Elena, che ha lasciato l’Italia per avere un bambino e un lavoro

scritto da il 11 Agosto 2017

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“Quest’anno è per me un anno molto impegnativo e particolare. Poco dopo aver deciso di lasciare un lavoro che non mi soddisfaceva per cercare e aspettare qualcosa di più “adatto” a me, ho scoperto di aspettare un bambino. A 28 anni non si è troppo giovani o ingenui per avere un figlio, io credo che sia un’età “giusta”. il problema è che mi sono sentita totalmente persa all’inizio. Mi sono detta: e ora dove vado, ora chi mi prende, ho ucciso la mia carriera…
Dopo una fase iniziale di sconforto, mi sono decisa a continuare comunque la mia ricerca, perché alla fine una mamma realizzata può solamente essere una mamma migliore per il proprio bambino. Ho continuato a studiare per migliorarmi e cercare. E oggi, al quinto mese di gravidanza, ho avuto la conferma che quel posto di account manager è mio, nonostante il bambino in arrivo. E sono al settimo cielo, perché so che mio figlio avrà una mamma molto più impegnata sì, ma anche molto più realizzata. Ovviamente questo posto non è in Italia, ma in un altro Paese, ma questa è un’altra storia…”.

In questa storia non ci sono bamboccioni né donne discriminate. C’è Elena, una cittadina del nostro Paese che ha continuato a credere in se stessa e ha vinto una scommessa contro la cultura prevalente. In Italia le donne arrivano a permettersi un figlio solo verso i 35 anni e per una donna (giovane o meno) la “pancia” è un problema in più da gestire in una carriera. Elena lo sapeva, ma non si è lasciata convincere.

“Nonostante” il bambino in arrivo, ha avuto il lavoro che voleva. Ed è andata via dall’Italia, ma – ci dice lei – questa è un’altra storia.

Ultimi commenti (1)
  • anna maria |

    brava Elena! io sedici anni fa vivevo con contratti di 12 mesi, una partita iva pseudo-dipendente. Quando con raccapriccio ho scoperto di essere incinta a quasi 37 anni sono stata colta dal panico. Ho pensato “qui non c’è soluzione ma prenderò tempo”: ho iniziato a fingere di non essere incinta. Tutto ha funzionato fino al quinto mese, poi evidentemente non mi hanno rinnovato il contratto …ho comunque lavorato facendo straordinari e senza fare alcuna assenza fino a tre giorni prima del parto.
    Ma come prevedevo mi hanno lasciato a casa. Non c’era il bonus bebè e per mandare mio figlio al nido e riprendere a lavorare i primi anni non andavo neppure in pareggio….
    Ora mio figlio è quasi un uomo, una persona bella ed intelligente, la vita che è beffarda, mi ha regalato a 43 anni un altro figlio maschio, io sono una libera professionista. Economicamente non è assolutamente gratificante, ma ho costruito un qualcosa insieme ai miei figli, che mi sono stati vicini negli alti e bassi della mia professione, mi sono tuttora di sostegno, quando le scadenze sono pressanti, quando faccio fatica ad incassare i miei compensi, quando devo frequentare i corsi per la formazione professionale obbligatoria. Per fortuna sono maschi, perchè in Italia essere donna non è facile