Lady Gaga, la metamorfosi naturale di una trentenne

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I trent’anni sono liberi, ribelli, fuorilegge.

«Siamo un campo di grano maturo, a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita»

Oriana Fallaci, “Se il sole muore”

Lo sa bene Stefani Germanotta, alias Lady Gaga, che nel documentario “Gaga five foot two” (è possibile guardarlo su Netflix) dice: «A trent’anni non ho più insicurezze, non mi vergogno di come sono. Mi sento molto meglio».

Guardando il docufilm, girato nel 2017, si scopre una Lady Gaga terrena, inquieta, tenera, decisa, forte e fragile insieme. Come tante ragazze. Una di noi. Una donna che vuole capire chi è veramente e ha il coraggio di rompere le aspettative che le gravitano addosso. Vuole essere se stessa, senza compromessi. Lo fa ammettendo le increspature del suo percorso, le fratture dell’anima. La sua lotta contro il dolore fisico, la solitudine della fama.

I trent’anni servono a questo. A costruire una consapevolezza, a scoprire cosa significa realmente essere donne, esplorando tutto il potere che c’è in queste parole. Quando è intervenuta all’evento “Women in Hollywood” del giornale Elle, Gaga ha pronunciato un discorso forte. Ha parlato pubblicamente della sua storia di violenza subita a diciannove da un produttore. L’ha fatto presentandosi alla serata con un tailleur pantalone oversize, un atto simbolico.

«Essendo sopravvissuta a una violenza sessuale da parte di una persona nel campo dell’intrattenimento, in quanto donna che non ha ancora il coraggio di fare il suo nome, in quanto donna che vive nel dolore cronico, in quanto donna che è stata condizionata fin da piccola a fare quello che gli uomini mi dicevano di fare, oggi ho deciso che volevo riprendermi il potere. Oggi indosso i pantaloni.

In un’epoca in cui riesco a malapena a guardare il telegiornale, e rimango sconvolta dagli uomini ingiusti, e, a dirla tutta, da alcune donne ingiuste, che governano questo Paese, ho avuto la rivelazione che dovevo essere in grado di essere me stessa, più di ogni altro momento della mia vita. Di resistere agli standard di Hollywood, qualunque questi siano. Di utilizzare quello che è veramente importante: la mia voce».

Su quel palco Lady Gaga ha dato parola a un canto ferito che non era ancora riuscita a tirare fuori.

«Evitavo l’argomento. E ho provato vergogna, una vergogna che provo ancora oggi di fronte a voi. Mi vergogno di quello che mi è successo. Passo ancora giornate in cui penso che sia colpa mia. Dopo aver raccontato quello che mi è successo con altri uomini potenti in questo settore, nessuno mi ha aiutata».

Lady Gaga non si nasconde più. Ha affrontato lo stress post traumatico che l’ha colpita, le ansie e le sue paure, ha deciso con fermezza di smettere di sentirsi inadeguata. Lo dice nel documentario: «Voglio diventare una donna. Non posso tornare indietro, ma posso portare con me il mio passato senza però esserne più schiava». La volontà di crescere e migliorare l’ha attinta dalla storia di una donna coraggiosa, la zia Joanne, la sorella artista del padre, morta a diciannove anni. Una ragazza che scriveva nelle sue poesie: “Ascolta la mia voce, non farti ingannare”.

È stato come guardarsi nel profondo. Lei ha sempre creato visioni altre, nuove. L’ha fatto sin dall’inizio della sua carriera. Con le sue provocazioni e la sua imprevedibilità. Ha scelto di essere anticonformista, una cantante e performer che ha criticato la femminilità convenzionale intesa come finzione e artificio dannoso che occulta la vera natura delle donne.

Gaga ha cercato di resistere alle pressioni e i diktat dell’industria della musica. Ha scelto i travestimenti, i vestiti armatura, i tacchi iperbolici, le parrucche, mutuando, in una forma artistica, il suo aspetto per non farsi incasellare in stereotipi in cui non si riconosceva o che, radicalmente, voleva ricombinare. «La metodologia che ho seguito è che quando volevano che fossi sexy o pop io ci infilavo sempre qualche elemento assurdo per mantenere il controllo della situazione. Come quando mi hanno chiesto di essere sexy ai Video Music Award del 2009 e cantare “Paparazzi”. Ho detto che l’avrei fatto con una performance in cui sarei morta dissanguata per ricordare a tutti cosa la fama ha fatto Marilyn Monroe».


Lady Gaga adesso ha fatto un passo in più. Ha deciso di liberarsi di orpelli e maschere, ma non ha perso la brillantezza e la bellezza della sua resistenza. «Non mi sono mai sentita abbastanza carina o intelligente o abbastanza brava come musicista. L’aspetto positivo è che prima non mi sentivo all’altezza, mentre ora sì. Ora so che valgo qualcosa». La consapevolezza delle donne a livello mondiale, il periodo storico cruciale che stiamo attraversando, ha aiutato lei e altre donne.

“Ehi ragazza, è più facile se ci aiutiamo a vicenda. Ehi ragazza, non dobbiamo fare sempre a gara. Ehi ragazza, se ti perdi sai che ci sono io” è il testo della canzone “Hey Girl” che Lady Gaga canta con Florence Welch.

Negli ultimi giorni la cantautrice di origini italiane ha preso le distanze dal cantante R.Kelly accusato di molestie e violenza da alcune donne. Gaga aveva duettato con lui nel 2013 e adesso intende rimuovere la canzone “Do What U Want” dai servizi download e streaming. Su Twitter ha scritto: «Sostengo queste donne al 1000%, le credo, so che stanno soffrendo, e sento con forza che le loro voci dovrebbero essere ascoltate e prese sul serio».

Quando ha vinto il Golden Globe per la miglior canzone originale per “Shallow” colonna sonora del film “A Star is Born”, in cui lei è protagonista, Lady Gaga ha di nuovo sottolineato: «Devo solo dire che, come donna nella musica, è davvero difficile essere presa sul serio come musicista e compositrice di canzoni» ha poi ringraziato il regista del film Bradley Cooper e gli altri uomini che l’hanno aiutata a realizzare la canzone: «Questi uomini incredibili … mi hanno sostenuto».

Io spero che ci sia un numero sempre più ampio di uomini disposti ad ascoltare la voce delle donne. Ma è doveroso ricordare anche questo. Il talento, la capacità, i risultati di una donna come Lady Gaga, una cantautrice che ha venduto oltre 30 milioni di dischi in tutto il mondo, sono suoi e basta. Deve rendere grazie solo a se stessa. I trent’anni glielo insegneranno.