Ddl Pillon, il Parlamento prende tempo. Dal M5S assicurano: “Si arriverà a testo equilibrato”

scritto da il 17 Settembre 2018

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Il senatore leghista Simone Pillon nell’ultima diretta Facebook ha spostato in avanti le lancette: «Chi lo sa che per Pasqua non riusciamo a regalare ai bambini le vacanze con la mamma o con il papà». Niente “dono” sotto l’albero di Natale, come credeva all’inizio. L’iter del suo disegno di legge «in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità» (testo Senato S 735) non sarà infatti così veloce: le audizioni cominceranno la prossima settimana o la prima di ottobre, ma poi bisognerà aspettare. Il disegno di legge è assegnato alla commissione Giustizia del Senato in sede redigente, un ibrido tra sede referente e sede deliberante: significa che sarà la commissione a deliberare sul testo articolo per articolo, mentre l’Assemblea interverrà soltanto per votazione finale. L’Aula, in sintesi, non potrà proporre modifiche. Per ora, però, sono altre le scadenze che l’esecutivo deve affrontare. La legge di bilancio e i decreti legge che arriveranno dal Governo, innanzitutto: ben altre priorità per il Parlamento. Che consentono di guadagnare mesi preziosi, se non altro perché il partner di maggioranza, il M5S, definisca la sua posizione, per ora quantomeno contraddittoria.

Per capire quali potrebbero essere le sorti del provvedimento nei prossimi mesi, bisogna guardare ai numeri in Parlamento. La Lega fa quadrato intorno a Pillon. Lo stesso Matteo Salvini, che è un padre separato, vuole fortemente la riforma dell’affido condiviso. Chi non mostra la stessa compattezza è il Movimento 5 Stelle. È vero che il Ddl è cofirmato da quattro senatrici e da un senatore M5S, ma il capogruppo a Palazzo Madama, Stefano Patuanelli, ha preso tempo: «Arriveremo in breve tempo a un pieno accordo sul testo e andremo avanti con determinazione». Come al solito, nel Movimento convivono anime molto diverse. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede tace. Il vicepremier Luigi Di Maio ha ben altri fronti con la Lega, a cantieri della manovra aperti. Ma c’è chi, a taccuini chiusi, non esita a definire il Ddl «una follia», chi commenta che così «si buttano decenni di diritto di famiglia». La soluzione più realista è quella che trapela dall’entourage del sottosegretario alle Pari opportunità, Vincenzo Spadafora: si sta lavorando senza sosta, in collaborazione con il ministero della Famiglia che ha la delega a infanzia e adolescenza, per migliorare il testo. «Non vogliamo distogliere l’attenzione dal dramma che vivono molti padri separati – è il ragionamento -, nell’ottica di combattere le nuove povertà che ha sempre contraddistinto il Movimento. Ma proprio per questo, e perché sappiamo che molte madri sono già a rischio povertà, ci adoperiamo perché la legge sia la più equilibrata possibile». Si ipotizza dunque un compromesso per giungere a modifiche consistenti. Una su tutte: ammorbidire la rigidità delle indicazioni per la frequentazione tra genitori e figli. Ma anche evitare ogni ambiguità nei casi di violenza.

La domanda che si pongono i critici, a maggior ragione conoscendo le posizioni del ministro leghista alla Famiglia, Lorenzo Fontana (già noto alle cronache per l’attacco al riconoscimento dei figli delle coppie gay, bloccato proprio da Spadafora come «propaganda»), è però una: l’articolato può essere migliorato in Parlamento oppure è lo stesso contratto di governo a profilare un sistema punitivo nei confronti delle donne e sbilanciato sulla valutazione degli interessi dei genitori anziché sui bisogni dei figli? Come avevamo prontamente denunciato su AlleyOop all’indomani della firma, è lo stesso contratto di governo a vincolare gli alleati a una riforma del diritto di famiglia che preveda «una rivisitazione dell’istituto dell’affidamento condiviso dei figli». «L’interesse materiale e morale del figlio minorenne – si legge – non può essere perseguito se non si realizza un autentico equilibrio tra entrambe le figure genitoriali, nel rapporto con la prole. Pertanto sarà necessario assicurare la permanenza del figlio con tempi paritari tra i genitori, rivalutando anche il mantenimento in forma diretta senza alcun automatismo circa la corresponsione di un assegno di sostentamento e valutando l’introduzione di norme volte al contrasto del grave fenomeno dell’alienazione parentale».

