Covid-19, “la situazione è seria” anche in Germania

scritto da il 20 Marzo 2020

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Frankfurter Tor

È una situazione di estrema incertezza quella che si sta vivendo in questi giorni in Germania. Ci si sveglia la mattina nella consapevolezza che ciò che ieri era ancora valido, oggi potrebbe non esserlo già più. Sono giorni trascorsi ad aggiornare compulsivamente i live-blog dei media a tema Coronavirus, ad attendere il podcast giornaliero del virologo Christian Drosten e il report dell’Istituto Robert Koch con i numeri ufficiali dei contagi. Sono ore in cui le informazioni viaggiano veloci, si accumulano e si sorpassano, in cui rivediamo di continuo la legittimità dei nostri comportamenti, con la possibilità che quello che ieri ci sembrava sufficientemente responsabile, oggi ci appaia già troppo blando.

Ancora non si sa se anche in Germania verrà introdotta la cosiddetta “Ausgangssperre”, il divieto di uscire se non in caso di stretta necessità. Ma una cosa è ormai certa: “La situazione è seria e come tale va presa sul serio”, per dirla con le parole della cancelliera tedesca Angela Merkel, che nella serata di mercoledì 18 marzo si è rivolta ai cittadini utilizzando, per la prima volta nei suoi 15 anni di mandato, lo strumento del discorso alla nazione.

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Boxhagener Straße

La “corsa” ai ripari era iniziata con la chiusura delle istituzioni culturali statali (teatri, sale concerto, musei ecc.) per estendersi successivamente all’annullamento delle manifestazioni pubbliche con più di mille partecipanti e infine anche di quelle private. Poi è arrivata la chiusura di scuole e università, di cinema, bar, discoteche e palestre. In una conferenza stampa di venti minuti, nella serata di lunedì 16 marzo Merkel ha presentato il contenuto di un piano appena varato da Bund e Länder che prevedeva un’ulteriore stretta alle misure per far fronte all’emergenza Coronavirus.

A circa una settimana di distanza dai primi provvedimenti, è stata così disposta anche la chiusura di parchi gioco, luoghi di culto e negozi che non vendono beni di prima necessità (anche se la “prima necessità” è ancora intesa in modo alquanto morbido, come conferma per esempio la decisione di lasciare aperti parrucchieri e negozi di giardinaggio). Ai ristoranti è stato imposto un orario di servizio limitato, dalle 6 alle 18. Sono stati proibiti i viaggi turistici e gli eventi di qualsiasi genere. Ai confini del Paese sono stati introdotti controlli.

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Negozio di fiori: “Vendita solo su ordinazione. Bussare.”

Misure dunque che vanno sempre più avvicinandosi a quelle adottate dall’Italia, a cui a detta di alcuni la Germania sarebbe tuttavia arrivata con troppa titubanza. Difficile dire se la decisione di introdurre misure di contenimento soltanto in più step (come se il caso dell’Italia non ne avesse già mostrato le possibili conseguenze) sia da attribuire alla volontà di limitare i danni economici, al tentativo di non seminare il panico e/o più semplicemente a una sottovalutazione del virus, ma certo è che vi sono anche ragioni puramente strutturali.

Sebbene il federalismo sia vantaggioso per agire con prontezza ed efficacia a livello locale e sia legittimato da un’importante ragione storica (la reazione al centralismo nazionalsocialista), tale sistema impone che siano i singoli Länder (a volte addirittura i comuni o i singoli quartieri come nel caso di Berlino) a disporre l’attuazione delle linee guida stabilite dallo Stato. Che questo vincolo possa causare ritardi, lungaggini e addirittura discordanze, lo dimostra l’esempio dei parchi gioco a Berlino: dopo che il Bund ne aveva consigliato la chiusura, il Senato della capitale ha infatti deciso di discostarsi da tale raccomandazione comunicando la possibilità di tenerli aperti; più della metà dei quartieri cittadini ha tuttavia preferito attenersi alle linee guida dello Stato procedendo alla loro chiusura.

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“Noi contro il Coronavirus”, iniziativa solidale di quartiere

Secondo l’Istituto Robert Koch, ad oggi (20 marzo 2020) in Germania si contano 13.957 casi confermati di contagio da Coronavirus, di cui 3.497 soltanto in Renania Settentrionale-Vestfalia, il Land più colpito dall’epidemia dove si trova Heinsberg, che si potrebbe definire la Codogno tedesca. Il numero totale di decessi ammonta a 31. Numeri dunque ancora lontani da quelli italiani, ma il trend mostra una crescita esponenziale dei contagi con un raddoppio dei casi di infezione ogni tre giorni, a conferma del fatto che l’onda montante sta per arrivare. A sottolinearlo è stato lo stesso presidente dell’istituto Robert Koch Lothar Wieler secondo cui la Germania è “soltanto una o due settimane dietro l’Italia”. Wieler si è appellato ai cittadini affinché ognuno faccia tutto il possibile per contribuire all’appiattimento della curva mettendo in pratica le misure già introdotte. “Altrimenti tra due o tre mesi potremmo avere 10 milioni di contagi”, ha avvertito.

