Parità di genere, il passo indietro: per il 59% degli italiani gli squilibri nel lavoro aumentano

E’ un vero e proprio backlash o una retromarcia sull’equità di genere quella fotografata dall’Osservatorio BeHer di Birra Peroni in collaborazione con Ipsos, alla seconda edizione. Più della metà delle persone (59%) riconosce un aumento degli squilibri nei diritti tra uomini e donne al lavoro (+5 pp rispetto al 2024), così come degli stereotipi di genere (+8 pp) . E rispetto all’obbligo di trasparenza salariale, in vigore da giugno, meno di una lavoratrice su due (39%) è convinta che funzionerà.

Passi indietro sulla parità  al lavoro

La maggioranza del campione, statisticamente rappresentativo (1200 persone), riconosce un peggioramento dei diritti di uomini e donne nel mondo del lavoro (59%) rispetto al 2024. Una situazione particolarmente sentita dalle professioniste (69%) e invece poco riconosciuta dai colleghi (49%). La maternità resta la prima causa della mancata crescita professionale femminile: ne è convinta più di una donna su due (54%),  con uno scarto significativo rispetto alla percezione dei colleghi (40%).  A penalizzarle anche la mancanza di politiche di equilibrio tra vita lavorativa e privata e il fatto di non avere le stesse opportunità dei loro colleghi uomini. Quest’ultimo dato è in aumento (+6 pp) rispetto a due anni fa, ed è ugualmente condiviso da donne (28%) e uomini (25%).

Anno nuovo, vecchi stereotipi

A due anni di distanza, l’Osservatorio rileva un ritorno a visioni più tradizionali e stereotipate dei ruoli di genere. Per esempio più di un terzo del campione (36%) – con un picco del 39% tra la Gen Z – è convinto che gli uomini siano più adatti per lavori ad alto rischio, come vigili del fuoco o poliziotti (+8 pp rispetto al 2024). E che le donne siano invece per natura “più adatte ai lavori di cura” (+7 pp), opinioni equamente condivise da donne (37%) e uomini (36%). In questo scenario, il 36% del campione non vede  “nulla di sbagliato” se in una famiglia l’uomo lavora e porta a casa i soldi e la donna si occupa dei figli, con uno scarto minimo tra le intervistate (34%) e gli intervistati (39%). Il dato allarmante è che anche i più giovani sposano le stesse convinzioni. «La Gen Z conosce il tema meglio di chiunque altro ma il dato ci dice che sapere non basta» dichiara Eva Sacchi, research director di Ipsos Doxa.

Una donna su due non ha mai chiesto un aumento

Uno stereotipo confermato dai fatti è quello che considera le donne meno propense a negoziare. Ne è convinta una persona su quattro (25%) – ma un terzo tra la GenZ (33%) – con un aumento di 5 punti percentuali rispetto a due anni fa. E in effetti in base ai dati raccolti più della metà delle professioniste (55%) non ha mai contrattato uno stipendio nella propria vita lavorativa, contro il 42% degli uomini. E se la trasparenza salariale – che entrerà in vigore anche in Italia a giugno – può rendere visibili i divari, solo il 44% crede che ridurrà davvero il divario, con le donne più scettiche (39%). Sono le più favorevoli alla norma, ma anche le meno convinte che funzionerà. È un dato che dice qualcosa di preciso sullo stato di fiducia quando si parla di parità.

BeHer è il progetto di Birra Peroni a supporto della parità di genere, con un focus sul mondo del lavoro. Oltre all’osservatorio, l’azienda ha creato una Academy e un network informativo, oltre a 20 borse di studio rivolte alle studentesse di materie STEM dell’Università La Sapienza di Roma.

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