Avevamo commentato lo scorso maggio: «Parole che suonano come il preludio a un altro attacco alle donne». Non sapevamo che uno stuolo di avvocati e politici stesse già lavorando al testo depositato a Palazzo Madama. Nel Ddl Pillon le “valutazioni” auspicate dal contratto di governo si sono trasformate in norme. Ventiquattro articoli che puntano a una progressiva degiurisdizionalizzazione «così da rimettere al centro la famiglia e i genitori», ha spiegato lo stesso senatore durante l’illustrazione del Ddl in commissione Giustizia. I pilastri sono stati sviscerati nelle ultime settimane: l’introduzione della mediazione familiare obbligatoria di sei mesi al massimo in caso di separazioni di coppie con figli minorenni, con l’istituzione dell’albo dei mediatori e la nascita della figura del “coordinatore genitoriale” come esperto qualificato; l’obbligo di un “piano genitoriale concordato” nel caso di separazioni consensuali; la garanzia del diritto del minore alla bigenitorialità, con tempi paritetici ed eliminazione dell’assegno di mantenimento; contrasto al fenomeno (assai controverso, in verità, e spesso usato nei tribunali contro le donne da padri accusati di violenze) dell’«alienazione genitoriale».

Poiché ha la copertura del contratto di governo, è quasi impossibile che la maggioranza ceda alla richiesta di ritiro del Ddl arrivata dalle associazioni delle donne e dai centri antiviolenza, che scenderanno in piazza il 10 novembre. Ma il destino del provvedimento, oltre che dalla reazione della società civile, dipenderà anche dal confronto tra i due partner di governo.

Ultimi commenti (45)
  • Gianni Loiacono |

    Io credo che qualunque legge seria sulla separazione dovrebbe partire dalla perfetta simmetria nella posizione e prerogative di marito e moglie, se non la parte tutelata dalla legge può inevitabilmente approfittarne in modo opportunistico. Quindi nessuna differenza tra moglie e marito. Per avere una legge seria e funzionante bisogna puntare su altro.

    Il decreto Pillon è per diversi aspetti apprezzabile perché riduce le possibilità di comportamenti opportunistici da parte di chi è tutelato dalla legge, però mi sembra debole e temo inattuabile nella parte in cui prevede che siano i figli a doversi spostare da un genitore all’altro ogni due settimane. Con conseguente trasferimento continuo di molto materiale. Credo del tutto inattuabile nel caso i due coniugi vivano distante uno dall’altro. A parte la fattibilità pratica, potrebbe causare seria instabilità psicologica e sofferenza in molti ragazzi.

    La parte sbagliata mi sembra anche quella che tende a proteggere prima di tutto la proprietà dell’immobile, al punto che il proprietario avrebbe sempre il diritto di riappropriarsi dell’immobile dopo la separazione o di chiedere all’altro coniuge il pagamento di un canone di affitto. A prima vista questo può sembrare ragionevole perché con la legge odierna spesso si abusa della proprietà altrui (a volte purtroppo il coniuge non proprietario chiede la separazione per poter avere accesso esclusivo ad un immobile che non è di sua proprietà e questo è inaccettabile), però è anche vero nei termini posti dal decreto Pillon mi sembra che la cura al male rischi di essere ancora peggiore del male stesso: il coniuge proprietario può liberarsi dell’altro maltrattandolo e chiedendo la separazione, il modo che l’altro coniuge sia costretto ad andare via, anche se non ha mezzi di sostentamento ed anche se ha vissuto in quella casa (di cui non è proprietario) per decenni. Anche questo è inaccettabile. Se io ho vissuto in un immobile per molti anni e mi sono sempre comportato bene, anche se non ne sono il proprietario, di norma dovrei avere il diritto di rimanerci. Questo è implicato dalla logica del matrimonio e dalla creazione di un nucleo famigliare.

