Quella volta che ho incontrato un fascista sui banchi di scuola

scritto da il 26 Febbraio 2018

sirira

Stanno girando in questi giorni delle foto degli ultimi bombardamenti in Siria. Sono foto atroci. Un trapano nello sterno, guardarle. Ce n’è una scattata in un ospedale, nel reparto maternità, con le incubatrici divelte e i neonati per terra. Piccoli uomini che lottavano come leoni per sopravvivere, uccisi dalla banalità del male. Le prime volte che prendevo in braccio mio figlio ricordo che pensavo spesso a quelle madri. Io dovevo proteggere il mio da una corrente d’aria, loro dall’eplosione di una bomba. Io mi sentivo in ansia quando a 5 giorni di vita lo portavo sulla 90 affollata del mattino. Poi pensavo a loro, quelle madri e quei padri, coi loro figli su una barca in mezzo al mare in un buio nero come la gola dell’inferno. Dico spesso che siamo fortunati. Che siamo nati dalla parte giusta del mondo. Che dobbiamo sentirci grati per questo.

Non riesco a immaginare nemmeno un motivo, neanche fra milioni di anni, per cui dovrei vedere questi genitori e questi bambini come una minaccia. A cosa esattamente? Alla mia cultura di appartenenza? Al bianco della mia pelle? Alla mia possibilità di accedere a posti di lavoro regolari? Chiariamo delle cose: la mia cultura di appartenenza non è un generico dogma di sentore cattolico italiota, anzi quella è proprio una cultura che auspico si estingua presto. Il bianco della mia pelle non è una qualità di cui mi vanto. È un fatto, come il colore dei miei occhi e dei miei capelli. Devo proteggere il colore dei miei capelli? Ma se già ce li tingiamo tutti. E il fatto che non ci siano posti di lavoro regolari per le persone come me è un problema dovuto alla classe politica che ci ha governato negli ultimi trent’anni, non credo sia responsabilità dei profughi.

Quindi io tutto il fervore anti-straniero che pervade questa campagna elettorale non solo non lo capisco, ma di fronte a queste foto lo trovo di cattivo gusto, e sudicio.
Ma davvero quella retorica può essere attrattiva per qualcuno? Io vivo in un mondo protetto, lo so. Non ho conoscenti che sostengano quelle posizioni, nemmeno tra le amicizie di Facebook. Tant’è che mi sono sorpresa quando l’altro giorno ho curiosato tra i commenti a un post della Boldrini. Ma davvero c’è gente che pensa quelle cose? Che ha il coraggio di affermarle? Con nome e cognome? Senza provare vergogna?

scuole-migliori-campania

Poi mi sono ricordata di una cosa. Un ragazzo. Di diciotto anni. In quinta superiore all’istituto tecnico. Io ero la supplente di italiano e storia. Una classe davvero bella, stimolante. Ignorantissimi, eravamo a febbraio e ancora non si era nemmeno a metà del programma ministeriale. Ma questo non era mica colpa loro, che erano dei ragazzi freschi, affiatati, allegri, spaventati dalla maturità, ma con la voglia di giocarsela meglio che potevano. In storia erano arrivati all’inizio del fascismo. Mi sono accorta subito che mentre tutti erano dichiaratamente antifascisti e schernivano quel momento storico, c’era un ragazzo, uno dei miei preferiti al primo banco, che storceva la bocca. Gli ho chiesto cosa ne pensasse, lui rispondeva vago, poi sono stata diretta:
– Sei di destra?
– No. Ma…
Eccolo, il no-ma. Sforzandomi di rimanere neutra, sinceramente interessata a quello che stavo per sentire, gli ho chiesto se avesse voglia di spiegarci la sua posizione, perché poteva tornarci utile per l’analisi di quel momento storico.
– Eh prof… venga a farsi un giro nel mio paese.
Spiega che vive in periferia. Lo racconta come se fosse ai margini della civiltà. Siamo sempre a Milano, bada. Ma lui si percepisce così. Spiega che è pieno di “brutta gente”, non specifica la provenienza geografica, bada. Dice che c’è delinquenza, che è difficile rimanere delle brave persone. Dice per forza uno diventa fascista. Dice magari ci fosse la polizia a fare il suo lavoro. Dice magari ci fosse qualcuno che mena e fa sparire sta gente. Dice:
– Secondo me ci vorrebbe una persona che prende in mano tutto e ripulisce quello schifo. Se no come fai a far funzionare un paese come quello?
È così facile, quindi. Basta mettere una persona e tutto torna a posto. Il come è una sottigliezza a cui non si può badare, la cosa importante è che “lui” aveva fatto anche cose buone. Questo pensiero attecchisce facile all’epidermide di chi è esposto, come una patina di smog.

Quel ragazzo era molto dolce, intelligente, interessato alle materie come tutti i suoi compagni. Ma quando parlava del suo quartiere c’era un’ombra nel suo sguardo, che si perdeva lontano. Mi guardava come se io non potessi capire. Non aveva nessuna fiducia nel sistema, nelle istituzioni. Solo nella violenza, per quanto desiderasse che fosse istituzionalizzata. Protetta. Giusta.

Questa è una deriva storica. Gramsci la spiegò chiaramente: “Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri”.
I mostri sono quelli che si fanno forti davanti alla fragilità di ragazzi come lui. Quelli che inneggiano all’odio. Quelli che non tremano di fronte all’idea del male a pochi passi da casa loro. Quelli che neanche si rendono conto che devono essere grati per avercela, una casa. Quelli che parlano di famiglia, nazionalità, patriottismo come di valori che abbiano ancora un senso in questo mondo che, nonostante la loro mentalità da museo, sta cambiando. Le scuole sono piene di ragazzi di origine straniera, perfettamente inseriti nella nostra società, che saranno gli adulti di domani. Pensano davvero di poter opporre resistenza a questo cambiamento? Si dimenticano che non è il più forte a sopravvivere. Ma chi si adatta meglio. L’adattamento è la più grande risorsa di cui la natura ci ha dotato per sopravvivere ai cambiamenti.

Ma loro urlano. Sbraitano. Battono i piedi. Come Zio Vanja davanti al più grande uomo scimmia del pleistocene che, per primo, scendeva dall’albero e cominciava a camminare eretto.

Ultimi commenti (2)
  • Angfl Bruno |

    Cara professoressa finita la scuola torna nella sua casa in un quartiere senza delinquenza e violenza, quel povero ragazzo torna la dove delinquenti e violenza la fanno da padroni.
    È vero il Salvini che sfrutta queste situazioni per raccattare voti aizzando contro gli immigrati è una persona non di buon esempio ma mi permetta anche tutti quelli per bene come me e lei che per nostra fortuna non stiamo in quei quartieri e ci giriamo dall’altra parte e tutto al più disprezziamo Salvini o quel grido di dolore di questo ragazzo non siamo meglio.
    Se i governi non riescono a ripulire questi quartieri da delinquenza e violenza non possiamo poi lamentarci dei Salvini.

  • antonio |

    Ma cosa c’entrano i profughi siriani con i migranti economici africani? E’ fascismo chiedere regole sull’immigrazione regolare come fanno gli altri paesi (avere dei documenti e dimostrare di avere un lavoro per potersi mantenere nello stato ospitante)?
    Senza offesa, ma è un articolo senza né capo né coda, che fa un calderone di luoghi comuni.