
Restano solo 4 anni per centrare gli obiettivi dell’Agenda 2030, termine che i Paesi si sono dati per trasformare l’uguaglianza da ideale universale a realtà concreta.
Tra conflitti, crisi climatiche e incertezze legate agli sviluppi tecnologici dell’AI, il 2026 sembra essersi aperto all’insegna dell’instabilità. Eppure, guardando al 2025, le buone notizie per le donne non sono mancate: ci sono state riforme legislative cruciali, conquiste in tema di diritti delle bambine mentre lo sport femminile ha iniziato a imporsi come realtà economica rilevante. Guardare ad alcuni di questi traguardi può aiutare a trovare nuova linfa per affrontare le sfide attuali.
Diritti riproduttivi
Riavvolgiamo il nastro dei diritti partendo da una delle ultime decisioni dell’anno: a dicembre il Parlamento Europeo ha preso posizione per un aborto sicuro e accessibile. Il legislatore, sollecitato da una petizione di cittadini, ha approvato una risoluzione (non vincolante) per migliorare l’accesso in tutta Europa a questa pratica tramite la costituzione di un fondo. La palla ora è nelle mani della Commissione.
Più in generale, lungo tutto l’arco dell’anno, diversi Paesi, in Europa e non solo, hanno adottato o portato avanti riforme per migliorare l’accesso all’aborto. Le Isole Faroe, ad esempio, hanno abrogato una tra le ultime leggi più restrittive rimaste; Danimarca e Norvegia hanno esteso i termini e eliminato il consenso dei genitori per le minorenni; il Lussemburgo ha abolito il periodo di attesa obbligatorio e, insieme alla Svezia, introdurrà tutele costituzionali per l’aborto nel 2026. Nel Regno Unito, la Camera dei Comuni ha approvato un emendamento che abolisce le sanzioni penali per l’interruzione di gravidanza oltre i limiti stabiliti mentre, spostandosi in Africa, le alte corti di Nigeria – Paese dove l’aborto non sicuro causa circa 6mila morti l’anno – e Malawi hanno stabilito un importante precedente, riconoscendo il diritto a questa procedura per le donne vittime di violenza sessuale.
Violenza di genere
In Italia l’intervento più rilevante in fatto di diritti delle donne è stata l’istituzione del femminicidio come reato a sé stante, riconoscendo delle specificità, rispetto al reato di omicidio, come il movente di genere e il contesto relazionale.
Se nel 2024 il mondo ha conosciuto la storia e la battaglia di Gisèle Pelicot (donna violentata per anni dal marito e da altri uomini mentre era incosciente), nel 2025 la sua scelta coraggiosa di testimoniare pubblicamente al processo, ha innescato un cambiamento nelle legge francese. Il Senato ha così approvato una modifica al codice penale che rende il consenso delle vittime il fattore chiave che distingue un rapporto sessuale da una violenza. La Francia si è unita così alla lista delle nazioni che hanno già modificato il loro codice penale in questo senso, tra cui Canada, Svezia, Spagna e Grecia.
In Italia è in atto una marcia indietro rispetto al testo della proposta di legge approvato alla Camera, che prevedeva il consenso. Nella proposta di riformulazione del disegno di legge sulla violenza sessuale, presentata dalla senatrice leghista Giulia Bongiorno, sparisce la parola consenso – nel testo approvato alla Camera si parla di «consenso libero e attuale» a un rapporto sessuale, senza il quale scatta il reato – che era al centro dell’accordo bipartisan tra la premier Giorgia Meloni e la leader del Pd, Elly Schlein. E le pene vengono distinte: per la la violenza sessuale senza altre specificazioni, la reclusione si riduce da 4 a 10 anni, rispetto ai 6-12 anni del testo votato all’unanimità in prima lettura. Resta, invece, il range di 6-12 anni se «il fatto è commesso mediante violenza o minaccia – si legge nella proposta Bongiorno al vaglio della commissione Giustizia del Senato -, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa». Pene diminuite di non più dei 2/3 per i casi di minore gravità.
Tra i Paesi che hanno introdotto nuove misure a contrasto alla violenza di genere nel 2025 ci sono anche Brasile, Regno Unito e Moldova. La strategia Uk, ad esempio, punta soprattutto sulla prevenzione precoce e può contare su uno stanziamento di 20 milioni di sterline, in Brasile sono state potenziate le misure di protezione per le vittime di violenza di genere e inasprite le pene per gli aggressori. Il piano nazionale moldavo punta invece l’attenzione sulla violenza online, in un contesto dove il 65% delle donne dichiara di avere vissuto sulla propria pelle episodi di abusi, stalking o forme di violenza digitale.
Infanzia e istruzione
Nel 2025 i diritti dei bambini hanno registrato importanti progressi a livello globale. Uno su tutti: un migliore accesso all’istruzione che ha permesso a sempre più bambine di completare la scuola.
La scolarizzazione delle ragazze è messa a rischio da diversi fattori, tra cui lavoro minorile, sfruttamento sessuale ma, soprattutto, dai matrimoni forzati, una violazione dei diritti umani che colpisce 12 milioni di bambine nel mondo, una ogni 3 secondi. Il fenomeno mostra segnali di riduzione ma la portata resta enorme: nel solo 2025 Portogallo, Bolivia, Grenada, Burkina Faso e Kuwait hanno modificato le loro leggi per innalzare l’età minima legale per il matrimonio a 18 anni. Islamabad, capitale del Pakistan, ha approvato una legge locale che vieta i matrimoni sotto i 18 anni e introdotto pene fino a 7 anni di carcere per chi costringe un minore alle nozze. La speranza è che questa mossa possa spingere altre regioni del Paese, dove vivono oltre 19 milioni di spose bambine, a seguire l’esempio.