    So che il principio non esiste nella legislazione italiana, ma a mio modestissimo parere gran parte di questi problemi (forse quasi tutti) si potrebbero risolvere in modo molto semplice, cioè che (a parte il caso di colpa – tipo violenza o infedeltà, abbandono etc… – che ovviamente è da regolare in modo adeguato), la presunzione dovrebbe essere che chi sbaglia è chi chiede la separazione. Ovviamente la separazione non può essere impedita dalla legge, ma chi chiede la separazione dovrebbe assumersene le responsabilità e quindi cercare una nuova residenza e spostarsi senza poter pretendere che l’altro coniuge e i figli lascino l’immobile in cui sono residenti. Dopo di ché tutto il resto si aggiusta e si adegua a questo principio generale. In questo modo si tutela veramente la famiglia perché questa regola per molti motivi (economici, ma non solo) rappresenterebbe un forte deterrente a chiedere la separazione, che non verrebbe più chiesta per motivi futili come spesso avviene adesso, ma solo per motivi veramente gravi. Ovvio che l’aspetto economico è importante, ma si può cercare di trovare soluzioni di compromesso che limitino il più possibile i danni per tutti, soprattutto per i figli. I danni ci sono sempre, ma si cerca di metterci una pezza.

  • danilo pepe |

    salve ho 36 anni e da circa 4 mesi ho deciso di separarmi con la mia convivente per assoluta incompatibilità di carattere abbiamo un figlio magnifico di 2 anni e 1/2 ad oggi lo vedo per 6 ore a settimana divise in 2 giorni il martedì e il giovedì più una domenica alternata dalle 10 alle 20 il peggio viene quando non mi spetta la domenica !!! dal giovedì al martedì della settimana successiva io non posso vedere il mio angelo la mia ragione di vita il mio respiro il mio cuore per ben 4 giorni giorni che sembrano mesi!!!!!!! e quando lo vado a dire alla madre mi risponde che non mi spetta fregandosene altamente della sofferenza del figlio nel non vedere il padre è ovvio che sua arma per ferirmi è il piccolo !!!! detto questo la mia domanda è una , cosa fa lo stato per evitare l alienazione che questa donna esercita ogni momento nei miei e nei confronti di nostro figlio ???? cosa ancora più bella è che se ti rivolgi alle autorità oppure agendo legalmente tramite una giudiziale è ancora peggio perchè non essendoci una legge precisa la nostra sorte è soggetta a discrezioni del giudice che ti capita e soprattutto a come sta con la testa !!!!! bisogna mettere un freno a tutto questo e pillon lo sta facendo grazie senatore penso di poter parlare a nome di tutti i papà e i bambini che come me e mio figlio hanno in desiderio e il diritto di crescere insieme con amore

  • De Luca guglielmo |

    Sono un papà separato aldila’ del mio caso personale che sarebbe già’ sufficiente a chiarire in modo inequivocabile come molti padri vivono le loro storie di separazioni conflittuali, posso affermare forte di anni di sofferenza di anni di giustizia negata che la legge pillon è una legge di civiltà ‘ di speranza spero con tutto il cuore che i legislatori più che guardare manifestazioni di parte facciano in modo di tutelare chi al momento vive storie drammatiche e soprattutto i figli che hanno il diritto di avere un padre ed una madre Con uguali diritti e doveri. Grazie senatore Pillon

  • Maura |

    Bene. Cominciamo da Salvini. Come gestirà la bigenitorialità visto che ha figli da mogli diverse?
    Gli toccheranno almeno 24 notti al mese coi figli ( dodici da condividere con la moglie e dodici con la compagna). Addio governo! E noi cittadini Italiani lo pagheremo pure per non governarci per il diritto alla bigenitorialità! Altrimenti quei poveri figliuoli verranno alienati! Ma prima dovrà sottoporsi alla mediazione familiare ( vale retroattivamente la questione?) e noi cittadini a pagargli pure quella.
    Non c’è fine all’ignoranza. Perché invece non proporre almeno un ddl che preveda che chi governa abbia almeno uno straccio di laurea? D’altronde possono anche permettersi di comprarla i nostri governanti anziché millantarla magari fraudolentemente come recentemente accaduto a qualcuno dei 5S.

  • Elisa |

    E ora che la.legge dell’assegno di mantenimento cambi i soldi che mio marito dà per sua figlia servono a mantenere altre tre figlie che la.sua ex moglie ha avuto da.un altro….lui operaio lei non lavora affitto da pagar E fate 2 calcoli e si capisce dove vanno bel 450 euro che mio.marito versa…Io e.mio marito.non possiamo avere.famiglia perché non arriviamo a fine mese.perche lui mantiene un altra.famiglia….Non le.viene comprato nulla.nemmeno.il cellulare perché dice che non ha.soldi sua madre…E i soldi per la figlia????servono anche per comprare il cellulare!!!spero venga approvata presto anche per quei poveri uomini che devono dare quasi tutto lo.stipendio senza sapere.dove realmente.vanno i soldi