In una sorta di atmosfera da “quiete prima della tempesta”, come la descrivono alcune testimonianze, gli ospedali tedeschi si stanno nel frattempo attrezzando per affrontare l’emergenza, come previsto dal piano presentato da Merkel il 16 marzo. Questo piano prevede un raddoppio dei posti letto in terapia intensiva (attualmente 28.000) in poche settimane. Tuttavia non è ancora chiaro come si pensa di gestire questo potenziamento dal punto di vista del personale specializzato che in Germania scarseggiava già prima dell’emergenza Coronavirus.

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Boxhagener Platz

Nel frattempo si stanno richiamando medici dalla pensione, ma si cerca di preparare anche gli studenti di medicina. Berlino sta inoltre mettendo a punto una clinica d’emergenza con circa 1.000 posti letto per pazienti Covid-19 che dovrebbe essere pronta tra circa due settimane. Nel suo discorso alla nazione Merkel ha infatti sottolineato che sì “il sistema sanitario tedesco è eccellente, forse uno dei migliori al mondo, ma andrebbe senza dubbio in crisi se venissero ricoverati contemporaneamente molti pazienti con una grave forma di infezione da Coronavirus”.

E la “Ausgangssperre” (divieto di uscire se non in caso di stretta necessità)? È una misura che la Costituzione tedesca consente di adottare solo come ultima ratio in quanto porterebbe a una sostanziale limitazione della libertà dei cittadini. Tuttavia non è affatto da escludere che le condizioni per imporla siano presto date e che le istituzioni agiscano di conseguenza. Del resto la Baviera ha già deciso di introdurla per tre comuni; decisione cui ha presto fatto seguito anche la città di Friburgo (Baden-Württemberg). In più pare che Merkel e i presidenti dei Länder discuteranno proprio di questo nella giornata di domenica 22 marzo. Ma per ora sembra che a livello nazionale si preferisca evitare una limitazione così massiccia della libertà dei cittadini, nella speranza che gli appelli alla responsabilità individuale, gli inviti a rispettare le regole e a praticare il cosiddetto “social distancing” siano sufficienti a tenere le persone a casa e a indurle ad agire con coscienza.

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Parco giochi, Boxhagener Platz

Purtroppo negli ultimi giorni in molti hanno segnalato gruppi di persone felicemente riunite nei parchi, nei caffè, per strada a godersi il sole primaverile come se nulla fosse. E anche per questo il discorso di Merkel alla nazione è suonato come una sorta di ultimo avvertimento ai cittadini, sebbene formulato con i toni sobri e controllati che da sempre contraddistinguono lo stile comunicativo della cancelliera: “Mi rivolgo a voi con un appello: rispettate le regole che abbiamo introdotto per il prossimo periodo. Come governo verificheremo costantemente quello che si deve correggere, ma anche quello che potrebbe essere ancora necessario fare”. E ancora: “Come si evolverà questa situazione dipende in gran parte da noi. Possiamo reagire ora con forza, tutti insieme. Possiamo accettare le limitazioni e supportarci a vicenda”.

Nel suo discorso Merkel non ha dimenticato di ringraziare medici e infermieri, ma anche il personale dei supermercati “che di questi tempi sta svolgendo uno dei lavori più duri che ci siano”. Ha sottolineato che il rifornimento dei beni di prima necessità sarà sempre assicurato e quindi condannato il comportamento insensato ed egoistico di chi in questo periodo sta prendendo d’assalto gli scaffali dei negozi. Ha invitato a trovare nuovi modi per mostrare vicinanza e solidarietà e a guardare alle statistiche per quello che sono, ovvero “non numeri astratti, ma persone“. Ma per quanto le parole della cancelliera riescano a essere toccanti, umili ed equilibrate – lontane dagli inaccettabili toni marziali e patriottici cui ricorrono diverse personalità della politica di questi tempi – si teme che l’appello alla responsabilità del singolo e alla spirito solidale non basti. Se è infatti giusto e rincuorante che qualsiasi limitazione del diritto fondamentale della libertà dei cittadini venga considerata solo come ultima ratio in una democrazia e sia triste constatare che sono necessari divieti, decreti e ordinanze per supplire a un carente senso civico nella popolazione, il ritmo della diffusione dei contagi ci dice che è essenziale agire velocemente.

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Parco, Boxhagener Platz

In più c’è il cinismo del fatto che mentre si cerca di evitare una quarantena forzata per non ledere la libertà personale dei cittadini, ci sono altri diritti umani universali che vengono calpestati senza se e senza ma. A causa delle restrizioni legate al Coronavirus, questa settimana la Germania ha annunciato infatti l’immediata sospensione dell’ammissione di richiedenti asilo sul proprio territorio. In questo modo migliaia di persone vengono di fatto private del diritto di richiesta di asilo e della tutela di quei diritti umani che ne conseguono. Molti di questi migranti vivono infatti nei campi profughi ai confini dell’Europa in condizioni sanitarie disumane (nel campo di Moria su Lesbo vivono circa 20.000 persone in uno spazio previsto per 3.000). Se anche lì dovesse diffondersi l’epidemia, sarebbe una catastrofe. Ma la Germania (e l’Europa) si voltano dall’altra parte.


Un saluto dalla Germania all’Italia arriva anche via web: