Smart-working, costretti all’empatia da convenevoli forzati

scritto da il 20 Marzo 2020

empatia

Giorni di clausura forzata, giorni di Skype e di telefonate infinite, giorni in cui chi come me lavora nei servizi rivolti alle risorse umane si trova a effettuare chiamate infinite con manager che appaiono “bipolari” alternando momenti euforici a preoccupazione sociale. Il riscoprire la famiglia, il fascino del lavoro a distanza, i nuovi stili di leadership richiesti dal lavoro in remoto, la ripresa economica sono tra i temi più discussi.

Assieme a questo, c’è un’ulteriore sensazione: “ho perso la cognizione del tempo!“. Non si sa più che giorno della settimana sia e le ore non sono più scandite come nella nostra quotidianità. Sono poi cambiate le modalità di relazionarsi sul lavoro. Per chi gestisce collaboratori e per chi si interfaccia con fornitori e clienti, le giornate vengono riempite da meeting, one to one o di gruppo, che sono diventati molto più lunghi di prima. Si vive una connessione continua con chi non è più in prossimità.

Le aziende, dal canto loro, cercano di promuovere attività di gruppo tese a non lasciar sole le persone, a tenere alta la motivazione, a sostenere le relazioni interpersonali e a mantenere alto il senso di appartenenza e di Team. Per questo le “nuove riunioni a distanza” partono spesso con giri di tavola per far raccontare ai vari partecipanti; gli “smart worker ai tempi del COVID -19” si inventano caffè virtuali con i colleghi che favoriscano il ritorno figurato alla macchinetta aziendale e ad una quotidianità ormai perduta.

Il “come stai” a inizio telefonata non è più solo una formalità come una volta. I manager da smart working, ora, quando telefonano ai propri collaboratori, devono aspettarsi dopo la domanda di rito non un semplice “bene”, ma risposte molto più articolate. La distanza e la situazione di emergenza fanno sì che le persone abbiano voglia di essere ascoltate e colgano in quel “come stai?” il gancio per poter esprimere timori, emozioni, paure, debolezze.

Non che questo in ufficio non succedesse, ma in questo frangente si amplificano reazioni, sentimenti e anche modalità espressive. In ufficio le giornata sono costellate di incontri, passaggi lavorativi, pause che invece nelle giornate, che stiamo vivendo sono svanite. Quindi, soprattutto per chi si trova a casa da solo, quell’unica telefonata può rappresentare la chiave per dare un senso alla giornata.

Ma quanto i manager sono realmente abituati ad ascoltare? Quanto l’obiettivo della chiamata (una indicazione o informazione meramente lavorativa) preme nel cervello di chi chiama distogliendolo dall’ascolto?

La distanza fisica che stiamo vivendo e la tecnologia che ci permette di accorciarla generalmente mettono a nudo il possesso o meno di alcune soft skill. Perché non abbiamo più un contesto che possa nascondere eventuali mancanze: non basta, infatti, fare una chiamata virtuale per diventare un ascoltatore empatico. Se il tuo orientamento all’interlocutore è molto più basso del tuo orientamento al risultato, tenderai ad impazzire dopo due minuti che ascolti lo stato d’animo dei chi ti parla! Avevi telefonato solo con un obiettivo e ora ti trovi a “dover perdere tempo” per questioni personali altrui, che molto probabilmente non t’importano.

Non che i manager non siano consapevoli di questa criticità, tanto che molti di loro si confrontano su come riuscire a dedicare tempo alla relazione con i propri collaboratori senza però perdere di vista l’obiettivo. Ma come imparare?

Questa domanda ci pone davanti ad una riflessione: la tecnologia che utilizziamo non fa esplodere skill diverse da quelle che di solito esprimiamo. Piuttosto amplifica la forza o la debolezza di quelle che abbiamo, evidenziando, in questo caso, la capacità di ascolto e di entrare in empatia in chi la possiede, e facendo emergere le difficoltà reali in chi non la ha.

Di sicuro, il periodo offre una grande opportunità di allenamento. Riflettere sulle difficoltà comportamentali avute nella gestione dei “propri uomini e delle proprie donne”, nell’ascoltarli o nel comunicare è sicuramente il primo passo che può portare ad un miglioramento da ottenere attraverso le prossime “videocall”.

Ultimi commenti (6)
  • Jacopo Pasetti |

    Grazie dello spunto Antonia, in effetti l’uso delle Skills in ambito diversity e disability è un tema molto caldo! Se vuole lo ho ripreso in questo articolo
    https://alleyoop.ilsole24ore.com/2020/05/28/nello-sport-si-scelgono-i-talenti-perche-nelle-aziende-no/?uuid=106_5gPx7EAV

    Spero il tema possa essere di suo interesse anche in questo caso
    Jacopo Pasetti

  • Antonia Del vecchio |

    Gent.mo, riflessione molto interessante inserita poi nell’ambito in cui opero, il Disability management, assume ancora un valore maggiore.
    in queste settimane infatti ho anche io ho approfittato per fare alcune riflessioni che sto cercando di mettere insieme per andare a costruire delle linee guida da intraprendere e che desidero mettere a disposizione delle aziende affinchè possano costruire un nuovo setting di lavoro non più inteso come spazio archietettonico ma come un luogo dove al centro di esso ci sia la cura del dipendente che non passa solo attraverso un incentivo economico.

  • Jacopo Pasetti |

    Buonasera Valeria, sono sicuro che ne usciremo cambiati. La speranza è di riuscire a cambiare verso una direzione migliore della precedente, perdonando tentativi ed errori che facciamo in questo periodo e imparando da questi.
    Grazie per il suo commento.
    Jacopo Pasetti

  • Jacopo Pasetti |

    Matteo, la ringrazio per il commento e sono assolutamente interessato alla vostra indagine e al relativo articolo . Nel caso abbia piacere di condividere il tutto può contattarmi direttamente alla mail alleyoop@ilsole24ore.com o sul mio linkedin personale.
    Grazie ancora.
    Jacopo Pasetti

  • Matteo |

    Buonasera, le faccio i complimenti per aver riassunto in maniera cosi semplice il ruolo e le nuove mansioni del manager aziendale. Io e i miei colleghi abbiamo fatto una piccola indagine sullo smart working e successivamente trascritto un’articolo se le potesse interessare. Grazie dell’attenzione

  • Valeria pruzzi |

    Tutti obbligati ad andare in palestra possiamo scoprire nostri e altrui talenti ( o vulnerabilita’). Comunque vada ne usciremo cambiati