamente per non farlo leggere al marito che controlla tutto nel cellulare e lui è onnipresente in questi giorni di COVID 19 perché non lavora. Sono più fortunate quelle che invece hanno il marito che è costretto a lavorare, caso mai in un supermercato, nei trasporti pubblici, negli ospedale. Ci sono donne che chiamano mentre lui, il maltrattante, lavora, queste sono le più fortunate!”

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Una donna che lavora nella sanità, racconta ancora la Lanzoni, “controlla tutti i turni di lavoro del marito, anche lui occupato nella sanità, per incastrare i suoi in maniera da non incontrarlo mai a casa! L’ultima volta che lo ha incrociato, qualche giorno fa, a casa l’ha riempita di botte, era notte, e lei la mattina è andata a lavoro per non rivederlo anche se il referto le dava una decina di giorni a casa” . Di fronte a tutte queste storie sarebbe auspicabile “la formazione di una task force, o gruppo d’emergenza, anche online, composto da autorità pubbliche e dalla società civile organizzata che fa parte del Tavolo tecnico sull’anti violenza, che coinvolga ministeri, regioni e comuni, per elaborare in maniera tempestiva direttive nazionali omogenee per regioni, comuni, distretti sanitari che tengano conto delle specificità territoriali, e si integrino con le attività dei ministero della giustizia e dell’interno, del lavoro, nonché della salute, sui temi della violenza sulle donne”.

Ultimi commenti (1)
  • Adele De Leo |

    Possibili aumenti di casi di violenza domestica nei confronti delle donne e
    conseguente diminuzione segnalazione agli Organi competenti
    Il Comitato Interassociativo Carta Diritti Bambina-Genova, a cui aderiscono ventuno Organismi, di fronte allo stato di
    segregazione forzata di queste ultime settimane per contenere il COVID 19, esprime forte
    preoccupazione per tutte quelle donne che subiscono violenza all’interno delle mura
    domestiche. Il fatto che dall’insorgere dell‘emergenza non siano più stati denunciati
    femminicidi o maltrattamenti non deve fare abbassare la guardia su questo fenomeno che,
    nell’attuale condizione di promiscuità e di presenza dell’uomo maltrattante in casa, trova
    terreno fertile. E’ prevedibile che in uno stato di emergenza dove le forze dell’ordine e tutte
    le altre forze a servizio del Paese sono attualmente impegnate su altri fronti, le donne
    rinuncino a denunciare, e che si aggravino quindi anche le condizioni già precarie dei figli
    costretti ad assistere inermi a dette violenze. Il nostro pensiero è rivolto innanzitutto alle
    ragazze e alle bambine, la fascia più fragile, sulla cui tutela il Comitato Interassociativo è da
    anni impegnato.
    Il Comitato chiede pertanto alle Istituzioni che vengano potenziati i servizi di assistenza alle
    donne vittime di violenza già esistenti, anche istituendo appositi centri di ascolto di supporto
    a quelli attivati per le altre evenienze.
    Comitato Interassociativo Carta Diritti Bambina-Genova
    La Coordinatrice
    Adele De Leo
    e-mail: comitatocartabambina@gmail.com