Calcio, come sta cambiando lo sport più seguito in Italia

Undici capitoli a comporre un’ideale squadra di calcio, all’insegna delle parole d’ordine di quello che non solo sarà il football del futuro, ma che è già quello del presente: sostenibilità, stadi smart, grandi eventi, vivaio, donne e via così, con undici parole d’ordine che sono altrettanti temi ineludibili per uno sport chiamato a ripensarsi per continuare a crescere.

A schierare questa formazione, che è poi un vero schema tattico da seguire e attraverso cui agire, due interlocutori abituati in verità a stazionare soprattutto intorno al campo di gioco: Maria Luisa Colledani, collega de IlSole24Ore di cui è penna preziosa (anche) per i temi sportivi; e Michele Uva, dirigente di intensa e profonda esperienza del calcio (ma non solo) italiano ed europeo, ex vicepresidente UEFA e ora responsabile del dipartimento Sostenibilità del governo del calcio continentale.

I soldi

Dal loro incontro e dialogo nasce appunto “Soldi vs idee – come cambia il calcio fuori dal campo” (Mondadori), volume che può contare anche sull’arguta prefazione di Riccardo Cucchi, The Voice radiofonica (anche) del trionfo mondiale dell’Italia di Marcello Lippi in Germania nel 2006.

Prezioso e fecondo, il confronto tra Uva e Colledani, sotto molteplici punti di vista, a partire dal contributo che offre a smontare alcuni luoghi comuni che hanno assunto lo spessore di veri e propri miti nell’universo pallonaro contemporaneo. Il più robusto tra questi, di certo il fatto che il denaro sia tutto, e sia capace non solo di comprare il talento, ma anche garantire inevitabilmente il successo. A parte le diverse conferme che in tal senso arrivano proprio dal campo di gioco (si veda su tutti il rapporto a dir poco complesso del Paris Saint Germain con la tanto desiderata Champions League), Uva e Colledani ci ricordano invece il valore (anche e soprattutto economico) della programmazione, via maestra per mitigare i costi e aumentare i ricavi.

I nuovi stadi

Stesso canovaccio per gli stadi: che ovvio devono essere moderni, green e smart, ma soprattutto devono far parte di una strategia complessiva che sappia esaltarne proprio queste stesse caratteristiche, in termini di redditività e valorizzazione dello ‘spettacolo-calcio’.

La riflessione sulle arene postmoderne impone e chiama quella sui grandi eventi, calcistici e non solo. Significativo che il capitolo relativo mette in contrapposizione “grandi eventi vs eventi grandi”, a evidenziare proprio come ormai non siano più le dimensioni a fare il prestigio di un evento sportivo, ma la sua capacità di ottimizzare risorse e di lasciare soprattutto un’eredità fatta certo di emozioni, ma anche di un’impiantistica funzionale e ri-utilizzabile, o al limite smontabile e trasferibile altrove (si veda ad esempio quanto accaduto con alcuni stadi del recente Mondiale di Qatar2022.

Tra presente e futuro

Il libro ben rende l’idea di questi crinali lungo i quali si sta muovendo il calcio contemporaneo, in cammino tra presente e futuro. Gustoso anche il capitolo in cui il cui i moderni algoritmi si contrappongono all’occhio umano nel tentativo di cogliere e misurare il talento calcistico: un ‘X Factor’ forse impossibile da calcolare, ma che i moderni match analysts tentano almeno di fotografare attraverso statistiche sempre più individuali e precise, tanto da essere diventati figure-chiave nello staff di qualsiasi club o allenatore di alto livello.

Passato vs Futuro, sembra quindi essere la “Super Partita” che il calcio globale è impegnato a giocare, e a vincere, per evitare un clamoroso autogol che potrebbe minarne non solo la crescita, ma la stessa sopravvivenza futura. E in questa direzione, appaiono quindi davvero strategiche le scelte indicate dal nostro duo di ‘autori-tuttocampisti’, quando evidenziano il peso specifico che giovani e donne possono (anzi devono) avere nel calcio di domani, ma già a partire da oggi.

I margini di crescita in particolare del football femminile sono ancora largamente inesplorati, ma i passi che si stanno compiendo (proprio Uva, sotto la presidenza della Figc dello scomparso Carlo Tavecchio, ebbe un ruolo chiave nell’avviare la riforma del settore in Italia, accelerando il cammino verso quel professionismo entrato in vigore giusto un anno fa) vanno proprio nella direzione di una sempre più ampia e profonda valorizzazione, oltre a una sempre più decisa lotta a ogni forma di discriminazione di genere. Una delle tante buone idee contenute in questo volume. E che i soldi non potranno cancellare, ma anzi magari aiutare a realizzarle. Per il bene del nostro calcio. Del calcio di tutti.

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