Sindrome di Asperger, ecco gli spettacoli teatrali che fanno informazione

scritto da il 15 Gennaio 2019

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Il teatro non è solo intrattenimento. Può anche assolvere a una funzione educativa. Può usare la narrazione di storie per aprire finestre su mondi che altrimenti non andremmo ad esplorare. Può essere un contenitore di informazioni da approfondire e lezioni da apprendere. Il Teatro dell’Elfo, punto di riferimento non solo per il territorio milanese, quest’anno ha inserito in stagione tre spettacoli che ruotano attorno allo stesso tema: l’autismo. Chiaramente una finestra spalancata, su un argomento che ancora deve essere molto approfondito per essere liberato dai pregiudizi che vi ruotano attorno.

f1af96d3-b319-4ad0-991a-6eb3c71dc28dPer due di questi spettacoli l’Elfo è anche impegnato nella produzione: “Lo strano caso del cane uscito a mezzanotte” e “Dedalo e Icaro”, in coproduzione con Eco di Fondo. Il primo è tratto dal bestseller omonimo di Mark Haddon, e narra le vicende di un 15enne affetto da una manifestazione particolare di autismo, la sindrome di Asperger. Il secondo, in scena dal 15 gennaio al 3 febbraio, sarà parte della campagna “Mi tingo di blu”, un articolato contenitore di eventi volti alla sensibilizzazione sul tema autismo. “Il blu” spiegano dall’Elfo, “è il colore che viene scelto nel 2007 quando le Nazioni Unite decidono di istituire la giornata della consapevolezza dell’autismo. Un colore che rappresenta quello che vivono tutti i giorni i familiari: brillante come il mare in un giorno d’estate o scuro come un mare in tempesta”.

e4151453-eb9f-4ced-a1f5-3c0cb1c6cf29Il terzo spettacolo, di nuovo sulla sindrome di Asperger, è prodotto da una compagnia indipendente, TeatRing, con la collaborazione delle associazioni SemplicementeAspie, Spazio Asperger e Fondazione ARES, che si occupano di promuovere la corretta informazione sulla Sindrome e fornire sostegno alle famiglie in cui è presente. In questo spettacolo la diagnosi Asperger avviene in età adulta. Il protagonista dovrebbe sentirsene sollevato, perché questo giustificherebbe l’aver passato la vita a sentirsi un alieno, frainteso sempre da tutti quando non addirittura considerato una persona sgarbata o crudele. In realtà emerge una rabbia che sarebbe semplicistico etichettare come difficoltà di accettare la propria diversità. Diversità da cosa? La rabbia forse è più per doversi definire, catalogare, giustificare di fronte a un mondo neurotipico che lo vede come malato, mentre lui si sente perfettamente sano e funzionante. È che funziona in modo diverso, è tanto difficile da accettare?

b58cd872-7651-4ef2-beee-9d15845e42e0La sindrome di Asperger è un disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento, comparsa per la prima volta nel 1994 nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM IV), ma ancora oggi spesso non diagnosticata. Le persone con questa sindrome possono essere perfettamente inserite nei contesti sociali in cui lavorano, si sposano, fanno figli, ma chi li conosce bene sa di avere a che fare con dei comportamenti sociali ritenuti spesso bizzarri. Hanno un modo particolare di vivere l’affettività, di comprendere le emozioni proprie e altrui. Sono senz’altro più a proprio agio con la logica che con l’empatia. Nei soggetti adulti che hanno ricevuto una diagnosi tardiva la situazione si complica, perché spesso, forse come conseguenza dell’aver passato la vita a sentirsi “strani”, si riscontrano anche stati di depressione, attacchi di panico, carenza di autostima, problemi di ansia e iperattività. Il protagonista dello spettacolo però a un certo punto dice causticamente che detta così siamo tutti Asperger.

Per spiegare la differenza e tentare così di ricomporla, salgono sul palco alla fine dello spettacolo quattro persone che hanno ricevuto la diagnosi Asperger in età adulta: Stefano Verrigni, Claudio Sessini e Laura Damato di SemplicementeAspie, insieme a Roberto Mastropasqua. Con coraggio e delicatezza si espongono alle domande talvolta ingenuamente offensive di un pubblico che però è sinceramente interessato a capire. Come si cura? Dopo la diagnosi qual è la prognosi? È vero che non provate empatia? Come faccio a dire a un mio parente che secondo me è Asperger?

e7c0618f-f92d-49ae-9380-c5240adfba97Con pazienza, consapevolezza e anche tanta ironia, spiegano che non si tratta di una malattia. Quindi non c’è una guarigione. Si tratta di una neurodiversità, ovvero processi cognitivi e neurologici diversi dai cosiddetti “normali”. Spiegano che anche se c’è una fatica a comprendere e raccontare le emozioni, questo non vuol dire che non le abbiano. Spiegano, soprattutto, che l’autismo non va generalizzato, come non ci sogneremmo mai di generalizzare un tratto somatico. “Conosciuto un autistico, hai conosciuto un autistico. Non sono tutti così”, spiega Mastropasqua. E aggiunge: “Forse la terapia più efficace devono farla le persone non autistiche, affinchè imparino a riconoscere processi di pensiero diversi, emotività diverse, capire cos’è l’autismo”.