Tornando tra i banchi di scuola, nel 2025 gli iscritti all’istruzione terziaria nel mondo, calcola Unesco, hanno superato i 264 milioni e anche lo scorso anno le ragazze hanno sorpassato i ragazzi nei percorsi universitari, in un rapporto di 113 studentesse ogni 100 studenti. L’Italia non fa eccezione. Le donne in proporzione possiedono un livello d’istruzione più elevato degli uomini ma restano penalizzate quando accedono al mondo del lavoro.
Donne e potere
Guardando alla politica, il 2025 è stato un anno importante per la leadership femminile, sebbene non siano mancate anche le spinte in senso opposto.
Spagna e Cile hanno raggiunto la parità di genere nei loro governi e, a livello globale, la presenza di donne nei parlamenti ha raggiunto il 27% (un livello record, secondo Un Women). Tra gli altri, Messico e Giappone hanno eletto le loro prime leader donne. A marzo Netumbo Nandi-Ndaitwah ha prestato giuramento come Presidente della Namibia, diventando la prima donna Capo di stato, e nominato altre due donne, Lucia Witbooi e Saara Kuugongelwa-Amadhila, in posizioni chiave (rispettivamente vicepresidente e presidente dell’Assemblea nazionale). Alle elezioni in Irlanda di novembre 2 donne aspiranti presidenti si sono contese il ruolo (carica poi assunta da Catherine Connolly). Questi risultati hanno portato a 30 il numero di Paesi a guida femminile.
Anche nella politica americana si sono registrate delle «prime volte» importanti, nonostante la narrativa dominante tenda a enfatizzare l’immagine di «uomo forte» di Donald Trump. Alle elezioni politiche, le candidate hanno ottenuto vittorie importanti in Virginia e in New Jersey. Mentre Detroit e Miami hanno dato il benvenuto alle prime sindache della loro storia.
Svolta simbolica anche nelle istituzioni religiose oltre Manica: Sarah Mullally è stata eletta arcivescovo di Canterbury. Per la prima volta nella storia una donna ricopre la carica di massima guida spirituale della Chiesa anglicana.
Scienza e medicina
La salute delle donne, inclusa quella mestruale, è una questione che riguarda diritti, uguaglianza di genere e sviluppo sostenibile. Nella riduzione dei tassi di mortalità materna, ad esempio, il mondo ha fatto molti progressi. Questo indicatore è importante sia per lo stato di salute femminile ma anche per valutare le prestazioni di un sistema sanitario. Un rapporto Onu diffuso in occasione dello World Health Day 2025 mostra un calo globale del 40% della mortalità materna tra il 2000 e il 2023, in gran parte dovuto al miglioramento dell’accesso ai servizi sanitari essenziali. I progressi però stanno rallentando.
Passi avanti sono stati fatti anche sul fronte della medicina, sebbene le donne continuino a essere significativamente sottorappresentate negli studi clinici (con ricadute sulla qualità e l’efficacia delle cure mediche). L’Australia ha annunciato di essere sulla buona strada per diventare il primo Paese al mondo a eliminare il cancro alla cervice uterina entro il 2035, grazie a un programma basato su screening e campagne di prevenzione. Si tratta di una delle neoplasie più comuni nelle donne anche in Italia. Colpisce soprattutto le più giovani ed è correlato nella maggior parte dei casi all’infezione di Papilloma virus (sessualmente trasmissibile). Il vaccino contro l’Hpv potrebbe evitare quasi 3mila decessi all’anno causati da tumori legati all’infezione, ma nel nostro Paese solo circa la metà dei ragazzi e delle ragazze sotto i 12 anni risulta oggi adeguatamente protetta, come recentemente denunciato dall’Istituto superiore di sanità.
Quello chiuso da poco è stato anche l’anno delle esploratrici spaziali: per la prima volta nella storia della Nasa, la nuova classe di astronauti contava più donne che uomini: 6 su 10. Scelte tra 8mila candidature, queste scienziate saranno il volto delle future missioni scientifiche tra Marte e la Luna.
Sport
Il 2025 ha visto anche alcuni traguardi nello sport al femminile, che sono andati oltre i risultati in campo. A fine ottobre, su iniziativa della Fifa, è rinata la squadra di calcio femminile afghana che rappresenta ufficialmente le donne afghane rifugiate all’estero nelle competizioni internazionali. Ha continuato invece ad allenarsi in Australia la squadra del cricket femminile e, a 4 anni dopo la fuga dal loro Paese, le giocatrici hanno potuto volare in India per assistere alla Coppa del Mondo femminile e giocare alcune amichevoli.
Il 2025 è stato anche l’anno di Uefa Women’s Euro 2025 che ha stabilito un nuovo record di spettatori. Il totale finale è stato di oltre 657mila tifosi con una media complessiva che per la prima volta ha superato le 20mila persone a partita. Così, mentre lo sport femminile incontra sempre più il favore del pubblico, crescono anche i ricavi globali che, secondo McKinsey, tra il 2022 e il 2024 sono cresciuti 4,5 volte più rapidamente rispetto a quelli degli sport maschili.
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