Ecco perché siamo a teatro a parlarne. Ecco cosa accade quando il teatro non è solo intrattenimento. Queste le parole della regista Marianna Esposito: “Ho fortemente voluto questo spettacolo perché credo che il teatro debba essere utile, ed essere sempre un mezzo e non un fine. Mi interessa il teatro che svolge una funzione. Sociale, politica, morale, civile. Senza rinunciare a divertire, far sorridere, fare poesia e bellezza”.

Ultimi commenti (2)
  • Letizia Giangualano |

    Salve Roberto,
    sono l’autrice dell’articolo e non posso che ringraziarla per queste precisazioni. Come comprenderà non sono e non mi pongo come un’esperta di autismo, naturale che dal suo punto di vista ci siano delle imprecisioni nelle mie parole. Volevo scrivere contro i fraintendimenti che ci sono attorno a questo tema delicato e me ne sono lasciata scappare uno: ha ragione, “affetto da” è parte di quella terminologia che dobbiamo eliminare quando parliamo di autismo. Grazie per averlo ribadito, quella sera credevo di averlo capito, invece i pregiudizi sedimentano dentro di noi anche quando pensiamo di averli stanati. Proprio per questo ho scelto di scrivere questo articolo, anche se quella sera ero venuta a teatro in veste solo di spettatrice.
    Per il secondo punto, l’articolo definisce la Sindrome di Asperger come disturbo dello spettro autistico, quindi correttamente, la citazione del DSM fa parte della storia clinica di questa sindrome. Non è scorretto, averlo citato, solo passibile di fraintendimento, ma lei ha puntualmente precisato.
    Quanto al passaggio su empatia e logica, anche qui grazie per la precisazione: lo spazio a disposizione non concede sempre di addentrarsi troppo nei concetti e ho scelto di non approfondire la distinzione tra empatia cognitiva o emotiva a favore di altri passaggi che ho ritenuto più importanti. Il concetto non è scorretto: la logica aiuta anche sul lato empatico. Ma come ho scritto nell’articolo, le emozioni vengono comunque provate.
    Spero di aver chiarito questi punti. Le assicuro in ogni caso che il tempo che ha dedicato a stare sul palco quella sera non è stato inutile, tutt’altro. Solo che c’è molto lavoro da fare, per noialtri, lo ha detto anche lei: la terapia (o rieducazione) forse devono farla i neurotipici più di tutti.
    La saluto cordialmente.
    Letizia

  • Roberto Mastropasqua |

    Buongiorno,
    l’articolo è scritto meglio di tanti altri che tocca spesso leggere ma contiene delle inesattezze e utilizza un linguaggio che non è ritenuto appropriato da molti autistici.
    “un 15enne affetto da una manifestazione particolare di autismo, la sindrome di Asperger.” L’autismo è una condizione e non una malattia, si è affetti da raffreddore, morbillo, varicella ma non da autismo, si è autistici; il passaggio dovrebbe essere scritto così “un 15enne con diagnosi di Disturbo dello Spettro autistico” oppure semplicemente “un 15 autistico”.
    Altro passaggio “La sindrome di Asperger è un disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento, comparsa per la prima volta nel 1994 nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM IV)”. La Sindrome di Asperger era una condizione che fu inserita nel DSM IV (valido fino al 2013) ma che è stata eliminata nel DSM 5 ed inserita nel Disturbo dello Spettro Autistico. La definizione di Spettro autistico non prevede di dover specificare alto o basso funzionamento, semplicemente indica un livello (su una scala di tre) di necessità di supporto per la persona.
    “Sono senz’altro più a proprio agio con la logica che con l’empatia.” Scrivere semplicemente empatia non ha valore, l’empatia è o cognitiva o emotiva. Gli autistici sono un po’ carenti nella’empatia cognitiva e hanno quindi maggiori difficoltà a mettersi nei panni degli altri, tale carenza nulla ha a che fare con la logica. Anzi, grazie alla logica si riesce spesso a imparare ad essere empatici (in senso cognitivo).
    Spero che queste indicazioni vengano accolte e si provveda a correggere il testo, altrimenti vorrebbe dire che essere stato li sul palco non è stato utile.
    Grazie, Roberto Mastropasqua